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CONFLITTI 29 Aprile Apr 2016 1610 29 aprile 2016

Siria, raid su ospedali e stallo nei negoziati: tregua a rischio

I bombardamenti su Aleppo sono il segno di una nuova offensiva del regime. E con la battuta d'arresto nei colloqui di pace si teme il «ritorno alla guerra totale».

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Il quartiere di Aleppo colpito dai bombardamenti.

La tregua ottenuta in Siria dopo tante difficoltà è a rischio. Secondo alcuni è già in frantumi. Dopo che il 28 aprile un raid dell'aviazione siriana su un ospedale di Aleppo ha causato 50 morti, il 29 un'altra struttura sanitaria è stata colpita da bombardamenti e sette persone, tra cui un infermiere, sono rimaste ferite.
Nella stessa città, la seconda del Paese, altre otto persone sono state uccise in un attacco con mortai dei ribelli in una moschea situata in un teritorio sotto controllo dei lealisti. Le agenzie di stampa governative e gli attivisti dell'opposizione comunicano violazioni del cessate il fuoco sempre più frequenti.
LA TREGUA INIZIATA IL 27 FEBBRAIO. La guerra, mai del tutto fermata ma almeno contenuta dopo l'inizio della tregua il 27 febbraio, sta tornando ai livelli a cui siamo stati abituati a lungo. E Aleppo è, ancora una volta, la prima vittima del conflitto. Almeno 200 civili sono rimasti uccisi nei combattimenti dell'ultima settimana, e il capo degli aiuti umanitari dell'Onu, Stephen O'Brien, ha dichiarato che «La situazione ad Aleppo è catastrofica».

Le forze intorno ad Aleppo. In rosso, le truppe del regime di Assad, in verde le opposizioni, in giallo i curdi e in grigio lo Stato islamico.


«È un'altra Sarajevo», gli ha fatto eco Unicef Italia. Mentre anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso preoccupazione «per la grave recrudescenza delle violenze in Siria ed in particolare per i bombardamenti aerei indiscriminati da parte del regime che stanno mettendo a rischio la tenuta della cessazione delle ostilità».
IL PRETESTO DI AL NUSRA. Le forze di Assad hanno ripreso i bombardamenti sulla città dalle prime settimane di aprile. Il regime ha giustificato la ripresa delle ostilità sostenendo di attaccare la fazione al Nusra, l'affiliato di al Qaeda in Siria, che in quanto gruppo terroristico non rientra negli accordi per il cessate il fuoco. Nonostante al Nusra sia effettivamente presente in forze in città, più realisticamente Damasco la utilizza come un pretesto per colpire anche gli altri gruppi ribelli.
«VIOLENZA A LIVELLI PRE-CESSATE IL FUOCO». E mentre ad Aleppo si rischia la carneficina, anche il resto del Paese rischia di riprecipitare nel conflitto totale. «La violenza è nuovamente in forte aumento, ai livelli che abbiamo visto prima della cessazione delle ostilità», ha dichiarato l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, che ha denunciato il «mostruoso disprezzo per la vita dei civili da parte di tutte le parti in conflitto».
E al contempo, ha affermato che «ci sono rapporti profondamente inquietanti di consolidamenti militari che indicano preparativi per una escalation letale».
«Rapporti provenienti da Aleppo, Homs, Damasco e dalla zona rurale di Damasco, Idlib e Deir ez-Zor evocano un aumento delle vittime civili», ha detto Zeid, esortando tutte le parti a «fare un passo indietro per evitare il ritorno alla guerra totale».
COLLOQUI DI PACE A RISCHIO. Una prospettiva che appare, tuttavia, sempre più vicina, soprattutto considerato che la mediazione Onu, condotta dall'inviato speciale Staffan De Mistura, non sembra avere prospettive di continuare. De Mistura ha intanto in programma di incontrare il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov la settimana prossima a Mosca.
L'inviato Onu aveva fatto appello a Stati Uniti e Russia affinché intervengano «al più alto livello» per ridare forza ai colloqui per la pace in Siria, da tempo in fase di stallo. De Mistura non ha indicato una data precisa per la ripresa dei negoziati, ma, parlando ai giornalisti dopo aver riferito per videoconferenza al Consiglio di Sicurezza, ha espresso l'auspicio che i colloqui possano riprendere a maggio. Ha tuttavia suggerito che la ripresa sia preceduta da una riduzione delle ostilità.
RESTA IL NODO DI ASSAD. Una parziale collaborazione tra Usa e Russia ha permesso il raggiungimento degli accordi, ma non ha risolto il principale problema dei negoziati: il ruolo di Bashar Assad. Senza una soluzione politica sulla posizione del dittatore difficilmente si potrà ottenere qualcosa di più di qualche cessate il fuoco, e l'attuale situazione lo dimostra. L'America e l'Onu hanno accettato un compromesso su Assad per concentrarsi sulla lotta all'Isis, e la questione sul governo di Damasco è stata messa sotto il tappeto.
Intanto, però, il regime non è rimasto fermo, e insieme all'alleato iraniano ha progettato una nuova offensiva su Aleppo, che ha intenzione di strappare del tutto alle opposizioni. Gli scontri e i bombardamenti di questi giorni sono i primi segni della ripresa delle manovre.
Mosca e Washington stanno ufficialmente cercando di rimettere le trattative in carreggiata, ed entrambi sostengono di fare pressioni sui rispettivi alleati per la tenuta della tregua. Tuttavia, tutte le tregue e i cessate il fuoco non potranno che rimandare la questione Assad, definita senza tanti giri di parole da De Mistura «la madre di tutti i problemi».

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