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INTERVISTA 3 Maggio Mag 2016 1600 03 maggio 2016

Cappato: «I grillini sempre in tivù per coprire i loro fallimenti»

Parla il candidato sindaco dei Radicali a Milano: «Noi facciamo le battaglie, il M5s nulla. Eppure per i sondaggi siamo dietro. Non aspiriamo a far parte del sistema di potere di Sala».

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Occhi azzurri, bretelle blu, Marco Cappato, quasi 45 anni, da sempre anarchico, Radicale dall'inizio degli Anni 90, è candidato a sindaco di Milano, anche se su giornali e televisioni in pochi se ne sono accorti.
«C'è un problema di assenza di democrazia e legalità nel nostro Paese», spiega.
«Non ho fatto ancora un secondo a Rai e Mediaset e sono presidente di Radicali italiani. Eppure in tivù ci sono sempre i cinque stelle che sono il partito più partito di tutti. Non hanno fatto nulla per cambiare le cose, coprono i loro fallimenti standonsene in televisione».
BOCCONIANO COME SALA E PARISI. Nato a Milano nel 1971 e cresciuto a Monza («Lì ho conosciuto Marco Pannella nel 1992 durante un comizio»), genitori Radicali («Mia madre si iscrisse a metà degli Anni 80 e anche mio fratello portava materiale a casa»), Cappato è laureato in Bocconi proprio come il candidato sindaco di centrosinistra Giuseppe Sala e come quello di centrodestra Stefano Parisi.
«Nel '94 iniziai a lavorare alla Galbani di Melzo con la mia laurea in economia, nel frattempo seguivo i Radicali. E quando ci furono le elezioni europee ci aiutò molto l'Alleanza Radicale con Bernard Tapie. Con il 15% aveva distrutto il Front National in Francia, io mi licenziai e andai a dare una mano».
DA NEW YORK A PISAPIA. La politica, le battaglie per l'anti-proibizionismo, per la legalizzazione delle droghe leggere, gli anni a New York per la campagna per il tribunale penale internazionale finanziata da Soros.
Nel 1999 la svolta. «Un anno difficile, Pannella era stato male, ma vendemmo una parte di Radio Radicale (che poi diventò Radio 24, ndr) e il primo service provider. Con quei soldi finanziammo Emma for President, avevamo gli spot televisivi, arrivammo all'8,5%, scattarono sette parlamentari europei e io presi l'ultimo posto».
Poi, dopo l'Europa, Milano. Il sostegno con la lista Bonino a Giuliano Pisapia, la vittoria e il Consiglio comunale.


Marco Cappato, candidato sindaco dei Radicali a Milano.


