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PERSONAGGIO 29 Aprile Apr 2016 1152 29 aprile 2016

Gianluca Corrado, il rottamatore delle 'tavole' del M5s

Uno vale uno? Superato. Decide l'eletto, non solo la Rete. Contano le competenze. Così il candidato milanese Corrado cambia le regole. «Parola d'ordine elasticità».

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Gianluca Corrado.

Il Movimento 5 stelle «non esiste più così come era tre o quattro anni fa»; «siamo maturati».
In questa ottica l'era dell'«onestà! onestà! onestà!», ha fatto il suo tempo. Resta importante, certo. Ma ora è «il momento delle competenze».
Parola di Gianluca Corrado, candidato sindaco a Milano, che durante un incontro organizzato giovedì 28 aprile dall'Associazione Forme della Politica ha spiegato, oltre al programma pentastellato, pure e tra le righe la sua idea di Movimento. Sua e di Luigi Di Maio.
FONDAZIONE CASALEGGIO? OTTIMO». Movimento nel quale adesso c'è spazio, per esempio, per le fondazioni.
«Ottima idea quella di Casaleggio», ha commentato. «La fondazione sarà trasparente a partire dai bilanci». E poi l'affondo: così «alcuni giornalisti la smetteranno di stressare con questa storia della Casaleggio».
Anche il regolamento imposto dallo staff ai candidati di Roma, secondo il quale per le decisioni strategiche rilevanti è necessaria la supervisione di non meglio precisati 'garanti' del Movimento e che aveva fatto storcere il naso a più di un attivista, lo convince al 100% «è giusto, perché a Roma ci sono infiltrazioni criminali». Mentre a Milano no evidentemente. Almeno secondo Corrado.
MILANO NON È ROMA. Nella città «che non se la beve», per citare il rap della campagna elettorale stellata, «c'è corruzione, giro di denaro, voto di scambio», per questo «il M5s non sfonda», almeno per ora.
Ma nessuno qui ha mai proposto regolamenti. Ci sono le liste certificate, certo. E poi «ogni gruppo cittadino è autonomo».

  • Un momento dell'intervento di Gianluca Corrado durante l'incontro dell'associazione Forme della Politica.

Chiara anche la sua posizione sul voto di coscienza. «È giusto, lo si è visto sulle unioni civili».
Allo stesso modo, se in Consiglio comunale non il gruppo M5s fosse diviso su una questione, ha escluso il ricorso agli attivisti con il voto online. Perché «basta con la democrazia diretta da scantinato».
VIVA L'ELASTICITÀ. Corrado non ama nemmeno le riconferme degli eletti ogni sei mesi, come sono fatte nei Consigli di Zona - e sponsorizzate dalla sua capolista Patrizia Bedori - e anche in Consiglio comunale: «Meglio i recall».
È tempo di abbandonare meccanismi su «cui ci siamo incartati». La parola d'ordine diventa «elasticità».
PORTAVOCE ADDIO. Un M5s più snello, dunque. Almeno nei processi decisionali.
Corrado 'rottama' quindi l'idea di portavoce tanto cara agli ortodossi e ai cosiddetti talebani secondo cui l'eletto altro non è che il dito che vota secondo la volontà degli elettori M5s, il 'terminale della Rete'.
Insomma, «uno vale uno», ma chi è eletto decide. Almeno in parte.
LA BASE BYPASSATA. In un'intervista al Corriere della sera che - tiene a sottolineare Corrado - ha particolarmente apprezzato, lo ha messo in chiaro parlando della nomina dei suoi eventuali assessori.
L'intento, ha assicurato, «è sceglierli attraverso un bando pubblico. Solo due figure vorrei fossero scelte da me: l'assessore al Bilancio e quello alla Trasparenza e alla Legalità». In quel caso, ciao consultazioni della Base, si suppone.

«Siamo una forza politica che si vuole posizionare»

Gianluca Corrado, candidato sindaco M5s a Milano.

