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PROFILO 26 Aprile Apr 2016 2000 26 aprile 2016

Stefano Graziano, un Richelieu nella terra dei Casalesi

Spregiudicato e riverito. Con amicizie a rischio. Come quelle, presunte, coi clan. Chi è Stefano Graziano, presidente del Pd campano indagato. Le intercettazioni.

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Stefano Graziano.

Amato, odiato, riverito.
Ma, dentro e fuori il Partito democratico di Caserta e della Campania (di cui è stato eletto presidente nel luglio 2014), è ritenuto un personaggio verso cui in molti provano un velo di malcelato timore.
C’è chi lo definisce «il cardinal Richelieu» di «terra di lavoro», per il cinismo con cui ha chiuso spesso accordi politici spregiudicati e borderline (per esempio - sussurrano - quello con Luigi Cesaro, detto Giggino ‘a polpetta, discusso proconsole di Silvio Berlusconi in provincia di Napoli e alleato col Pd al consorzio Asi).
C’è chi lo ritiene - anche - un ambizioso (e duttile) 40enne, ex democristiano di sinistra «tutto casa e azione cattolica», nato ad Aversa ma “figlioccio” politico dell’irpino Ciriaco De Mita «da cui avrebbe appreso sottigliezze ed ermetismo».
ELETTO A SORPRESA. Graziano è, in realtà, un ingegnere civile così abile - dicono - nell’arte di «costruire ponti» assai arditi da riuscire a mettere d’accordo in Campania gli amici di Gianni Cuperlo e i renziani doc pur di farsi eleggere a sorpresa presidente del partito.
«Peccato che», aggiungono i suoi critici, «con identica, acrobatica abilità è capace di coltivare, per calcolo o convenienza, anche amicizie e contatti con personaggi tra i più svariati, alcuni dei quali forse sarebbe meglio evitare».
Le “amicizie” a rischio, appunto.
Ora, per Stefano Graziano, ex parlamentare, consigliere regionale e consigliere nel governo di Enrico Letta (poi confermato da Matteo Renzi) per l’attuazione del programma di governo, è scattata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. Il presidente del Pd è indagato, insomma.
«APPOGGI DA ZAGARIA». A puntargli il dito contro sono stati i magistrati della procura antimafia di Napoli, che hanno disposto la perquisizione nelle sue abitazioni di Teverola e di Roma nonché nella sede del suo ufficio in Regione Campania nell’ambito di un’operazione che ha prodotto nove arresti per presunti favori concessi da funzionari, imprenditori e politici (tra cui l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere) al clan dei Casalesi in cambio di mazzette.
Per i magistrati di Napoli, che si basano su alcune intercettazioni in cui altri parlano di lui e del diritto all’aiutino che si sarebbe guadagnato, Graziano avrebbe ottenuto appoggi elettorali dall’imprenditore dell’alimentazione Alessandro Zagaria (tra gli arrestati nell’operazione), che a sua volta - secondo l’accusa - sarebbe collegato al clan di camorra di Casal di Principe guidato da Michele Zagaria, suo omonimo, arrestato il 7 dicembre 2011 a Casapesenna e sopravvissuto 16 anni da latitante.

Nel ristorante “Il Tempio” erano di casa molti politici campani

L'arresto del boss di Camorra Giuseppe Setola.

