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INCHIESTA 27 Aprile Apr 2016 1712 27 aprile 2016

Camorra, i flop della Dda di Napoli

Dal caso Vittorio Pisani fino all'inchiesta Medea: le sviste della Dda di Napoli. Che ora indaga su Graziano. Alla base la fragilità dell'aggravante camorristica.

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Stefano Graziano.

L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli sui presunti rapporti tra il Pd e il clan dei Casalesi spaventa il governo di Matteo Renzi, alle prese con le polemiche del nuovo numero uno dell'Anm Piercamillo Davigo, ma allo stesso tempo crea qualche malumore tra toghe e investigatori, tra le procure di Napoli e Santa Maria Capua Vetere.
È una storia di lunga data: già nel 2015 ci fu il caso del mezzo flop dell'inchiesta Medea, con il tribunale del Riesame di Napoli che scarcerò l'ex sindaco di Caserta Pino Del Gaudio a luglio con conferma della Cassazione a dicembre dopo un ricorso della Dda.
IL RIESAME CONTRO DDA E INTERCETTAZIONI. In sostanza mancavano le prove, non supportate dalle intercettazioni. E il caso era analogo perché si parlava ancora una volta di aziende vicine al boss Michele Zagaria, appalti, tangenti e presunti favori elettorali.
Ma i giudici della VIII sezione del tribunale napoletano bacchettarono gli investigatori sull'utilizzo delle intercettazioni nella richiesta di custodia cautelare, «dove spesso si assiste ad una interposizione delle note dell’autore dell’ordinanza e all’attribuzione di frasi a persone che non compaiono nel discorso ma alle quali le frasi vengono ricondotte». Anche in questo caso Stefano Graziano, già consulente del governo, presidente del Pd campano e consigliere regionale, è sotto inchiesta per associazione di stampo camorristico proprio per un'intercettazione tra due altri indagati.
DALL'INCHIESTA MEDEA AL CASO DE CEGLIE. Del resto Medea non è stata l'unica inchiesta a creare problemi e polemiche, perché a finire nel tritacarne della Dda ci fu nel 2011 Vittorio Pisani, ex capo della squadra mobile di Napoli, accusato di favoreggiamento nei confronti della camorra ma poi assolto con formula piena dopo quattro anni.
E, infine, da non dimenticare è il caso del giudice Donato Ceglie, ora sostituto procuratore a Bari, già procuratore a Santa Maria Capua Vetere, ospite in convegni di Legambiente e di Libera, tra i protagonisti nella lotta ai responsabili della Terra dei fuochi: è indagato per abuso d'ufficio a Roma, ma in alcune intercettazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano emersero i suoi sfoghi proprio contro la Dda e persino contro il responsabile Anac Raffaele Cantone.

La fragilità del'articolo 7 per aggravante camorristica

Giuseppe Borrelli.

In sostanza, tra procure e investigatori c'è una guerra sotterranea di lunghi coltelli, tanto che in Medea è stato iscritto a registro pure un carabiniere che avrebbe passato informazioni agli indagati.
E in ambienti giudiziari si consiglia alla fine di aspettare «il Riesame, perché finché la Dda raccoglie elementi a carico di boss e affiliati le cose funzionano, ma non appena si va sui colletti bianchi a volte fanno cilecca, perché spesso si fa rientrare sotto Dda ciò che Dda non è. E spesso cade l'aggravante dell'articolo 7».
Tesi che portano avanti le difese.
IL RUOLO DI ALESSANDRO ZAGARIA. Su Graziano, il nome forte insieme con altri politici dem, pende appunto questo reato su cui i pm coordinati dall’aggiunto Giuseppe Borrelli sono arrivati tramite le intercettazioni dei carabinieri di Caserta.
Tutto ruota intorno ad Alessandro Zagaria, viveur della zone, ristoratore e secondo gli inquirenti anello di congiunzione tra il clan e gli amministratori pubblici, tra cui Biagio Maria Di Muro, figlio di Nicola, storico politico della Dc, già arrestato nel 1993 dopo una latitanza a Santo Domingo.
È in un'intercettazione tra Zagaria e Di Muro che salta fuori il nome di Graziano, da favorire per la campagna elettorale alle Regionali.
GRAZIANO RIFERIMENTO POLITICO DEI CASALESI? Secondo la Dda di Napoli, Graziano «ha chiesto e ottenuto appoggi elettorali con specifico riferimento alle ultime consultazioni per le elezioni del consiglio regionale della Campania. L'appoggio elettorale è stato richiesto e ottenuto in rapporto sinallagmatico con l'impegno da parte del politico di porsi come stabile punto di riferimento politico ed amministrativo dell'organizzazione camorristica denominata clan dei Casalesi, fazione Zagaria».
Di Muro non è l'unico sindaco del casertano a essere finito in carcere negli ultimi tempi. Prima di lui ci fu appunto Del Gaudio nell'inchiesta Medea. Quell'indagine, che dovrebbe arrivare a breve a giudizio, travolse pure il parlamentare del Popolo della Libertà Italo Carlo Sarro e l'ex parlamentare dell'Udeur Tommaso Barbato.
Ma dopo gli arresti del 14 luglio, i giudici della VIII sezione del tribunale del Riesame di Napoli motivarono l’annullamento dell’ordinanza parlando di tesi «suggestiva», dove appunto mancavano le prove. E smontarono pezzo per pezzo il quadro accusatorio del pool antimafia. Vedremo se questa volta andrà diversamente.

Twitter @ARoldering

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