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PROGETTI 27 Aprile Apr 2016 1100 27 aprile 2016

Roma, Berlusconi verso un ticket Bertolaso-Marchini

Forza Italia pensa a una lista civica con l'ex Protezione civile. Che appoggi Alfio. Mentre nel partito cresce la diga anti-Lega. Le manovre nella Capitale e oltre.

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Alfio Marchini e Silvio Berlusconi.

Nonostante le dichiarazioni di facciata rilasciate da Silvio Berlusconi a supporto di Guido Bertolsaso, la partita sul candidato sindaco forzista a Roma è tutt’altro che conclusa. Anzi.
È un segreto di Pulcinella l’esistenza di un accordo tra il leader di Forza Italia e il candidato civico Alfio Marchini.
Una simpatia nata da tempo, ma mai tradotta concretamente in una nomina ufficiale a causa delle fazioni belligeranti che gravitano intorno a Berlusconi, più decise a scannarsi per la sopravvivenza che a ragionare per il bene dei romani.
Tuttavia è nella tempesta che si vede il capitano migliore.
SCAMBIO DI CORTESIE. Tra l'altro non sono passate inosservate le parole di stima reciproca intercorse tra i due “rivali” moderati.
Se Bertolaso accarezza il “Ronn Moss dell’Urbe” sostenendo che «Marchini è più simile a me. Io e lui siamo come Totti e Spalletti», il rivale rilancia melenso: «Grazie Guido, hai a cuore Roma».
Insomma, le prove d’intesa, sempre più evidenti, nascondono un progetto politico più serio, e ampio, teso a superare anche il traguardo delle Amministrative 2016.
Berlusconi vuole scardinare l’asse tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Cominciando dalla Capitale.
PRONTA UNA LISTA CIVICA. Lo scenario, in una situazione fluida e incerta, potrebbe essere questo.
Una lista civica legata a Bertolaso, con lui a capo, a sostegno di Marchini. Obiettivo: azzerare le polemiche, o, almeno, anestetizzarle e una partita verso il ballottaggio che potrebbe regalare sorprese.
Certo, non è esclusa nemmeno la cristallizzazione dello “status quo” nel caso in cui a prevalere fossero “i tiratori per la giacchetta” professionisti, vicini a Berlusconi, e cerchi magici.
Più interessati a rompere che non a costruire.
SENTINELLE SOSPETTOSE. La diaspora di donne e uomini dal partito, iniziata con la nascita del Nuovo centrodestra e proseguita nel tempo verso Raffaele Fitto, prima, e Denis Verdini, poi, ha reso più voraci e sospettose le poche sentinelle rimaste a guardia del fu Impero berlusconiano.

Tajani contro la deriva estremista a Nord

Da sinistra Antonio Tajani, Elisabetta Gardini, Silvio Berlusconi, Giovanni Toti e Raffaele Fitto.

Qualche esempio?
Antonio Tajani, futuro presidente del parlamento europeo e termometro politico degli umori del movimento a Roma, non sottoscriverà mai la deriva estremista suggerita da alcuni “esponenti” azzurri (nordisti).
Un concetto, peraltro, ripreso senza fraintendimento alcuno dallo stesso Berlusconi sulle pagine de il Giornale.
L’orizzonte è rappresentato dai moderati riuniti sotto la bandiera del Partito popolare europeo (Ppe), non di coloro che, vuoi per scelta politica, oppure per opportunismo, gravitano nella galassia lepenista.
Il messaggio è chiaro: all’interno del Ppe Forza Italia deve tornare ad avere un ruolo centrale.
ARGINE A DESTRA. L’aggregazione dei moderati avrà questa opportunità solo se capace di marginalizzare lo sfondamento a destra della coalizione.
Dovesse risultare impossibile questo intendimento potrebbero cambiare i compagni di viaggio.
La stessa Lara Comi, ambiziosa parlamentare europea, sta lavorando (sottotraccia) a un progetto diga in chiave anti-leghista.
TOTI VUOLE LA GUIDA. Il governatore ligure Giovanni Toti si applica, invece, come un novello Cicerone. Pro domo sua.
Dopo la nascita della fondazione il consigliere politico dell’ex premier pensa in grande.
Vorrebbe essere lui la prossima guida del centrodestra. Motivo per cui anche Paolo Romani, ultimamente un po’ emarginato, ne segue i passi con attenzione.
Senza dimenticare la già citata Comi e il pugliese Raffaele Fitto, uscito dal partito ma bramoso di guidarne gli elettori.

Se Salvini appoggia la Raggi, cambiano le prospettive per il 2018

Berlusconi, Meloni e Salvini.

Insomma, la lotta personale verso la sopravvivenza è iniziata e non sarà indolore.
Per fortuna, la politica vive una congiuntura d’interessante semplificazione.
Tutto ciò impedisce di ospitare alla tavola degli accordi e delle alleanze commensali eccessivamente ingordi, ricattatori di posizioni e prebende.
Le elezioni amministrative del 2016, infatti, andranno ponderate non solo sulla semplicistica (e spesso strumentale) analisi dei dati statistici, ma soprattutto rispetto alle future prospettive politiche che traguardano il 2018.
Cosa sarà della coalizione di centrodestra se, come annunciato da Matteo Salvini, la Lega Nord dovesse realmente appoggiare, a Roma, Virginia Raggi del Movimento 5 stelle e non eventualmente un candidato alleato?
Avrà ricadute anche a Milano?
SI SPERA IN PARISI. Al momento a Forza Italia conviene temporeggiare e contenere le perdite, puntando con decisione sulla vittoria (non impossibile) di Stefano Parisi sotto il Duomo.
La politica è un cielo in tempesta. Amministrative e futuro referendum costituzionale di ottobre 2016 potrebbero travolgere tutto, oppure riportare serenità nella perenne lotta tra raggruppamenti “per” e raggruppamenti “contro”.
Forza Italia, per sintetizzare, è “per” la causa europeista, ma “contro” le riforme costituzionali.
VERDINI DECISIVO. Una matassa non facile da sbrogliare. Per riportare la barra al (grande) centro risulterà indispensabile la figura di Denis Verdini che, consapevole del ruolo, non ha mai interrotto l’opera di astuto tessitore iniziata con il Patto del Nazareno.
All’ombra del partito della Nazione. Così lontano, così vicino.


Twitter @_MagliaNera_

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