Lancio Soyuz 160428173112
NUOVE FRONTIERE 29 Aprile Apr 2016 1456 29 aprile 2016

Russia, gli intoppi del programma spaziale

Lo sbarco russo sulla Luna dovrà attendere. Almeno fino al 2030. Colpa di tagli, ritardi nei lavori, scandali di corruzione. Un duro colpo per le ambizioni di Putin.

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Il lancio di Soyuz.

Buona la seconda. Il 28 aprile è riuscito il primo lancio di un razzo dalla nuova base russa di Vostochny, che vorrebbe essere non solo il rimpiazzo della vetusta Baikonour stile falce e martello, ma la risposta alla Cape Canaveral a stelle e strisce.
La sfida sopra la Terra tra Russia e Usa prosegue anche e soprattutto per volere di Vladimir Putin che, pur avendo lodato recentemente la collaborazione con gli americani sulla Iss, intende riportare Mosca sola al comando, come ai tempi di Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio il 12 aprile del 1961 ed eroe dell'Unione sovietica.
LANCIO SALVATO ALL'ULTIMO. Non è certo un caso che l'inaugurazione di Vostochny sia avvenuta proprio nel Giorno dei cosmonauti che si festeggia in tutta l'ex Urss. Peccato invece che il lancio della Soyuz (“Unione”), programmato per il 27 aprile, sia stato rimandato in zona Cesarini alla presenza di un Putin furioso.
All'ultimo minuto le operazioni sono state interrotte e la partenza posticipata di altre 24 ore. Con il secondo tentativo riuscito almeno la figuraccia totale è stata risparmiata, ma il Cremlino non può comunque sfoggiare grande ottimismo.
LAVORI IN RITARDO. Anche se il cosmodromo di Vostochny (“Orientale”), in Siberia a due passi dal confine con la Cina, è stato aperto in pompa magna, la strada per rincorre i fasti di Baikonour e gareggiare con Cape Canaveral è tutta in salita, non solo per gli imprevisti dell'ultimo momento.
Putin stesso ha firmato il decreto per il progetto nel 2007, che è però inciampato in scandali e ritardi, tra problemi tecnici e corruzione.
I lavori che dovevamo cominciare nel 2010 sono partiti in realtà nel 2012 e solo dal 2014, quando il presidente ha chiamato il vicepremier Dmitri Rogozin a coordinare il progetto, si è avuta l'accelerazione che ha consentito perlomeno di lanciare la prima Soyuz quest'anno.

Il primo cosmonauta russo sulla Luna? Attorno al 2030

Vladimir Putin assiste al lancio.

Il calendario generale è già stato in ogni caso corretto e se all'inizio Putin pensava di far arrivare il primo cosmonauta russo sulla Luna a metà del prossimo decennio, pare ora che dovrà aspettare il 2030 o giù di lì.
Sessant'anni dopo gli americani di Apollo 11 fa comunque poca differenza. La realtà è che a Vostochny le rampe per Soyuz sono pronte, mentre quelle per i nuovi vettori Angara lo saranno verso il 2025, salvo altri intoppi.
BUDGET RIDOTTO A 18 MLD. Roskosmos, l'Agenzia federale spaziale ristrutturata lo scorso anno, ha dovuto ridurre il budget per il prossimo decennio a 18 miliardi di euro, anziché 43, un viatico non sufficiente per soddisfare la tempistica originaria dei piani putiniani.
L'economia russa arranca ancora, messa sotto pressione dai prezzi del petrolio che stanno altalenando su bassi livelli e si stabilizzeranno probabilmente dal prossimo anno, e un po' tutti sono costretti a stringere la cinghia.
Vostochny, dopo il lancio della prima Soyuz, farà così pausa di un anno, per poi avviarsi a sostituire la vecchia capsula con la nuova Federazia, Federazione al posto di Unione, intorno al 2020.
BAIKONOUR, AFFITTO DA 100 MLN. Nel frattempo la Russia continuerà a utilizzare Baikonour, che sta in Kazakistan, per la quale paga un affitto di oltre 100 milioni di euro all'anno e il contratto con Astana è valido sino al 2050.
La decisione del Cremlino di abbandonare gradualmente le steppe kazake per quelle siberiane è stata dettata da questioni economiche e politiche, lasciando da parte quelle sentimentali come il ricordo del volo storico di Gagarin e ancor prima, nel 1957, quello della cagnetta Laika, il primo animale lanciato vivo (e poi subito morto) in orbita.
Per le questioni militari sul territorio della Federazione russa un cosmodromo attivo c'è già ed è quello di Plesetsk, segreto ai tempi della Guerra fredda, situato 800 km a Nord di Mosca.
Putin alla fine dei conti può sorridere a metà, sapendo comunque che difficilmente assisterà al primo allunaggio russo dalle stanze del Cremlino. Il suo mandato scade nel 2018 e ci vorrebbe un doppio rinnovo per arrivare sino al 2030. Missione impossibile.

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