Matteo Renzi Sfiducia 160419230758
MAMBO 25 Aprile Apr 2016 1308 25 aprile 2016

Non spetta ai giudici far cadere Renzi

I magistrati devono colpire i reati, non mandare a casa i governi.

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Il presidente Matteo Renzi al Senato, martedì 19 aprile 2016, durante il voto di sfiducia contro il suo governo.

Matteo Renzi può cascare in tanti modi e per tante buone o cattive ragioni. Non può cascare per mano giudiziaria. A meno che non vi siano prove, e prove ineccepibili preventivamente esibite. Non chiedo un salvacondotto per questo premier. Mi sono guadagnato, ai tempi, molte malevolenze per essermi schierato contro il giustizialismo che si è applicato verso 'la parte a noi avversa'. E non ho alcuna 'connessione sentimentale' con l'attuale premier.
I MAGISTRATI NON HANNO UN RUOLO SALVIFICO. Sto solo cercando di dire che la democrazia italiana va affidata alla democrazia. La magistratura e i magistrati non hanno né un ruolo né un potere salvifico. Non spetta a loro vigilare sulla Repubblica. Per questo compito vi sono assemblee elettive, governo e governi, anche le forze di sicurezza. I magistrati, uti singuli, devono colpire i reati e i rei con tempestività e con processi celeri sulla base delle leggi esistenti, non sulla base dei lori principi etici o politici o giuridici.
Svolgono una funzione servente a cui è riconosciuta una limpida autonomia in un ruolo però che non consegna alcun primato. I governi non li mandano a casa i magistrati.
NO A RUOLI DI GOVERNO. Andrebbe anche vietato che i magistrati, se non dopo un lungo tempo sabbatico, possano svolgere ruoli nelle assemblee o al governo. Sarebbe davvero civile che il magistrato che sbaglia paghi, almeno non facendo carriera, Filippo Penati ha fatto in questi giorni riflessioni dolorose. Che cosa fare allora delle intemerate di Davigo? In primo luogo va notata la quasi solitudine di Davigo, a parte la solita curva Sud manettara. In secondo luogo, bisogna aprire finalmente in Italia una discussione sulla democrazia che esca dal propagandismo e da quella specie di ideologia ultra-democratica che ha cercato di prendere il posto di tutte le altre.
So che molti pensano che, in virtù dei cambiamenti dell'assetto del potere mondiale e di quello finanziario in particolare, siamo in una fase post-democratica o persino a-democratica. Ma la storia ci insegna che nel mentre ci accingiamo a discutere di tutto ciò e a cercare soluzioni, bisogna difendere il poco o il tanto che abbiamo.
DIFENDIAMO LA DIVISIONE DEI POTERI. La cosa più importante che abbiamo, il seme della democrazia, è la divisione dei poteri. Ogni mutamento di equilibrio è una minaccia reale. Lo è una riforma istituzionale che rafforza il governo sul Parlamento facendo venir meno il compito di indirizzo e controllo. Lo è un ruolo di apparati di sicurezza che non rispondono alle istituzioni ma ad amici del premier o, peggio, a Paesi stranieri. Lo è una magistratura che vuol farsi governo ovvero controllore del governo ovvero mastino della politica. La magistratura italiana, a parte alcuni eroi eccezionali, ha avuto nelle sue fila molti magistrati validi ma anche tanti bluff, gente che non ha azzeccato un processo ma ha sfondato in tivù, giuristi alla ricerca di nuove fantasmagoriche figure di reato, corporazione chiusa alla società civile tranne quella rappresentata dai laudatores che si sono fatti impresa editoriale o associazionismo spesso vulnerabile dalla mafia.
I Davigo amministrino la giustizia, ma quando parlano, parlano da semplici cittadini come il signore della porta accanto. Niente di più, e mai 'in my name'.

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