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MAMBO 3 Maggio Mag 2016 1100 03 maggio 2016

La destra non è morta ed è pronta a tornare forte

A differenza della sinistra, non fa guerre fratricide. Il Pd reagisca o verrà travolto.

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Berlusconi, Meloni e Salvini.

Occhio alla destra e a quel "demonio" di Silvio Berlusconi.
Le prime letture sull'endorsement per Alfio Marchini a Roma sono state unilaterali, anche la mia, perché tendenti a raccontare un Cavaliere, o ex, pronto alla guerra contro i populismi. Se questa parola ha un senso, populista è stato in primo luogo Berlusconi.
È certo che a lui i toni xenofobi di Matteo Salvini non possono piacere, troppo uomo di mondo per ragionare come un nordista di periferia impaurito. Il suo obiettivo però è ridimensionare il capo del Carroccio, togliergli dalla testa che sia un leader, ma non annichilirlo.
NON CI SARÀ NESSUNA GUERRA A DESTRA. In questo la destra non è come la sinistra: ama le guerre contro gli altri ma sente l'attrazione del simile.
Così le voci su un possibile ritiro della Meloni a Roma o sono infondate o sono premature, ma rivelano un disegno di ricomposizione a cui stanno partecipando tutti, da Fini a Marchini e, probabilmente, anche Casini se non entrerà, come forse spera, nel renziano Partito della Nazione.
Il centrosinistra, che ormai non esiste più, la sinistra, che è morta anche lei, insomma quella roba lì che adora o teme Renzi ha troppi occhi sugli orfani di Casaleggio - che sarebbero distrutti da una vittoria elettorale - ma non badano all'avvio del processo ricostruttivo nella destra.
Qui esistono ormai due possibili futuri leader, Marchini e Parisi. Probabilmente sarà uno di loro o faranno da apripista a un terzo/a che prenderà il posto di Berlusconi col suo consenso.
Nella società italiana, per dirla con un refrain di Massimo D'Alema, la destra è forte e larga e, come sostengo io, preferisce unirsi piuttosto che combattersi.
IL PD SI PERDE DIETRO AI CINQUE STELLE. Quando il Cavaliere fece la doppia alleanza con Fini al Sud e Bossi al Nord colse questo aspetto. Quando Marchini sfacciatamente elogia il fascistissimo Storace, mettendolo così fra i fenomeni d'archivio, dà un segnale a chi a destra ha tradizione ma vuole andare avanti.
È come se Renzi chiamasse i figli di Cossutta invece di odiare tutto ciò che sa di sinistra. Se l'operazione unitaria riuscirà a Roma e Milano, persino anche senza vittoria comunale, la sinistra, cioè quella roba lì, scoprirà che ha perso troppo tempo con Di Maio e Raggi, vincitori improbabili o di rapido infausto destino, invece di guardare nelle profondità della politica.
Perché da Reagan e dalla Lady di ferro in poi la destra è movimento (del resto lo fu anche Benito Mussolini, ma volevo fare esempi democratici) e il mantra innovatori/conservatori è la panna montata che nasconde il dolce o l'amaro che c'è sotto.
La destra c'è e lotta contro di noi. Certo, se sarebbe bello sapere chi siamo noi!

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