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TERRORISMO 28 Aprile Apr 2016 0915 28 aprile 2016

Isis in Italia, la galassia delle cellule jihadiste

Arrestati sei presunti terroristi tra Lombardia e Piemonte. Ma la manovalanza del Califfo è sparsa a macchia di leopardo nel nostro Paese. E la rete cresce.

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Attenzione, l’Isis si propaga in Europa e anche l’Italia ha cellule clandestine con elementi simili ai terroristi di Parigi e Bruxelles, ammoniscono i vertici dell’intelligence americana.
Finora gli Usa consideravano il nostro territorio, che secondo il ministero dell'interno ha 13 mila obiettivi a rischio attentati, tra i più controllati in Europa. I nostri servizi segreti e le forze dell’ordine, dicevano, funzionavano bene.
L'ALLERTA USA. Poi alla vigilia dell’estradizione dal Belgio alla Francia di quella che è considerata la mente delle stragi dell’Isis in Europa, Salah Abdeslam, il capo della National intelligence Usa James R. Clapper ha indicato «Gran Bretagna, Germania e Italia» come luoghi per la pianificazione di attacchi terroristici, «una preoccupazione nostra e degli alleati europei».
La minaccia c’è, gli ufficiali del controterrorismo di Clapper in Europa hanno raccolto informazioni da molteplici fonti.
Non a caso il Dipartimento di Stato americano ha sconsigliato ai cittadini americani di viaggiare nel Vecchio continente, equiparandolo alle aree calde.
CELLULE SPARSE. Come in Francia, in Gran Bretagna è attiva una rete diffusa e in parte fuori controllo di imam radicali salafiti.
Germania e l’Italia sono due Paesi finora risparmiati dalle stragi, anche del 2001.
Tuttavia sono sede di transito e di soggiorno degli attentatori delle cellule belghe e parigine e di loro fiancheggiatori.
Soprattutto nel Nord Italia sono state identificate e smantellate alcune ramificate cellule jihadiste. E nella mattina del 28 aprile tra Lombardia e Piemonte Dia e Ros hanno arrestato sei persone indagate per il reato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Maxi operazioni in Lombardia, Piemonte e nell'Alto adige

Salah Abdeslam.

Esiste un corridoio, attivissimo sul web, dai Balcani verso la Francia e il Nord Europa che fisicamente tocca in particolar modo le regioni itlaiane di frontiera come il Veneto, l’Alto Adige e il Piemonte, e città lombarde ad alta densità di immigrati come Brescia e l'hinterland milanese.
È qui che spesso si incontrano e si saldano i soggetti più deviati delle comunità maghrebine e dei Balcani (i due principali bacini di extracomunitari, anche tra i più integrati, nel Paese). E qui si costituiscono cellule, collegate con estremisti islamici mobili e sparsi in Italia, che fungono anche da base di transito e di protezione dei sodali radicalizzati all’estero.
L'ULIMA OPERAZIONE. Tra gli arrestati, il 28 aprile, nell'ultima operazione antiterrorismo (congiunta Ros-Digos) c'è una coppia residente nella provincia brianzola di Lecco pronta a partire per la jihad nei territori di guerra, portando con sè i due figli di 2 e 4 anni.
Per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale, è stato fermato anche un altro marocchino di 23 anni che viveva in provincia di Varese, fratello di un foreign fighter espulso dall'Italia nel 2015.
Altri due coniugi nel Lecchese (marocchino lui, italiana lei) loro amici, risultano in Siria dal gennaio 2015, ricercati, la sorella di lui arrestata a Verbania: il gruppo si scambiava messaggi dal Califfato e progettavano attentati in Italia.
ALBANIA-BRESCIA-TORINO. Non si tratta della prima azione di questo genere nel nostro Paese.
Nel Torinese, per esempio, un anno fa scattò una maxi retata antiterrorismo, partita da un’indagine della procura di Brescia e sfociata nell’arresto di un marocchino e un albanese in Piemonte, di un marocchino ex combattente dell'Isis nella cittadina lombarda, di un altro albanese in Albania, e infine in diverse perquisizioni in tutta Italia.
Gli appartenenti alla rete erano in continuo contatto web e telefonico con i jihadisti in Siria e con le reti di reclutamento europee. I fermati erano incensurati e non si atteggiavano da estremisti islamici: non davano nell’occhio ma muovevano molte fila, fuori e dentro il Paese.
RETI TRANSNAZIONALI. Molto spesso le inchieste sull’Isis e su altri gruppi terroristici coinvolgono più procure italiane e non di rado - nonostante l’ostracismo sulle banche dati delle Difese dei Paesi Ue - inquirenti stranieri.
La maggiore è del novembre 2015, alla vigilia delle stragi di Parigi: un’operazione transazionale dalla Finlandia alle Alpi, con la quale fu sradicata un’organizzazione internazionale, accusata di pianificare attentati anche in Italia.
Tra la 20ina di arrestati, anche gli “italiani Eldin Hodza, kosovaro già foreign fighter in Siria e il capo-cellula Abdul Rahman Nauroz, di nazionalità dichiarata curdo-irachena, entrambi residenti da anni a Merano. E infine l’iracheno Ibrahim Jamal di Bolzano, che si faceva chiamare Hitler.

