Landini Fiom 160429205034
SVOLTA 30 Aprile Apr 2016 1030 30 aprile 2016

La metamorfosi di Landini: da falco a colomba

Vuole tornare ai tavoli che contano. E riavvicinarsi a Marchionne e Camusso. Però mette in allarme edili, chimici e trasporti. Così il leader Fiom cambia pelle.

  • ...

Il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, firma un autografo al corteo milanese nel giorno dello sciopero nazionale di Fiom, Fim e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.

Sempre meno di lotta e più di governo.
Per tornare ai tavoli che contano e uscire dall’isolamento.
È questa la metamorfosi del sindacalista Maurizio Landini, segretario della Fiom.
I segnali di fumo più forti in questa direzione sono arrivati dallo stabilimento Maserati di Grugliasco.
Da qui, una delle ultime roccaforti Fiom nella galassia Fiat-Chrysler, è giunta la richiesta della Rsa per un tavolo unificato con le altre sigle sindacali con l’azienda.
Un passo avanti importante, uno strappo per i metalmeccanici della Cgil, che dall’avvio dell’era Marchionne hanno firmato soltanto due dei 20 contratti concordati tra le parti e l’azienda.
VIA IL LEADER DELLA MINORANZA. Qualche settimana prima Landini aveva “licenziato” dalla segreteria della confederazione Sergio Bellavita, leader dell’area di minoranza “Il sindacato è”, quella che in passato ha espresso Giorgio Cremaschi o Fausto Bertinotti, e che aveva visto d’imperio concluso il distacco dal suo posto di lavoro per tornare in azienda.

C'èra una volta un rivoluzionario: ora ha ricucito con Marchionne e Camusso

La leader della Cgil, Susanna Camusso.

Il 2 maggio 2016 la Camusso ha in agenda un incontro con la corrente per dirimere il caso.
Anche perché i rapporti tra Landini e Bellavita sono definiti ai minimi.
I due si sarebbero visti l’ultima volta il 7 aprile per caso su un treno, con il secondo che avrebbe detto al primo: «Potevi almeno dirmelo in faccia».
MAURIZIO IL MONARCA. È lunga la lista dei dirigenti messi alla porta o ridimensionati da Landini: Augustin Breda, Enzo Masini, Giorgio Ariaudo o Fausto Durante, soltanto per citare qualcuno.
Ma Bellavita è soprattutto alla guida di una corrente che è forte in stabilimenti dove la Fiom è ancora in testa ai consensi come la Piaggio di Pontedera o i pochi rimasti della galassia Fca (Termoli o Melfi su tutti).
E che, spiega Bellavita a Lettera43.it, «avrebbe espresso tutto il disorientamento dei lavoratori, che non capiscono il cambio di strategia in Fiat, la voglia di Landini di trovare un accordo con Sergio Marchionne».
RITORNO ALLE ORIGINI. Al di là del personaggio mediatico amato dai talk show, Maurizio Landini è quello che i sindacalisti chiamano “contrapposta”: infatti è grazie a lui che è ripartita la Piaggio alla fine degli Anni 90 o che si è trovato una quadra sulla vertenza Electrolux.
Storie che non hanno tanto spazio nella biografia di quello che a detta di tutti è un duro e puro senza esitazione.
Ma dalla fine del 2015 ha registrato un’inversione a U.
È saldamente al tavolo delle trattative con Fim Cisl e Uilm con Federmeccanica per il rinnovo del contratto di categoria. Un negoziato che va ben oltre la parte salariale.
Infatti è decisivo per il futuro del modello contrattuale stesso, dopo che le imprese aderenti a Confindustria hanno chiesto di trasferire la totalità degli aumenti sul versante delle intese aziendali e di introdurre un salario minimo di garanzia. Progetto che non a caso piace anche al governo.
SERGIO E SUSANNA EX NEMICI. Contemporaneamente ha riabilitato il nemico Sergio Marchionne riconoscendogli che, «prima del suo arrivo, Fiat era a rischio di fallimento e oggi no. E nessuno vuole negare le qualità finanziarie del manager». Che non ha mai nascosto il desiderio di tornare a trattare con lui.
Ma soprattutto Landini sembra andare d’amore e d’accordo con Susanna Camusso. Tra i due c’è totale comunanza, dopo che all’ultimo congresso i rispettivi schieramenti avevano prima rotto sulla mozione unitaria e poi si erano accusati reciprocamente di brogli.

Il muro contro muro ha avuto un prezzo: il crollo degli iscritti

Matteo Renzi e Segio Marchionne.

