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MAMBO 28 Aprile Apr 2016 1055 28 aprile 2016

Davigo e quell'invadenza che inizia a essere grave

Il magistrato apre al dialogo col governo. Dandosi poteri che non ha. Ingiustificabile.

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Piercamillo Davigo.

Nessuno lo dice, ma la dichiarazione di Piercamillo Davigo e della Giunta dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) di essere pronti al dialogo con governo e parlamento è di una gravità istituzionale eccezionale.
Pensate se il capo della polizia o il comandante generale dei carabinieri dicessero la stessa cosa.
Parleremmo di frasi golpiste.
Né vale il fatto che la Costituzione garantisce l'autonomia della magistratura.
Autonomia non vuol dire potere separato e contrapposto, ma svolgimento, nell'ambito della legge, della propria funzione senza dover subire le pressioni esterne, chiunque le eserciti.
TOGHE SOTTOMESSE ALLA LEGGE. La magistratura applica, interpretandola, la legge, ma ne è sottomessa.
Può con le sue decisione allargare o ristringere il campo di azione della legge, però non è creatrice di leggi, attività e poteri che spettano alle assemblee elettive e al governo.
Non a caso le une sono frutto del voto popolare e l'altro del voto del parlamento.
Davigo ha fatto solo un concorso! Troppo poco per il potere che reclama!
L'idea che il parlamento e l'esecutivo siano interlocutori nelle proprie funzioni di un soggetto terzo che ne può condizionare i poteri riconosciuti dalla Costituzione è la più grave ferita democratica che il Paese debba sopportare.
Neppure la corruzione estesa giustifica questo allargamento mostruoso dei poteri della magistratura e del suo sindacato.
DOPO GLI EROI, SOLO MEDIOCRI. Il fatto che ci siano stati magistrati eroi, ma dopo di loro solo funzionari mediocri e auto-referenziali, non dà alla magistratura alcun potere in più.
E non voglio neppure prendere in considerazione l'enorme numero di inchieste fallite con gravi danni ai presunti colpevoli, né lo squallore di magistrati che hanno utilizzato le manette per la carriera politica.
Il tema è uno solo: o in Italia nasce una forza, moralmente ineccepibile, che sappia autorevolmente parlare un linguaggio istituzionale così costringendo tutti gli altri soggetti ad analogo comportamento virtuoso, oppure questo è un Paese pronto alla guerra civile.
Stupisce che i sostenitori del ''no'' al referendum costituzionale di ottobre 2016, che hanno buone ragioni nella loro bisaccia, non sentano il dovere di dire che la Costituzione formale e materiale deve essere difesa anche dall'invadenza di chi si appropria di spazi che non sono suoi.
DAVIGO SI FACCIA ELEGGERE. Davigo se vuol trattare col governo e parlamento si faccia eleggere, se vuole contestare una legge ricorra alla Corte o la applichi secondo la propria sensibilità, ma non può aprire o chiudere 'dialoghi'.
È un concetto che non esiste. Forse in un Paese latino-americano di un tempo avrebbe potuto fare così, in una Repubblica democratica no. Purtroppo non c'è nessuno che glielo dice.

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