Dal Belgio alla Siria protetti dai complici in Italia

Ibrahim El Bakraoui, kamikaze a Bruxelles, era stato arrestato dalla Turchia e poi rilasciato in Olanda, su indicazione del Belgio.

I fermi in Alto Adige sono stati eclatanti, perché Nauroz godeva di un sussidio statale da perseguitato dall’Isis e ai vicini di casa regalava il Corano in tedesco.
Viveva in un appartamento pagato dal Comune dove in realtà il giovane indottrinava alla jihad numerosi combattenti del Califfato e trafficava armi dalla frontiera: soprattutto quella con l'Austria, un varco trafficato anche dai jihadisti di Molenbeek e dai loro complici.
Da lì Abdeslam ha raggiunto più volte dall’Italia per andare in Turchia e poi in Siria.
Il superterrorista in manette ha poi percorso tutta l'Italia in auto andando e tornando in traghetto dalla Grecia: da Bari, il 6 agosto scorso Abdeslam arrivava a Padova ed risulta essere rimasto in Nord Italia fino al 10. Nel 2015 anche il suo amico Khalid Bakraoui, tra i kamikaze delle stragi di Bruxelles era - in libertà vigilata - transitato dagli aeroporti di Treviso e Venezia verso Atene.
MOLENBEEK-ITALIA-IRAQ. In quei mesi agli scali di Orio al Serio (Bergamo), Treviso e Ciampino venivano intercettati e fermati altri giovani siriani con passaporti falsi e destinazioni sospette come Malta.
Il via vai lascia intuire una rete di agganci fidati dei jihadisti belgi in Italia, che Digos e Ros stanno ora cercando di ricostruire.
Dopo le stragi di Bruxelles del 22 marzo, a Gießen, in Germania, è stato anche arrestato il marocchino Mohammed Lahlaou, in Italia tra il 2007 e il 2014, che aveva vissuto soprattutto nel Bresciano.
Contatti che sono prevalenti ma non si esauriscono al Nord Italia: oltre che in Turchia e nei Balcani, i passaporti falsi vengono acquistati dai jihadisti anche dalla camorra Campania: in provincia di Salerno è stato arrestato l’algerino Mustafà el Melik, sospetto falsario di al Bakraoui.
CELLULE ROMANE E SARDE. A Roma a marzo è stata smantellata una cellula di due macedoni e un tunisino ex combattente in Iraq. Un anno fa l’inchiesta bresciana nel Torinese coinvolse anche le questure di Como e Massa Carrara e dalla Spezia risultano essere partiti nel 2015 due jihadisti albanesi per la Siria.
Nelle file di al Qaeda però, come i 18 pachistani arrestati in tutta Italia, sempre un anno fa, da una maxi inchiesta partita da una perquisizione al porto di Olbia: del gruppo era anche un imam della Provincia di Bergamo.
La rete finanziava attentati in Pakistan e il traffico di migranti dall’Afghanistan e dal Pakistan all’Italia. Il processo si è aperto a Sassari.

Twitter @BarbaraCiolli

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