Ufficialmente Landini mantiene il piglio da duro.
Il 20 aprile, durante lo sciopero generale dei metalmeccanici, ha arringato le folle al corteo di Milano, ricordando a Federmeccanica che «dovrà assumere la responsabilità di avviare una fase di ulteriore conflitto».
Poi ha promesso che il Primo maggio «non sarà celebrativo. Deve essere necessariamente un Primo maggio che rimette al centro la necessità di una lotta vera».
FUORI DALL'ISOLAMENTO. In realtà, mai come in questa fase, l’ultimo allievo di Claudio Sabattini ha bisogno di uscire dall’isolamento.
Il testo unico sulla rappresentanza firmato dalla Camusso con gli altri sindacati confederali e Confindustria - ma osteggiato dallo stesso Landini - rende quasi impossibili gli accordi separati. Ma chi non firma rischia di vedere azzerata la propria agibilità sindacale.
Senza contare che la Fiom, con il muro contro muro, ha pagato un prezzo molto alto in termini di iscritti.
Se in Fiat - complice anche la pressione dell’azienda sulle maestranze, come confermato dalle tante sentenze dei tribunali del lavoro - l’azienda è diventata minoranza, anche in altri casi come quello dell’Ilva di Taranto il numero dei delegati eletti è crollato. Ufficiosamente c’è chi dice che le tessere - il numero non è certificato - sia sceso sotto quota 300 mila.
UNA RISORSA PER IL LINGOTTO. Eppure, mai come in questa fase, Landini e Marchionne potrebbero avere bisogno uno dell’altro.
Rispetto a quello che è successo negli anni scorsi Fiat-Chrysler ha visto crescere le immatricolazioni delle auto in Europa, calare in America e crollare in Sud America e sui mercati emergenti.
Tra l’altro in un momento nel quale l’azienda deve migliorare la qualità dei suoi prodotti (potrà trovare un partner soltanto rilanciando i brand di lusso come Alfa) e ha costi fissi più alti di quei concorrenti.
«E poi», aggiunge Bellavita, «il gruppo paga più di altri la sovracapacità che colpisce tutto il settore. Tra un anno Fiat dovrebbe riportare in Polonia il modello più venduto, la Panda, mettendo a rischio il futuro dello stabilimento simbolo, quello di Pomigliano. Intanto gira voce che potrebbe estendere il modello dei venti turni come a Melfi. Questo potrebbe portare alla chiusura di altri siti come avvenuto con Termini Imerese. Una chiusura alla quale Landini non si è opposto».

Addio alla politica, ora è caccia alla Cgil

Lavoratori del Gruppo trasporti torinese in corteo davanti al Comune.

Tutte le mosse del leader Fiom vengono viste in ordine alla successione alla segreteria generale, in programma nel prossimo biennio.
C’è chi parla di un patto di belligeranza tra il sindacalista di Reggio Emilia e la Camusso, che potrebbe essere propedeutico alla staffetta.
Anche perché tutto l’attivismo politico del nostro sarebbe sfociato in un colossale insuccesso, come dimostra la poca adesione alla manifestazione che nell’ottobre 2015 doveva lanciare la cosiddetta Coalizione sociale.
MALUMORI DEI RIFORMISTI. Gli uomini vicino alla Camusso spiegano che «Susanna vuole soltanto serrare le fila, mentre Renzi mette il sindacato quasi fuori legge. Il congresso poi è tra due anni».
Eppure importanti esponenti come il segretario confederale Fabrizio Solari o categorie storicamente riformiste (gli edili, i chimici, i trasporti) non avrebbero digerito la scelta “landiniana” di presentare e raccogliere le firme contro il Jobs act.
E si sarebbero lamentate, anche se poi al momento opportuno non hanno votato contro le decisioni della leader. Soltanto Solari e Walter Schiavella (Fillea) si sarebbero astenuti.
Sempre la Camusso ha fatto fatica a evitare una spaccatura plateale nell’organizzazione, quando si è votato sulle trivelle.
Anche in questo caso a scatenare gli animi è stato Landini, che si è proclamato paladino del “sì” e di una svolta industriale verso le rinnovabili contro le fonti fossiili.
Per la cronaca la categoria interessata direttamente, i chimici, era per il no. La segretaria nazionale ha trovato la quadra, annunciando che si sarebbe presentata al seggio, nonostante non avesse mai mostrato interesse al referendum.
GIOCARE DI RIMESSA. Ma Landini starebbe creando non poche frizione anche sul fronte dei metalmeccanici.
Lo sciopero del 20 aprile - un successo rispetto alle altre mobilitazioni generali degli ultimi anni - ha riportato il leader Fiom in prima linea.
Ma alle altre confederazioni non piacerebbe né la decisione di mantenere piattaforme separate (le tute blu della Fiom chiedono per esempio 130 euro d’aumento, Fim e Uilm oltre ai soldi guardano anche alla partecipazione dei lavoratori) né le differenze sulle strategie da seguire.
Il 7 maggio le parti si rivedranno, e se Marco Bentivogli e Rocco Palombella vogliono arrivare al tavolo con nuove proposte per stanare Federmeccanica, Landini ha scelto un approccio attendista e vuole «giocare di rimessa».
Proprio Bentivogli si augura che «sia finita la stagione di un movimentismo gastromediatico per ritornare a fare il sindacato assieme. Il sindacato punta a fare accordi e non solo piattaforme».
Ma secondo Bellavita la questione è più complessa ed esplosiva. «Si andrà verso un rinnovo contrattuale peggiorativo, per certi aspetti umiliante per i lavoratori. Da un lato Landini vuole tornare ai tavoli che contano; dall’altro non sa come spiegarlo ai delegati. Noi, coerentemente con le azioni di questi anni, non avremmo firmato. Di conseguenza Maurizio farà come al solito: prenderà tempo».


Twitter @FrrrrrPacifico

Articoli Correlati

Potresti esserti perso