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IPSE DIXIT 29 Aprile Apr 2016 1557 29 aprile 2016

M5s, quelle frasi pro fascismo e CasaPound

La grillina di Ragusa Sigona inneggia al fascio. Da Grillo a Lombardi fino al deputato Petraroli: le uscite controverse dei Cinque stelle.

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Ogni anno il 25 aprile qualcuno ci casca.
Questa volta è toccato alla consigliera comunale M5s di Ragusa Gianna Sigona che su Facebook ha avuto la brillante idea di postare una foto con alcuni busti di varie misure di Benito Mussolini, da lei realizzati, con il commento: «Noi eravamo fascisti, poi siamo rimasti fascisti e saremo sempre fascisti».

Non solo. Sigona, che non ha cancellato il post, ha raddoppiato.
E ha pubblicato l'immagine del tricolore a lutto con la scritta: «Io non festeggio. L'Italia non è libera: il 25 aprile è cominciata l'occupazione».

Ma quella di Sigona non è un'alzata di testa dell'ultima ora.
A settembre 2015, in un intervento in Consiglio, aveva detto che «gli immigrati devono essere portati fuori dal centro storico».
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. E dai voti.
LA QUESTIONE IMMIGRATI. E qui nessuna contraddizione con quanto scritto sul Blog nell'aprile 2015: «Il Movimento 5 stelle chiede che gli immigrati giunti irregolarmente sul suolo italiano che non rientrano nello status di rifugiati vengano espulsi. In tutti i Paesi del mondo i clandestini vengono espulsi».
Il comico era arrivato durante un suo spettacolo a istruire i carabinieri su come «menare i marocchini che rompono i coglioni».
Vuoi non dare loro una «ripassatina?», diceva tra gli applausi del pubblico. «Lo si chiude in macchina e lo si porta in caserma». Mai in mezzo alla strada, perché basta una ripresa col telefonino e succede il finimondo.

Sul blog poi venne presentata una esegesi dello spezzone. «Grillo diceva che non si può fare violenza a un extracomunitario, perché tra le altre cose la globalizzazione vuole che non rimanga nascosta la violenza, ma che arriva in pochi minuti a un miliardo di arabi». Sarà.

Il busto scivoloso di Desirè Manca

Sigona, però, non è l'unica eletta M5s a nutrire una passione per certi busti.
Desirè Manca, consigliera di Sassari, nell'ottobre 2015 aveva postato una sua foto con il faccione di Mussolini.
Dopo le polemiche, decise di cancellarla dalla sua bacheca spiegando però che quello scatto non era certo un'apologia del Ventennio.

«Quelli che mi conoscono sanno anche che sono una persona che sa sorridere e ridere, perché mi appartiene anche l'ottimismo con il quale agisco e che mi rigenera», si giustificò la consigliera. «Perciò ho trovato e trovo molto superficiali e offensivi certi commenti che ho letto dopo aver postato una foto con la capoccia del duce trovata all'ingresso di un ristorante dove sono stata a mangiare. Soltanto la malizia (o la malafede) poteva indurre alcuni ad attribuirmi simpatie fasciste che non mi possono appartenere prima di tutto per pensiero ed indole e poi anche per anagrafe: sto combattendo contro il vecchiume (politico) attuale mica per riesumare un cadavere (politico) oramai più che putrefatto!!!».
Errori, superficialità, ma non solo.

