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POLITICA 26 Aprile Apr 2016 1625 26 aprile 2016

Elezioni Serbia, stravince il partito pro-Europa

Allo schieramento del premier Vucic quasi il 50% dei seggi. Pagano le politiche pro-Ue. Avanza anche la destra con il leader ultra nazionalista Seselj.

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Il premier Aleksandar Vucic, vincitore delle elezioni parlamentari.

Il largo successo elettorale di domenica 24 aprile in Serbia del premier Aleksandar Vucic conferma la linea del governo di Belgrado a favore delle riforme, della modernizzazione e dell'integrazione europea del Paese balcanico.
Ma l'esito del voto, con l'ingresso in parlamento degli ultranazionalisti del Partito radicale serbo (Srs) di Vojislav Seselj, anti Ue e filo russo, e di un'altra coalizione di estrema destra (Dss-Dveri), fa presagire possibili problemi per il futuro governo di Vucic, che non avrà certo vita facile in parlamento.
SODDISFAZIONE A BRUXELLES. La vittoria del conservatore moderato Vucic - europeista convinto che si è guadagnato stima e rispetto nelle cancellerie europee con una chiara politica di riforme, con un'azione convinta a favore della riconciliazione e della stabilità regionale, del dialogo con Pristina e con un'apprezzata gestione della crisi dei migranti - è stata salutata a Bruxelles con evidente soddisfazione.
L'Alto rappresentante Federica Mogherini gli ha telefonato per congratularsi, il commissario all'allargamento Johannes Hahn lo aveva fatto con un tweet nella notte, dichiarazioni di grande soddisfazione sono state rilasciate da David McAllister, relatore sulla Serbia al Parlamento europeo, e Eduard Kukan, capo del gruppo parlamentare sulla Serbia all'Assemblea di Strasburgo.
INCOGNITA SUL NUOVO GOVERNO. Analisti e osservatori attendono ora di vedere quali saranno le mosse di Vucic per la formazione del nuovo governo, e le sue decisioni su possibili coalizioni più o meno ampie per dare una base la più solida possibile alla maggioranza, che l'estrema destra verosimilmente cercherà di mettere in difficoltà in tutti i modi.
Al Partito del progresso di Vucic è andato il 48,25% (nelle precedenti politiche del 2014 aveva ottenuto il 48,3%). Al secondo posto il Partito socialista (Sps) con il 13,5%, seguito dal Partito radicale serbo (Srs, estrema destra) dell'ultranazionalista Vojislav Seselj all'8,05%, che si pone come terza forza politica in Serbia.
IL RITORNO DEI NAZIONALISTI IN PARLAMENTO. Prima di questo voto, l'Srs non era rappresentato nel parlamento di Belgrado. Seselj ha dichiarato che si aspettava di più, ma che «continueremo la nostra lotta, ora anche in parlamento».
Seselj è ostile all'obiettivo di integrazione europea della Serbia e propugna al contrario un sempre maggiore avvicinamento del Paese alla Russia. Gli osservatori prevedono problemi per il governo Vucic in parlamento dopo l'entrata dei deputati di Seselj. «La situazione nel Paese è molto difficile e forse fra due anni si andrà di nuovo a elezioni anticipate», ha affermato il leader ultranazionalista, che di recente è stato assolto al tribunale dell'Aja dalle accuse di crimini di guerra.
VUCIC CHIEDE IL RICONTEGGIO. Il Partito di Vucic ha chiesto il totale riconteggio delle schede elettorali poiché sospetta gravi irregolarità avvenute nel corso dello spoglio. L'annuncio è giunto all'indomani della decisione dei partiti di opposizione di creare uno special team legale per controllare il processo di scrutinio. Lo stesso premier Vucic, in una conferenza stampa ieri a Belgrado, aveva parlato di «cose strane avvenute nella notte elettorale», dopo che tutti i leader dell'opposizione si erano recati a sorpresa nella sede della commissione elettorale per 'controllare' le operazioni di scrutinio.
DUBBI DATI DAI PRIMI RILEVAMENTI. I dubbi dell'Sns e del suo leader Vucic sono legati al fatto che il Partito del progresso serbo era dato ben al di sopra del 50% nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi da parte di istituti di ricerca indipendenti, mentre dopo l'arrivo dei capi dell'opposizione alla commissione elettorale, nel corso della notte, il trend di diversi piccoli partiti di opposizione ha cambiato repentinamente direzione, decretando il superamento della soglia di sbarramento del 5%.

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