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EMERGENZA 30 Aprile Apr 2016 1800 30 aprile 2016

Migranti, l'Unione europea progetta prigioni in Libia

Schengen picconato. Mentre il piano di Bruxelles per i profughi contempla la detenzione a Tripoli. E il rimpatrio nei regimi africani. Così l'Ue ignora i diritti.

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L'Europa è pronta a bloccare i migranti in Libia prima che arrivino al Brennero con un patto che ricalca quello stretto con la Turchia.
Un piano è in fase di trattativa tra l'Ue e il nuovo governo di unità nazionale insediatosi a Tripoli, un documento interno di Bruxelles di 17 pagine con le idee guida dell'accordo è stato diramato ai 28 Stati membri.
Gli estratti della bozza sono iniziate subito a filtrare, specie negli Stati con più interesse ad arginare i flussi come la Germania.
LA LIBIA NON ADERISCE A GINEVRA. Ed è curioso che nelle pagine redatte dal team dell'ufficio diplomatico esterno dell'Ue (Eeas) guidato da Federica Mogherini si accenni a «centri provvisori d'accoglienza per migranti e profughi» in Libia, quando è noto che l'ex Jamahiriya di Gheddafi non ha mai aderito alla convenzione di Ginevra che distingue i due tipi di persone in fuga.
Tutti sono migranti e tutte le associazioni e le organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano da anni, in particolare durante l'anarchia della recente guerra civile, le violazioni e le torture subite dagli stranieri prima dai trafficanti, poi nelle prigioni libiche.
L'UNHCR NON CI STA. Svista, ignoranza o questione secondaria?
È un punto al quale l'alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue dovrà rispondere: l'Agenzia dell'Onu sui rifugiati (Unhcr) ha contestato il piano per il contenimento dei flussi firmato con Ankara, tirandosi fuori dalle «misure di rimpatrio verso la Turchia e di detenzione previste». Figuriamoci quello con Tripoli.

Soldi in cambio di migranti: il patto con i dittatori

Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione Europea.

Ma l'Unione europea va avanti. Con un concordato, nella sostanza, simile a quello stretto dall'Italia durante l'era Gheddafi.
Anche allora la Libia non rispettava i diritti umani né aderiva a Ginevra, ma per ragion di Stato si sorvolò.
La priorità è evitare un'ondata di migranti dalla Libia che intasi il Brennero: l'Austria è pronta a srotolare una barriera di ferro e a schierare centinaia di agenti, a Berlino e anche a Bruxelles va bene così e Mogherini si mobilità con il suo team per fermarli in Libia.
Mezzo milione di persone sono pronte ad attraversare il Mediterraneo con la buona stagione, sulla rotta dall'Africa verso il Canale di Sicilia hanno ripreso a convergere anche i siriani: uno scenario che spaventa gli europei.
CENTRI IN AFRICA. Già al vertice della Valletta nel novembre scorso, si era proposto di aprire «centri per migranti in Africa», ma allora in Libia non c'era il governo di Fayez al Serraj legittimato dall'Onu.
Il premier italiano Matteo Renzi è tornato a ribattere sulla necessità di proseguire sulla linea dell'accordo con la Turchia, che in Africa vuol dire accelerare il processo di Khartoum con le dittature eritree e sudanesi per facilitare i rimpatri e ostacolare le partenze e accordarsi sulla Libia.
Il principio di favorire gli investimenti per lo sviluppo dei Paesi d'origine è sacrosanto, ma senza chiudere gli occhi sui diritti umani.
LE RIVELAZIONI DELLO SPIEGEL. Nel suo Migration compact Renzi propone all'Ue una «cooperazione nelle riammissioni» di chi non ha diritto a stare nell'Ue e una «gestione dei flussi di rifugiati» con l'Africa, anche attraverso fantomatici «sistemi di protezione dei richiedenti asilo», in linea cioè con gli standard internazionali, di Paesi che non vi si adeguano.
Il canale di dialogo con i regimi di Omar al Bashir, in Sudan, e di Isaias Afewerki, in Eritrea, (il cosiddetto processo di Khartoum) è stato riaperto da Bruxelles - su impulso dell'Italia - senza vincolare i due despoti a misure interne che riducano l'oppressione dei civili.
Così è un baratto: soldi e accesso alle risorse a patto di tenersi i migranti, come ai tempo dei programmi Oil for Food con l'Iraq di Saddam Hussein.
Dagli stralci del documento riportato da der Spiegel, l'Ue riterrebbe anche di «dover riflettere su centri di detenzione in Libia».

Nel Mediterraneo potenziata la missione Ue anti-scafisti Sophia

A presidiare le coste di Tripoli e Bengasi, di rimpetto al feudo dell'Isis di Sirte, l'operazione anti-scafisti a guida italiana.
Le navi militari della missione Ue Sophia continueranno a pattugliare il Mediterraneo, con mezzi e obiettivi, secondo la bozza dell'Eeas, potenziati.
Nel recente vertice sulla Libia in Lussemburgo, al quale Serraj ha partecipato in videoconferenza, si è discusso di ampliare il mandato alla «costituzione della guardia costiera e della Marina libiche» e il premier si è mostrato favorevole alla cooperazione.
COLLABORAZIONE DAI LIBICI. A Tripoli non vogliono truppe straniere a terra, se non limitate a piccole unità per dare sostegno all'intelligence e funzioni di training. Ma i libici sono disponibili a inasprire le misure di deterrenza alle partenze in mare dei barconi della speranza.
Come sotto Gheddafi, potrebbero ricominciare i rimpatri forzati di eritrei, a Tripoli non si fa distinzione tra richiedenti asilo e migranti.
RIMPATRI VERSO I REGIMI. D'altra parte, Bruxelles tratta rimpatri diretti con Sudan ed Eritrea e l'Italia ha in corso dal 2015 accordi con il Gambia (altra terribile dittatura): il problema non si pone, in soldoni questo è il «piano ambizioso sulla cooperazione con i Paesi Terzi per frenare la migrazione» presentato Renzi al capo della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.
Dal 2011 in Libia non c'è più un regime, si tenta di costruire la democrazia.
Mancano strutture amministrative e un controllo militare statale del territorio, accordi affrettati sono pericolosi. È lo stesso gruppo di lavoro di Mogherini ad ammettere, nel documento, una «mancanza di chiarezza dalla Libia».

Twitter @BarbaraCiolli

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