Ballottaggi Amministrative 150612192614
FACCIAMOCI SENTIRE 2 Maggio Mag 2016 1046 02 maggio 2016

Tante promesse, pochi fatti: dite no ai sindaci arrivisti

Troppo spesso le Comunali vengono strumentalizzate: scegliete con cura il vostro candidato.

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Come tutti sanno il prossimo 5 giugno ci sarà il primo turno delle elezioni amministrative in 1.368 Comuni, di cui 1.178 appartenenti a regioni ordinarie e 190 a regioni a statuto speciale.
Si voterà in 26 Comuni capoluogo di provincia tra cui Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste che sono anche capoluoghi di regione.
Se fosse una mano di poker si direbbe “piatto ricco mi ci ficco” e infatti tutti i partiti stanno schierando le proprie truppe per presentarsi a questo importante appuntamento cercando di dargli un significato che vada ben oltre l’aspetto puramente locale.
LA SCENEGGIATA DELLE AMMINISTRATIVE. Le Amministrative in Italia consistono nella chiamata quinquennale alle urne per esprimere il voto per il rinnovo dei consigli comunali e per la contestuale elezione del sindaco.
L’intento dovrebbe essere quello di creare un rapporto diretto tra i cittadini e i pubblici amministratori; responsabilizzarli nello svolgimento dell’incarico conferito loro sulla base di precisi programmi; garantire stabilità politica nel corso del mandato.
Il Comune è infatti un ente territoriale di base dotato di un certo grado di autonomia dedicato agli interessi della popolazione locale. Ma per i candidati le priorità sono realmente gli interessi della popolazione?
Sulla base delle loro promesse pre-elettorali le città dovrebbero diventare presto una sorta di paradiso artificiale in quanto tutti garantiscono soluzioni per la sicurezza, il lavoro, la giustizia sociale, eccetera.
Ma è poi realmente così? No, tutti sappiamo che si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di una sceneggiata alla quale facciamo finta di credere.
TANTE PROMESSE PER NULLA. I poteri di un sindaco su determinati argomenti sono molto limitati, ma poiché l’obiettivo è quello di ottenere il consenso degli elettori tutti dicono quello che la gente ama ascoltare. Tanto non ci sarà mai un post-audit, per dirla in termini aziendali, che andrà a verificare lo scostamento tra quanto promesso e quanto realizzato.
E per tutto quello che non si sarà potuto fare rispetto al programma iniziale, si troverà comunque il modo di dare la responsabilità a qualcun altro.
In questi giorni i candidati incontrano persone solo per dispensare promesse. Alcuni temi sono preferiti (sempre per ragioni strettamente elettorali) rispetto ad altri.
Ho già detto della sicurezza e del lavoro ma quali sono i reali poteri di un sindaco su temi simili? Sulla sicurezza Alemanno a Roma aveva impostato quasi tutta la sua campagna, poi abbiamo visto come è andata a finire.

Tutti parlano delle periferie, ma quanti agiscono seriamente?

Un altro tema molto caro ai candidati sono le periferie.
Sanno bene che i voti si contano e non si pesano e che le periferie, essendo più popolose, sono un serbatoio molto importante di possibili consensi.
Se andate ad analizzare le promesse fatte sul tema ogni volta che ci sono state le elezioni comunali dal dopoguerra a oggi, dovremmo avere delle periferie da far invidia a Manhattan. E invece sappiamo tutti che non è così.
SERVE CHIAREZZA SULLE OPERE. Per assumere il problema delle periferie come priorità non basta una dichiarazione generica: occorre dire zona per zona quello che si intende fare per migliorare la qualità della vita dei cittadini che ci vivono.
Dire chiaramente la quantità e la qualità delle opere che si vogliono realizzare in termini di piazze, fontane, giardini, servizi pubblici e mezzi di trasporto e soprattutto spiegare poi come le si intendono mantenere attive.
Troppe volte abbiamo visto opere lasciate a metà oppure realizzate ma poi divenute in alcuni casi bivacchi di balordi per essere state completamente abbandonate.
QUEI SINDACI AMICI DI TUTTI. Un altro paradosso (facilmente riscontrabile per chi ne avesse voglia) è che oggi i candidati sindaci sono “amici” di tutti.
Nei loro incontri usano il “tu”, dimostrano di essere particolarmente disponibili. Bene, provate a chiedere loro un appuntamento il giorno dopo l'elezione.
Occorrerà rivolgersi a loro chiamandoli signor sindaco e qualora riuscisse il miracolo di venir ricevuti saranno passate settimane o mesi dalla richiesta.
Un sindaco dovrebbe essere un onestissimo “culo di pietra”: dovrebbe impegnarsi per snellire la macchina amministrativa, occuparsi della pulizia e quindi del decoro della città, poter offrire una carta d’identità digitale in 24 ore e non in sei mesi, occuparsi della viabilità semplificando l’uso dei mezzi pubblici e garantendo un buon equilibrio con l’uso di quelli privati in particolare per chi ne ha necessità per problemi di lavoro, e non vado oltre solo per ragioni di spazio.
NESSUNO PARLA DEI VIGILI. Volete che citi un altro paradosso? In tutte le città stanno aumentando gli introiti dalle multe che vengono fatte attraverso attrezzature elettroniche. Contemporaneamente è sempre più difficile vedere un vigile in strada.
Personalmente ho delle difficoltà a immaginare un Comune efficiente se non funziona in modo adeguato il corpo dei vigili urbani. Finora però non ho trovato nessun candidato sindaco che abbia dichiarato l’obiettivo di farlo funzionare adeguatamente per migliorare il traffico, presidiare i giardini, contrastare il commercio abusivo o tutelare al meglio il patrimonio pubblico.
Sapendo tutti che si tratta di un corpo molto sindacalizzato meglio non correre rischi?
ATTENTI ALLE STRUMENTALIZZAZIONI. In conclusione, io suggerirei a ogni cittadino/elettore, per qualunque partito o candidato decida di votare, una attenta riflessione sulla persona a cui affidare le sorti del proprio Comune di residenza e di non lasciarsi strumentalizzare per problematiche che niente hanno a che vedere con i servizi che possano garantirgli una adeguata qualità di vita alla quale ha diritto.
Un candidato che voglia occupare la poltrona di sindaco solo per sviluppare le proprie ambizioni di carriera politica è meglio che resti a fare il proprio mestiere, ammesso che ne abbia uno.

Twitter @FrancoMoscetti

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