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RIVELAZIONI 2 Maggio Mag 2016 2200 02 maggio 2016

Ttip leaks, le carte che scuotono l'intesa Usa-Ue

Accordi commerciali America-Europa, Greenpeace svela 16 documenti segreti: «Washington vuole che l'Ue aggiri le sue tutele su ambiente e salute». Il dossier.

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da Bruxelles

Democracy needs transparency, la scritta anti-Ttip sul Bundestag di Berlino proiettata da Greenpeace.


''La democrazia ha bisogno di trasparenza'', è la scritta che è stata proiettata sulla cupola del Bundestag di Berlino mentre sui muri scorrevano i documenti sinora riservati del negoziato in corso tra l'Unione europea e gli Stati Uniti per il Ttip (Partenariato transatlantico sulla liberalizzazione del commercio e la protezione degli investimenti).
A renderli pubblici non solo sui muri del parlamento tedesco, ma su un sito dedicato, è stato Greenpeace Olanda che il 2 maggio 2016 alle 11 ha messo online i 'Ttip papers'.
POSIZIONE USA SVELATA. Si tratta di 16 documenti per un totale di 248 pagine che coprono più di due terzi del totale dei testi del Ttip, e rivelano al pubblico, per la prima volta, la posizione negoziale degli Usa.
Finora infatti la commissione europea aveva reso nota solo la sua.
Una trasparenza a metà, che era stata condannata anche dal mediatore europeo Ombudsman, perché i cittadini potevano seguire i progressi degli incontri tra le due parti, solo avendo a disposizione i documenti pubblicati dall'esecutivo Ue e non quelli della controparte americana.
NEL MIRINO LE TUTELE UE. Ora, dopo averli consultati e pubblicati, Greenpeace conferma la sua posizione accusando gli Stati Uniti di un «deliberato tentativo di cambiare il processo decisionale democratico dell'Ue».
Secondo Jorgo Riss, direttore di Greenpeace per l'Unione europea, «queste carte trapelate ci consentono uno sguardo senza precedenti sull'ampiezza delle richieste americane, che vogliono che l'Ue abbassi o aggiri le sue tutele dell'ambiente e della salute pubblica nell'ambito del Ttip».


Bruxelles prova a minimizzare: ma dirà 'no' alle pressione americane?

Il commissario europeo Cecilia Malmstrom.

Insomma, «i sospetti di milioni di persone erano fondati», ribadisce Riss durante la conferenza stampa a Bruxelles.
«Hanno sempre detto che tutti i problemi sollevati erano delle speculazioni, ora finalmente ci sono i documenti sul tavolo che parlano chiaro».
Un allarme subito ridimensionato dalla commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmström, che ha definito le rivelazioni del Ttip leaks «una tempesta in un bicchiere d'acqua».
La linea della Commissione è quella di minimizzare la novità della pubblicazione dei documenti.
«FANNO LOBBY DA 20 ANNI». «Che gli americani facciano lobby sugli Ogm lo sapevamo senza bisogno che ce lo spiegasse Greenpeace, qui a Bruxelles fanno lobby da 20 anni», dice a Lettera43.it con ironia un funzionario dell'esecutivo Ue.
Sulla denominazioni dei vini, per esempio, «la Commissione ha già fatto sapere che rifiuterà la posizione degli Usa», ha ribadito Ignacio Garcia Bercero, negoziatore capo dell'Ue per il Ttip davanti alla pubblicazione dei leaks.
«Gli americani sono così, ci provano, mettono sul tavolo la loro posizione e lo fanno in maniera pesante, visto che sono gli Stati Uniti», è il commento di un esperto vicino alle trattative, «ma resta all'Ue dire no».
Questo 'no' verrà detto? Non ne sono tanto convinte le associazioni anti-Ttip, «per questo ora che siamo ancora a metà partita», dice Riss, «è importante conoscere le due posizioni e controllare che l'interesse pubblico sia garantito».
REGOLE CONSIDERATE BARRIERE. Per riuscirci, la prima cosa da capire, sottolinea Riss, è che «il Ttip non è un accordo sul commercio, ma sulla riforma del modello regolatorio».
E leggendo le carte, «si nota che la filosofia comune delle due parti negoziali, Ue e Usa, è che la regolamentazione è considerata una barriera al commercio».
Ovviamente, ammette Riss, ci sono differenze: «L'approccio americano è terribile, quello europeo è cattivo».
Dai documenti emerge per esempio che, per spingere all'accordo su maggiori importazioni di prodotti agricoli e alimentari americani in Europa, Washington 'minaccia' di bloccare le facilitazioni sulle esportazioni per l'industria automobilistica europea.
«Il governo americano», si legge in un file, «si affretta a chiarire che i progressi sui componenti di auto sono possibili solo se l'Ue si muove sulle dogane per i prodotti agrari».

Tweet riguardo #TTIPLeaks

L'accusa di Greenpeace: è un attacco alle difese del consumatore europeo

Manifestanti con le maschere di Angela Merkel e Barack Obama contro il Ttip, gli accordi sul libero commercio tra Usa e Ue.

