Tangenti, Maroni: mi ricandido nel 2018
STRATEGIE 3 Maggio Mag 2016 0800 03 maggio 2016

Maroni e Regione Lombardia, rimpasto bollente

Il governatore scarica le deleghe alla Sanità. A bocca asciutta Beccalossi, Sala, Gallera e Pedrazzini. Si va verso un 'tecnico' scelto da Fi. Ma se vince Parisi...

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Viviana Beccalossi.

Turbolenze in Regione Lombardia.
Oggetto degli scossoni è il futuro dell’assessorato alla Sanità di cui Roberto Maroni vorrebbe liberarsi al più presto.
Dopo il “licenziamento” nell'estate del 2015 di di Mario Mantovani, poi travolto dall'inchiesta giudiziaria e arrestato con l'accusa di corruzione, il governatore ha avocato a sé le deleghe con l’intento di attestarsi in toto i meriti della riforma.
Ora, dopo otto mesi di faticosa gestione, la decisione di alleggerirsi il fardello.
Nonostante le recenti smentite - «Non ci sarà nessun rimpasto», ha commentato Maroni -, è probabile che l’avvicendamento possa concretizzarsi dopo le elezioni amminsitrative 2016.
IN GIOCO IL FUTURO DI BOBO. D’altra parte vincere a Milano è fondamentale per tutta la coalizione che sostiene Stefano Parisi, ma soprattutto per il futuro politico di Maroni, schiacciato dalla figura sempre più dominante di Matteo Salvini.
Peraltro qualche dubbio strategico ha sollevato la scelta dello stesso Maroni di candidarsi come capolista a Varese visto che il segretario del Carroccio è destinato a fare, presumibilmente, un buon risultato a Milano.
Uno strano modo di contarsi all’interno dell’area leghista.
A meno che non si tratti di una strategia per allungare i tempi dei processi in cui è coinvolto l’ex ministro dell'Interno per i presunti favoritismi a due sue strette collaboratrici (in ambito Expo e Eupolis).
NIENTE VIVIANA BECCALOSSI. Non dovrebbe essere, dunque, Viviana Beccalossi - nonostante le anticipazioni di stampa - a occupare l’importante poltrona.
Potrebbe toccare, invece, a un tecnico indicato da Forza Italia.
È importante ricordare, infatti, l’esistenza di un patto, siglato ai tempi del Popolo della libertà (di cui Forza Italia ha raccolto l’eredità) che prevede il ruolo di presidente in quota Lega Nord mentre vicepresidenza e assessorato alla Sanità a favore dei berlusconiani.
L’opzione più accreditata che la coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini sta valutando, di concerto con il gruppo in Regione, è una personalità con precedenti esperienze nel campo della sanità capace anche di gestire la nuova fase della riforma.
Operazione sbandierata da Maroni come un successo che, tuttavia, sta sollevando qualche malumore sia nel Palazzo sia tra i cittadini lombardi.

Pedrazzini, Gallera, Sala e Altitonante con l'amaro in bocca

Da sinistra, Mario Mantovani, Roberto Maroni e Massimo Garavaglia.

Resteranno, dunque, con l’amaro in bocca alcuni consiglieri del gruppo forzista, ingolositi dalla possibilità di guidare il ricco ufficio.
Coloro, per intenderci, che sono stati vivaci sostenitori della scelta “politica” a danno di quella tecnica.
Qualche velleità è stata avanzata dal capogruppo Pedrazzini, da Gallera, da Sala e da Altitonante.
SORTE HA ALTRE MIRE. Diverso il percorso tentato da Alessandro Sorte, assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità, da sempre interessato alla creazione di un “super assessorato” cui avrebbe aggiunto volentieri le deleghe all’Urbanistica.
L’uomo di Giovanni Toti in Regione Lombardia ha suggerito anche una seconda via, diversa dall’accordo in essere.
Sorte considera l’assessorato alla Sanità un difficile nodo gordiano da sciogliere.
Se da un lato si tratta della delega più importante (la gestione interessa l’80% del bilancio regionale, un business appetitoso da quasi 18 miliardi di spesa), dall’altro nasconde una trappola politica.
SOLDI, MA ''SENZA PORTAFOGLIO''. Per quanto possa essere considerato un ossimoro, nella pratica, si tratta di un assessorato “senza portafoglio”, poiché i capitoli di spesa a esso riferiti sono gestiti dall’assessorato all’Economia, in capo al leghista Massimo Garavaglia.
Per Forza Italia si tratta, nei fatti, di amministrare una patata bollente sotto la stretta vigilanza del principale alleato.
Per capire quanto complicata sia la conduzione dell’assessorato, è sufficiente ricordare l’indagine che ha portato all’arresto eccellente, il 13 ottobre 2015, dell’ex assessore e vicepresidente Mantovani.
Inchiesta nella quale è finito indagato anche lo stesso Garavaglia per turbativa d'asta.
GUAI GIUDIZIARI SENZA FINE. Una disavventura senza fine per Palazzo Lombardia dopo che, all’inchiesta di ottobre della procura di Milano, si è aggiunta quella del febbraio 2016 in capo, questa volta, alla procura di Monza.
Capace di travolgere Fabio Rizzi, uomo forte del governatore. Colui che, in pratica, ha stilato la riforma.

La Sardone all'Urbanistica? Berlusconi dice no

Silvia Sardone.

Nel frattempo Bobo da Varese ha tentato in ogni modo di alterare gli equilibri di Giunta.
L’ipotesi Beccalossi (politica con indubbia esperienza e storicamente vicino al leghista seppur con storia politica differente) ha evidenziato il tentativo dell’Opa politica iniziata dalla Lega nei confronti di Fratelli d’Italia.
Berlusconi, però, non considera l’eventualità della bionda bresciana sulla poltrona che fu di Mantovani.
Nell’incontro avuto con il leader di Forza Italia, Maroni ha addirittura alzato la posta delle provocazioni proponendo la giovane candidata a Palazzo Marino, Silvia Sardone, all’Urbanistica.
Anche in questo caso Berlusconi ha imposto un ''no'' netto. Che preferisca le more?
LABORATORIO POLITICO. Al di là di ogni battuta, i risultati elettorali porteranno chiarezza e consiglio. La politica si muove e nuove alleanze sono all’orizzonte.
Milano si presenta agli elettori come laboratorio politico capace di aprire nuovi scenari sia per la città sia per il Paese. Il braccio di ferro tra centrodestra e “destracentro” è iniziato. Con vista 2018. Il referendum è alle porte. Le Politiche anche. E nessuno vuole farsi trovare impreparato sulla strada del cambiamento.

Twitter @_MagliaNera_

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