Renzi Sfiducia 160419184423
MAMBO 27 Aprile Apr 2016 1100 27 aprile 2016

Pd stretto tra questione morale e falsi riformismi

Il partito, schiacciato da Renzi, ha perso la bussola. Così allontana ancora gli elettori.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la discussione delle due mozioni di sfiducia contro il suo governo al Senato, 19 aprile 2016.

Boh! Quello che abbiamo letto sui quotidiani, che riportano pagine di intercettazione e di valutazioni di magistrati attorno alla colpevolezza di Stefano Graziano, è davvero troppo poco per far parlare di una Gomorra del Pd.
Paradossalmente mi auguro che i magistrati siano stati parchi nell'informare gli amici giornalisti. Paradossalmente mi auguro che dopo verranno esibite prove schiaccianti.
Ora però, sulla base di quel che gli stessi inquirenti fanno filtrare, è troppo poco per mettere alla gogna l'ex presidente del Partito democratico campano. Non lo conosco.
VERSO UNA NUOVA QUESTIONE MORALE. Ho letto testimonianze a sua discolpa di giornalisti che lo hanno conosciuto, ho visto che il suo partito lo ha già buttato via come uno straccio vecchio, il mondo che vive nel mito dell'infallibilità di Davigo applaude a braccia levate.
Io dico: aspettiamo. Può darsi che sia un ulteriore caso di connubio fra politica e criminalità. Può darsi che sia l'ennesima cazzata giustizialista. Comunque vada a finire il Pd deve porsi un problema gigantesco. La questione morale lo investe direttamente, come capitò nel passato ad altri soggetti politici, e il sospetto di un assedio giudiziario non fa venir meno la certezza che in molti settori del partito si sia abbassata la guardia sulla legalità.
Intendiamoci, non è questione solo della gestione Renzi. È però questione di un partito privo di auto-controlli, in cui si fa carriera per fedeltà e per feudi elettorali, che non ha valori da rispettare se non l'amore o l'odio per il capo. Il protagonismo dei leader, condizione della politica moderna che viene dall'antichità, non giustifica l'involuzione. Questa è causata da due fattori principali. L'assenza di una ragione storica per cui nasce e vive un partito e un modo di organizzarlo che rende gli iscritti disincentivati, fan o spettatori, ma mai protagonisti perché non c'è' tempo da perdere.
La ragione storica del Pd, ci è stato spiegato, è la fusione di tutti i riformismi. Il riformismo è una metodologia, per esempio contrapposto al rivoluzionarismo, non è il contenuto della politica. Quest'ultimo è l'indirizzo del cambiamento sociale talché si può essere riformisti di destra o di sinistra.
LO SCONTRO RIFORMISTI-CONSERVATORI È UNA TRUFFA. La stupidaggine di rappresentare lo scontro odierno come contrapposizione fra riformisti e conservatori è una truffa morale. Può essere riformista anche la destra, ispirata al suo modo di vedere.
Qual è il riformismo della sinistra che vuol guidare il Paese e seleziona su queste basi anche una classe dirigente? Su questo punto i guru di Renzi balbettano.
Faccio un esempio: la riforma elettorale che sarà sottoposta a referendum semplifica il sistema istituzionale o lo rende più democratico? Il sì e il no dipendono da questa risposta.
Ragionamento analogo vale per il partito. Perché Tizio e non Caio? Se il loro orientamento è talmente indifferente da poter stare in fazioni diverse o persino contrapposte, il partito che li ospita è un partito fallito.
Renzi sa che c'è una grande questione morale tra i dem e deve capire che si alimenta anche perché il Pd, soprattutto il suo Pd, è diventato questa baracca.
Con lui contro il giustizialismo, contro di lui per l'indifferenza morale e l'idea del partito pigliatutto.

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