Secondo le rivelazioni, gli Stati Uniti rifiutano inoltre di non usare per i loro prodotti le 17 denominazioni 'semi-generiche' di vini europei.
In pratica non vogliono rinunciare ai marchi made in Usa Chianti, Marsala, Chablis, Champagne, nonostante questi siano protetti da indicazioni italiane ed europee.
Le richieste sono di ogni tipo, come quella che il personale Usa faccia parte del Cen, il comitato europeo per la standardizzazione tecnica.
Allo stesso tempo, accusa Greenpeace, gli americani attaccano i principi di fondo di precauzione della tutela del consumatore europeo che oggi proteggono 500 milioni di consumatori dall'ingegneria genetica negli alimenti e dalla carne trattata con ormoni.
RISCHIO DA «GESTIRE» O «EVITARE»? Uno dei temi più discussi sinora è infatti il 'principio di precauzione' che rappresenta la base per la gestione del rischio nell'approccio normativo riguardo alle politiche di protezione dell'ambiente e della salute, e in particolare per la regolamentazione delle sostanze chimiche, dei pesticidi, degli Organismi geneticamente modificati (che vengono citati nei documenti con il termine 'moderne tecnologie in agricoltura' e mai con la loro sigla Ogm).
«Per gli Usa, se una sostanza sul mercato presenta un rischio, quel rischio va gestito. Per l'Ue, invece, quella sostanza va evitata, e, quando è possibile, sostituita con una sostanza alternativa meno rischiosa», continua Riss, sottolineando che «il principio di precauzione è iscritto nei Trattati Ue, ma sorprendentemente, non viene citato neanche una volta in queste 248 pagine, come se all'Ue non interessasse difenderlo».

Il profitto «anteposto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante»

Nessuno dei capitoli visionati dall'associazione ambientalista fa inoltre alcun riferimento alla regola delle 'Eccezioni Generali', stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi commerciali Gatt (General agreement on tariffs and trade) della World trade organisation (Wto, Organizzazione mondiale per il commercio) che permette agli Stati di regolare il commercio «per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante» o per «la conservazione delle risorse naturali esauribili».
L'omissione di questa regola «suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante».
E GLI ACCORDI SUL CLIMA? Greenpeace ritiene che anche «la protezione del clima sarà più difficile con il Ttip», e accusa i negoziatori di entrambe le parti di avere totalmente ignorato l'accordo internazionale di Parigi scaturito dalla conferenza Onu 'Cop 21', che ha fissato l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura media globale sotto 1,5 gradi centigradi e sulla quale «non c'è alcun riferimento alla protezione del clima nei testi».
SANITÀ CHE PREOCCUPA. Un allarme viene lanciato anche sul capitolo che riguarda le misure sanitarie e fitosanitarie (Sps) del Ttip: qui i negoziatori di Washington hanno proposto due nuovi articoli su 'Scienza e rischio' e sui 'Regolamenti per l'approvazione dei prodotti della moderna tecnologia agricola', ovvero gli Ogm.
L'idea messa sul tavolo è quella di sottoporre tutto il processo di valutazione del rischio nell'Ue a una consultazione pubblica e soprattutto a una discussione con la controparte americana, che avrebbe poi il diritto di riaprire le conclusioni delle autorità competenti (come l'Efsa di Parma per la sicurezza alimentare) e di proporre «possibili alternative volte a conseguire un appropriato livello di protezione».
ALTERNATIVE «MENO RESTRITTIVE». Gli americani chiedono inoltre alle autorità competenti di giustificare le loro conclusioni e specificare tutte le alternative «meno restrittive del commercio» che sono state segnalate durante la consultazione pubblica e fornire giustificazioni per aver scartato quelle alternative.

I rifiuti della popolazione? Per gli Stati Uniti non è un motivo accettabile

Bruxelles, manifestazione contro il Ttip davanti alla Commissione europea.

In particolare, secondo gli Usa, i governi degli Stati membri dell'Ue dovrebbero anche giustificare un loro eventuale voto contro l'approvazione della commercializzazione di prodotti Usa (come per esempio gli Ogm), precisando su quali prove scientifiche e quali analisi e dati tecnici si sono basati.
In questo caso motivi socio-economici come il rifiuto della popolazione o la necessità di evitare contaminazioni delle altre colture non avrebbero un riscontro scientifico accettabile secondo gli Usa.
SOLO UNA TRATTATIVA? Richieste messe sul tavolo dell'Unione europea ma sconosciute finora ai cittadini europei, e sulle quali è il commissario Malmström a ridimensionare il caso ancora una volta, precisando che quello che Greenpace chiama «testo consolidato», non è in alcun modo «il risultato», del negoziato, ma solo «l'insieme delle posizioni dei due lati negoziali. Ed è normale che entrambi le parti di una trattativa vogliono raggiungere il numero maggiore possibile di propri obiettivi».
IL 7 MAGGIO STOP-TTIP A ROMA. Insomma, conclude Malmström, «ciò non significa che ci incontreremo a metà strada».
Per quanto la Commissione Ue sia quindi ancora fiduciosa su una chiusura dei negoziati con l'amministrazione Obama, ammette ancora una volta che «ci sono zone che registrano distanze eccessive su cui non c'è accordo».
Ora a ricordare queste zone d'ombra sono anche i cittadini che possono consultare i documenti americani del trattato pubblicati da Greenpeace.
Molti si sono già mobilitati e insieme alla coalizione italiana #StopTtip hanno fissato un appuntamento nazionale: sabato 7 maggio 2016 a Roma per chiedere ancora una volta il blocco dei negoziati.


Twitter @antodem

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