La strana convergenza tra Cinque Stelle e CasaPound

Dal fascismo col fez a quello col bomber il passo è breve.
I fascisti del terzo millennio rappresentati da CasaPound risvegliano simpatie a colpi di like in casa Cinque stelle.
IL LIKE DI PETRAROLI. Il deputato Cosimo Petraroli è balzato agli onori delle cronache e ai disonori dei social per il suo like rivendicato sulla pagina di CasaPound sventolato durante il dibattito sul reato di immigrazione clandestina.
Questo è quello che scriveva su Facebook il portavoce nell'ottobre 2013: «Conoscete la mia opinione riguardo l’argomento “immigrazione”, il famoso “mi piace” sulla pagina Fb di Casapound è molto indicativo, al di là di questo, dal punto di vista tecnico non ho elementi sufficienti per valutare se la depenalizzazione del reato di clandestinità possa portare vantaggi oppure no, una cosa è certa, il resto d’Europa ha quest’istituto nel proprio ordinamento, ritengo che gli attivisti provenienti “da sinistra” debbano riflettere, soprattutto quando si tratta dei diritti di cittadini che non sono italiani. Ma con tutti i problemi che abbiamo.. che ve ne frega del reato di clandestinità?».
«IDEE ABBASTANZA SIMILI». E in un commento aveva aggiunto: «Condivido pienamente diverse loro battaglie come la sovranità popolare della moneta, la battaglia contro Equitalia e la lotta all'immigrazione. È inutile negare che su vari contenuti abbiamo idee abbastanza simili».
Qualche ora dopo però chiarì: «Dichiaro ufficialmente: non sono di destra e non sono di sinistra». E ancora: «Ammetto di esagerare nei modi e nella forma ma dovete capire sono stato eletto a Varese, città al confine con la Svizzera, chi ci vive sa bene quale sia la mentalità di quel territorio».
Dunque la colpa sarebbe della provenienza geografica.
IL CONFRONTO GRILLO-DI STEFANO. Eppure Grillo non aveva detto cose molto diverse, anzi.
Nel 2013, alla vigilia delle Regionali, si era intrattenuto a chiacchierare davanti al Viminale con il candidato di CasaPound alla Pisana Simone Di Stefano.
«Avete idee condivisibili, alcune più, alcune meno. Ma se un ragazzo di CasaPound vuole entrare a far parte del Movimento, non vedo problemi oggettivi. Questa è democrazia», diceva Beppe ricordando che no, «l'antifascismo non gli compete».
E, ancora, sempre a Di Stefano: «Non possiamo non essere d'accordo sui concetti. Noi siamo la controparte strutturale del Palazzo: sto parlando con te che sei un esponente di estrema destra, ma sembri un delegato del Movimento 5 stelle».

LOMBARDI E IL FASCISMO 'BUONO'. Una linea condivisa da Roberta Lombardi, prima capogruppo alla Camera, che sul suo blog sempre nel 2013 scrisse: «Da quello che conosco di CasaPound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo».
Ma il meglio veniva dopo: il fascismo, secondo Lombardi, «prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede CasaPound non è il fascismo ma una parte del fascismo. E quindi solo in parte riconducibile a esso».
Dunque per la grillina esiste un fascismo buono, magari quello della bonifica dell'Agro Pontino e dei treni che arrivavano in orario.
IL «BOIA CHI MOLLA» DI TOFALO. Altro giro, altro scivolone. Nel 2014 Angelo Tofalo, portavoce alla Camera, si rivolse alla presidente Laura Boldrini con un «Boia chi molla, presidente Boldrini. Boia chi molla, e noi non mollermo fino alla fine».
Che male c'è? «Si tratta di un'espressione diventata famosa come un motto fascista», si giustificò il deputato, «tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della repubblica partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848».
Nessuna nostalgia, quindi, ma semplice spirito risorgimentale.
DI-DI E I PADRI RAUTIANI. Infine, ci sono i padri delle due pentastar per eccellenza: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Entrambi esponenti dell'estrema destra.
Vittorio Di Battista negli Anni 60 era consigliere comunale del Msi a Civita Castellana. Poi contribuì alla fondazione di An per abbandonare Gianfranco Fini dopo Fiuggi e virare su Fiamma Tricolore, Azione Sociale e Fronte nazionale. Ora è fan del figlio.
Antonio Di Maio è stato dirigente del Msi rautiano e poi di An, nonostante il figlio ospite da Fabio Fazio abbia liquidato il suo passato politico con un «Votava centrodestra, pensava fosse il partito degli imprenditori».
Ma si sa, le eventuali colpe (e tessere) dei padri mica ricadono sui figli.

Twitter @franzic76

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