DOMANDA. Come mai si è rotta la coalizione Pisapia?
RISPOSTA. Avevamo fatto un accordo nel 2011, abbiamo dato il nostro sostegno, ma non siamo entrati in coalizione. Il motivo è chiaro: non aspiravamo a far parte del sistema di potere.
D. In che senso?
R. Tutto nasce da come il Partito democratico decise di salvare l'allora governatore lombardo Roberto Formigoni dopo la nostra denuncia sui due mandati consecutivi e sulle firme false. Lo stesso Filippo Penati fu il primo a difenderlo, non ci diedero i moduli dopo la sospensione da parte del Tar.
D. Però avete sostenuto Pisapia nel 2011.
R. Certo, la nostra fiducia era su di lui, anche perché è sempre stato un garantista e un anti-proibizionista, ha aiutato persone che non avevano soldi per gli avvocati.
D. Cosa ha sbagliato il sindaco?
R. Pisapia è stato un sindaco onesto, che non è certo poco di questi tempi.
D. Troppo poco?
R. Si è preoccupato solo di non danneggiare la sua immagine, di non scontentare nessuno, non ha voluto aprire conflitti. Da un lato è positivo, dall'altro però non ha avuto il coraggio di aprire scontri quando servivano, come sui nostri referendum.
D. La vostra battaglia era su casa, consumo di suolo, riapertura dei Navigli, allargamento di Area C...
R. Avevamo ottenuto di inserirli nel programma, servivano investimenti. Capisco la situazione finanziaria del Comune, ma bastava un po' di coraggio. Pisapia si è dimostrato un conservatore.
D. Ora c'è Sala per il centrosinistra.
R. È una candidatura nata nel 2013, proprio sull'accordo tra il Comune di centrosinistra e la Regione di centrodestra di Formigoni e Maroni.
D. Allude a Expo?
R. Sì, Sala è stato sia amministratore delegato sia commissario, non c'è stata una gestione autonoma tra la politica e un evento costato 14 miliardi di euro.
D. Insomma, non le piace.
R. È un candidato che rappresenta quell'assetto istituzionale dopo cinque anni di soldi a pioggia per editoria e giornali. Il caso delle vie d'Acqua ne è l'esempio più chiaro.
D. Cioè?
R. Avevamo chiesto tramite referendum la riapertura dei Navigli. Per portare acqua a Expo bastavano pochi milioni di euro mentre con 100 milioni si sarebbe potuto persino riaprire un tratto che da Malpensa portava alla Darsena...
D. Non se ne fece nulla.
R. Perché Comune e Regione si sono spartiti la torta: da un lato i lavori in Darsena per l'amministrazione comunale, dall'altra il canale Villoresi e le vie d'Acqua per quella regionale.
D. E di quei soldi che ne è stato?
R. Il risparmio era di 30 milioni di euro. Pisapia e Sala ci hanno detto che li avrebbero usati per l'alluvione del Seveso. E invece sa dove sono finiti?
D. Dica.
R. Nei costi extra del Padiglione Italia di Expo.
D. L'Esposizione universale di Milano è stato un fallimento?
R. Meglio una cosa che funziona piuttosto che un fallimento, ma è stato pagato un prezzo troppo alto, si è fatto tutto in emergenza.
D. Lei in questi anni ha portato avanti molte battaglie, da quelle contro le affissioni abusive a quella contro chi approfitta dei pass per le corsie preferenziali. Eppure il M5s è sempre più avanti a voi nei sondaggi.
R. Nel lungo periodo i risultati veri sono quelli che incidono sulla vita reale. Vedremo quanto se ne accorgeranno i cittadini, quanto è cambiata in positivo la loro vita.
D. Lei è anche consigliere della Città metropolitana.
R. Una truffa. Se lei va adesso trova gli uffici dei politici chiusi: decidono i burocrati. Diventerà così anche il Senato, con i senatori nominati dalle Regioni.
D. La legge Delrio non è servita a molto.
R. A nulla. Abbiamo i candidati che il fine settimana fanno gli amici del popolo e si fanno belli in periferia, al Giambellino. Dicono tutti che avrebbero voluto votare per la città metropolitana, per una città allargata da 3 milioni di persone, ma nessuno dei loro partiti in parlamento ha proposto e votato la riforma di legge per farlo.
D. Sulle periferie già si prevedono interventi immobiliari, anche sul dopo Expo è iniziata la rincorsa.
R. Milano ha una sovraofferta immobiliare, qui il problema è di ristrutturazione. Basta con il solito meccanismo tra banche e immobiliaristi, è una città che non ne ha bisogno.
D. Roberto Giachetti candidato a sindaco di Roma è ancora un Radicale?
R. Giachetti è iscritto al partito Radicale e credo abbia gli anticorpi per scrollarsi di dosso il sistema romano.
D. Dopo Pannella che cosa saranno i Radicali?
R. Sicuramente non sarà la stessa cosa. Pannella ha reinventato la nonviolenza sul modello di Gandhi o Martin Luther King. Ha introdotto un modo di fare politica che poi gli altri hanno imitato.


Twitter @ARoldering

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