Capitolo garantismo: su Livorno va a intermittenza, in linea con i vertici Cinque stelle. «Prima vanno visti i capi di imputazione», ha ribadito l'avvocato. Poi ha specificato di «non essere garantista». Il che, tra l'altro, detto da un penalista fa sorridere. Ma la politica, si sa, non si fa in toga.
Del resto, lo stesso Luigi Di Maio, dopo aver categoricamente escluso «la presunzione di innocenza per i politici», al di là delle accuse, sullo stesso caso giudiziario che ha travolto i cinque stelle in terra toscana si è riposizionato, prendendo le difese dell'assessore Gianni Lemmetti, indagato con le accuse di falso in bilancio, abuso di potere e bancarotta fraudolenta.
«NON SIAMO CONTRO L'UE». Corrado ha detto la sua anche sull'idea di Ue. «Non siamo contro l'Europa», spiega ricalcando il recente mea culpa di Di Maio. Ma contro «un'Europa che non rispecchia i Trattati». Quindi la sua ricetta è il «superamento di Dublino 3 e un'identificazione dei migranti seria».
Così si cambia, per governare. O per tentare di farlo.
«Oggi il M5s è una forza politica che si vuole posizionare per governare questo Paese», ha spiegato bene il candidato.

  • Le risposte di Gianluca Corrado durante la conferenza.


Insomma, benvenuti nell'era della normalizzazione del M5s inaugurata da Luigi Di Maio.
SÌ ALLE ASSEMBLEE CONSULTIVE. Agli aficionados dell'«uno vale uno» resta la partecipazione - sulla quale l'avvocato ha insistito, promettendo «assemblee consultive dei cittadini» che potranno dire la loro sulle decisioni prese e che, a differenza dei tavoli di lavoro della Giunta Pisapia, saranno «realmente ascoltate» - e l'idea che «a differenza degli altri partiti», il M5s è «libero», visto che non deve rendere conto a nessuno. Con la garanzia che «opererà esclusivamente nell'interesse dei cittadini». Senza dimenticare la trasparenza.
Corrado stesso ha già pubblicato le sue dichiarazioni dei redditi dal 2010 al 2014: 18.900 euro, 29 mila, 26 mila, 34 mila e 36.700.
CITTADINI VS MANAGER. Cifre che automaticamente, secondo lui, ne fanno un «cittadino comune», vicino ai bisogni della gente. Mica come i manager candidati dai conti milionari, come Beppe Sala e Stefano Parisi, coi loro stipendi (quelli sì a 5 stelle).
Altolà d'ordinanza anche alle lobby, e qui nessuna novità visto che «è il Pd il partito dove si rifugiano», insieme con «gli affaristi e i poteri forti».
Resta però il nodo del proprietario della piattaforma intorno alla quale ruota il M5s: Davide Casaleggio. Il cui ruolo effettivo deve ancora essere delineato con precisione: guida politica per eredità come il padre o supporto logistico e informatico?
SUPPORTO DA ROMA. Corrado dal canto suo ha chiarito i suoi rapporti con il figlio di Gianroberto Casaleggio in un'intervista ad Affari Italiani: «Ci siamo incrociati. Se poi la domanda è se ci siamo visti e seduti a un tavolo per fare pianificazione strategica, la risposta è no. Io ho il supporto della comunicazione da Roma».
Ricordando poi che il gruppo milanese è sempre stato «molto indipendente e lo continuerà a essere».
«Siamo noi a dettare i tempi e i modi della campagna, ovviamente in coordinamento con le altre città e gli altri candidati».

Nel M5s milanese «nessuna spaccatura»

Gianluca Corrado e i suoi.

L'avvocato 40enne ha smentito poi qualsiasi spaccatura all'interno del Movimento milanese.
«Lavoro fianco a fianco con il consigliere regionale Stefano Buffagni», ha spiegato, raccontando di farsi delle «grasse risate» leggendo retroscena che fotografano una situazione leggermente diversa (tra cui quelli di Lettera43.it).
Pare quindi che dopo la mozione di sfiducia mossa sul MeetUp al gruppo del Pirellone, la burrasca sia rientrata. L'assenza dei consiglieri dal video rap pro-Corrado dunque sarebbe una pura casualità. Né Silvana Carcano né Buffagni hanno risposto in merito a L43. «Per non dare visibilità a certa stampa», ha fatto notare Corrado.
QUEL «PURTROPPO» SUI MEDIA. Però, come ha ammesso, in campagna elettorale sta lavorando «20 ore al giorno» per ottenere «la massima esposizione mediatica», cercando i «canali migliori» per arrivare agli elettori, anche attraverso i «giornalisti, purtroppo».
E almeno in questo Corrado tradisce un attaccamento al primo M5s, quello della rubrica Giornalista del giorno, dei giornalai venduti e dei pennivendoli.
Anche se la visibilità forse più che ai giornalisti interessa (e a ragione) a chi corre per diventare sindaco.

(ascolta l'audio integrale dell'incontro).


Twitter @franzic76

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