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POLEMICA 23 Aprile Apr 2016 1000 23 aprile 2016

Toghe, i colleghi scaricano Davigo

Dopo il Csm, anche Cantone, Bruti Liberati e Gratteri prendono le distanze.

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Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

Piercamillo Davigo è sempre più isolato.
La doppia uscita di venerdì del neopresidente dell'Anm contro i politici «che non hanno mai smesso di rubare, hanno smesso solo di vergognarsi» e contro il governo Renzi «che aumenta le soglie di rilevanza penale e la circolazione dei contanti» ha scatenato prima la reazione del Csm che ha preso le distanze dal pm, poi quella di altre toghe eccellenti.
A partire da Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione che ha replicato al presidente dell'Anm dalle colonne del Corriere della Sera.
CANTONE: «LE MANETTE NON BASTANO». «Mani Pulite ha fallito perché le manette da sole non bastano. La fiaba della magistratura tutta buona e della politica tutta cattiva è falsa», ha dichiarato, aggiungendi: «Non sono la ruota di scorta di Renzi. Constato solo che il governo contro la corruzione si sta muovendo. Oggi è meglio che nel 1992».
Che in Italia abbiano vinto i corrotti, ha spiegato Cantone, «non è assolutamente vero. Dire che tutto è corruzione significa che niente è corruzione, e il sistema non può essere emendato. Io non accetto questo pessimismo cosmico. Mi ribello a questa visione che esclude qualsiasi ricetta».
Insomma sbaglia Davigo e sbagliano tutti coloro che sostengono che «oggi è peggio di Tangentopoli».
«È vero che Tangentopoli non sradicò la corruzione, che è continuata come un fiume carsico», ha messo in chiaro Cantone. «Ma ora vedo molte persone che vogliono provare a uscirne. E pensano che la soluzione non sia solo la repressione, che la ricetta non sia solo la stessa del 1993, che all'evidenza ha fallito».
LA CRITICA ALLA MAGISTRATURA. Il presidente dell'Anticorruzione, poi, ha segnalato «alcuni aspetti critici» nella magistratura che «molto spesso non riesce a dare risposte ai cittadini, perché è sovraccaricata di compiti non suoi. Si pensa che debba occuparsi soprattutto dei grandi temi, e un po' meno del senso di giustizia individuale».
E la corruzione? «Ci sono criticità», ha ammesso Cantone, «ma c'è uno sforzo autentico, e se ne vedranno i risultati».
È innegabile che gli ultimi scandali siano gravi, «ma se emergono è la prova che il sistema reagisce. Fino a poco fa qualche leader politico sosteneva che la corruzione non esisteva; oggi nessuno la nega. Non dico che la strada sia conclusa, sarei un folle. Ma è sbagliato non prendere atto di quel che è avvenuto, grazie al parlamento che ha votato andando oltre la maggioranza di governo».
BRUTI LIBERATI: «L'ANM NON ESCA DAL SUO RUOLO». Su Repubblica, invece, interviene nel dibattito Edomondo Bruti Liberati, ex pm capo di Milano, ex membro del Csm e per anni nell'Anm.
«Non esiste una magistratura buona contro un'Italia di cattivi, vederla così è in linea di principio sbagliato, e inoltre si scontra con la realtà», ha affermato.
Sulle nuove tensioni tra politica e magistratura, Bruti Liberati ha aggiunto che «lo scontro viene a galla quando la magistratura acquisisce nei fatti un'indipendenza e una volontà di non fermarsi di fronte ai santuari, dagli scandali Lockheed e petroli, alla strage di piazza Fontana, ma i paragoni con il passato servono a comprendere l'evoluzione, non l'oggi».
Per questo «l'essenziale per l'Anm è esprimere con chiarezza la propria opinione sui problemi della giustizia, ma altrettanto essenziale è che l'Anm non esca dal suo ruolo».
Secondo Bruti Liberati «non tocca ai magistrati affrontare 'il problema della corruzione', i magistrati si occupano di casi singoli che costituiscono reato. Non danno ricette né affrontano i problemi deontologici altrui».
GRATTERI: «NO ALLE GENERALIZZAZIONI». Nella serata di venerdì anche Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, aveva preso le distanze dalle parole di Davigo. «È una persona intelligente, preparata e brillante», ha detto durante Otto e mezzo, «ma penso che abbia sbagliato a generalizzare, bisogna sempre entrare nello specifico. Se si dice che 'sono tutti ladri', facciamo il gioco dei ladri».

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