Parole a vanvera o verità?
I magistrati hanno lasciato intendere di dar credito alle parole su Graziano pronunciate nelle chiacchierate intercettate al telefono.
Le indagini serviranno a chiarire appunto se tali sospetti corrispondano o no alla verità dei fatti.
Comunque sia, dalle carte giudiziarie fin qui emerse appare evidente che sarebbe proprio il rapporto che avrebbe instaurato con l’imprenditore Zagaria ad aver messo nei guai il presidente del Pd campano.
Secondo quanto si è appreso, al centro dell’intricata vicenda degli appalti pilotati in cambio di mazzette ci sarebbe la figura del cosiddetto broker in salsa casalese, cioè il 30enne Alessandro Zagaria, figlio del proprietario di un elegante ristorante (“Il Tempio”, che si trova a Casapesenna, nel Casertano) più volte citato in dichiarazioni di pentiti di camorra e in documenti giudiziari.
FONDI EUROPEI NEL MIRINO. Zagaria sarebbe - secondo l’accusa - una sorta di mediatore specializzatosi nell’agganciare con le sue maniere convincenti e suadenti sindaci, funzionari e politici di basso e alto livello allo scopo di dirottare in maniera illecita verso le casse del clan dei Casalesi gli appalti e la pioggia di fondi di provenienza europea.
Di tale materia (e degli illeciti che sottende) si sta occupando da tempo l’inchiesta giudiziaria denominata “Medea”, condotta dai magistrati antimafia di Napoli guidati dal procuratore aggiunto Francesco Borrelli, che si sta sviluppando lungo due filoni: quello cosiddetto idrico e quello legato ai grandi eventi culturali e di spettacolo.
Numerosi e di grosso calibro i personaggi fin qui coinvolti: politici regionali, ex assessori, imprenditori, faccendieri, funzionari in odor di mazzette.
Ma chi sono davvero gli Zagaria di Casapesenna? Quale ruolo specifico, secondo l’Antimafia, avrebbero svolto e svolgerebbero nell’area casertana?
TRA QUEI TAVOLI PURE SETOLA. Oltre ad Alessandro, le cronache raccontano di papà Francesco, il vero titolare del ristorante “Il Tempio” che è stato perquisito dalle forze dell’ordine, ma nelle cui sale erano di casa molti politici locali, e del fratello Salvatore, che per un periodo ha gestito il bar della facoltà di Architettura di Aversa poi chiuso d’imperio dai Nas per carenze igienico-sanitarie.
Giuseppe Spagnuolo, pentito di camorra legato all’ala stragista dei Casalesi, ha raccontato nel 2008 che fu proprio al ristorante “Il Tempio” che Giuseppe Setola, il feroce killer, decise di portare i doni (prosciutti, casse di champagne e collana d’oro) destinati al capoclan Michele Zagaria, che però li rifiutò.
«L'UOMO CHE DIRIGE È MICHELE». Nella trascrizione di un colloquio tra il medico ed ex sindaco di Grazzanise Enrico Parente e la moglie riportata in un articolo firmato dalla giornalista e parlamentare del Pd Rosaria Capacchione nel maggio 2012 si legge di quel che accadrebbe al ristorante “Il Tempio” di Zagari: «La mamma fa finta di non sapere... tutte le donne di camorra fanno finta di non sapere... là quello che dirige le file è il marito del cugino di primo grado... il famoso cugino Michele (Zagaria, ndr)».

I presunti tentativi di Graziano: piegare il Pd senza passare dalle Primarie

Stefano Graziano tra il segretario regionale del Pd Assunta Tartaglione e il candidato Andrea Cozzolino in una foto del 2015.

Ambiguità, quantomeno.
E zone d’ombra.
Compito dei magistrati sarà di appurare se e quanto il presidente Pd Graziano abbia avuto contatti (e di quale tipo) con esponenti provenienti da questi ambienti così ad alto rischio.
IL DISCUSSO VELARDI. Ma, al di là dell’esito delle indagini e della (doverosa) presunzione di innocenza, resta al centro dell’attenzione la complessa figura politica dell’ex ragazzo dell’Azione cattolica poi diventato presidente del Pd in Campania: a Caserta e dintorni c’è infatti chi ritiene che lui - da buon Richelieu della politica locale - sia il regista della candidatura (a sorpresa) a sindaco di Marcianise di Antonello Velardi, giornalista e redattore capo centrale del quotidiano di Napoli Il Mattino, e che stia facendo di tutto (tra polemiche e mormorii) per imporlo al partito senza far ricorso alle Primarie, così come - secondo i suoi detrattori - avrebbe già provato a fare ad Aversa.
Maldicenze? Gossip di provincia? Invidie di periferia?
OMBRE SUI SUOI UOMINI. Può darsi, ma nel 2013 ha suscitato discussioni irrisolte il fatto che i due esponenti della commissione provinciale di garanzia del Pd, Spinosa e Ventrone, che si ribellarono alle deliberazioni sul tesseramento sancite dalla presidente della commissione Rosaria Capacchione (la giornalista casertana che vive sotto scorta per le minacce di camorra subìte da parte del clan dei Casalesi) facessero entrambi parte della corrente di cui Stefano Graziano è il capo.
Solo una coincidenza? Può darsi.
Ma la commissione di garanzia, in una nota ufficiale, ha denunciato in quella circostanza di aver subìto «pressioni affinché assumesse decisioni che spettano alla segreteria politica del Pd di Caserta» e che «tali pressioni stanno minando la credibilità del Pd».
In tal senso, la commissione presieduta dalla Capacchione ha spedito la nota alla commissione nazionale di garanzia, riservandosi «ogni azione volta a tutelare l’onorabilità dei suoi componenti».


Twitter @enzociaccio

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