Moscovici 140714122904
COMING OUT 3 Maggio Mag 2016 1832 03 maggio 2016

Moscovici, il commissario Ue folgorato sulla via di Keynes

Il socialista francese, titolare degli Affari economici europei: «Ora politiche espansive. E più inclusione per la Grecia». Messaggio al 'falco' Katainen.

  • ...

da Bruxelles

Pierre Moscovici.


«Quando ero all'università mi sono laureato studiando Keynes e mi sono sempre sentito keynesiano».
Più che il bastone e la carota, questa volta Pierre Moscovici ha mostrato la falce e il martello e ha detto quel 'qualcosa di sinistra' che i socialisti europei aspettavano da tempo.
Il 3 maggio 2016, durante la presentazione delle previsioni economiche di primavera, il commissario Ue per gli Affari economici e monetari ha segnato per la prima volta la vera differenza dal suo predecessore.
Rispetto al falco finlandese Olli Rehn, sostenitore dell'austerità, il socialista francese non solo ha difeso ancora una volta la flessibilità, ma ha fatto risuonare tra le mura di palazzo Berlaymont una teoria economica ben lontana dal neoliberismo al quale gli eurocrati sono abituati.
UNA LETTURA DIVERSA. Un coming out keynesiano quello del commissario francese che per quanto ridimensionato («Non so se il Keynes della Teoria generale sarebbe esattamente ciò di cui abbiamo bisogno oggi», ha puntualizzato, «cioè non abbiamo bisogno di più spesa pubblica, la situazione non è uguale a quella degli Anni 30») apre la strada a una lettura di politica economica diversa e finora ostacolata all'interno delle istituzioni europee.
«Il keynesianismo», ha ribadito Moscovici, «rimane molto importante quando parliamo di economia, proprio se ci chiediamo come investire di più, come preparare il futuro, come difendere l'interesse generale».

L'apertura: «Le politiche di bilancio siano espansioniste»

Il presidente della Bce Mario Draghi.

Per questo motivo, ha continuato il commissario Ue, «sono d'accordo con quello che dice Mario Draghi: la politica monetaria è importantissima, ma non può fare tutto».
E il riferimento era alla richiesta fatta dal presidente della Banca centrale europea ai governi Ue, che dovrebbero sostenere la ripresa con «investimenti pubblici e una tassazione più bassa».
Secondo il commissario, quindi, oltre al sostegno delle riforme strutturali «che sono più necessarie che mai», serve una «politica di bilancio intelligente», dove intelligente in questo caso vuol dire meno restrittiva.
«Ritengo che una posizione aggregata fiscale neutra o leggermente espansionistica sia giusta, perché dobbiamo essere seri nel difendere le nostre capacità di sviluppare servizi pubblici, difendere gli investimenti».
MESSAGGIO A KATAINEN. Una sorta di messaggio in codice rivolto al suo collega Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione europea per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività, un ''falco'' quando si tratta di chiedere agli Stati membri nuovi tagli della spesa pubblica e il rispetto delle regole di bilancio.
Una linea contro la quale Moscovici non si era mai pronunciato, ma che ora, seppur in punta di piedi, prova a svuotare.
Perché, per quanto «il debito pubblico sia il più grande nemico degli investimenti», ha sottolineato Moscovici, non è smettendo di spendere che si cresce: «Dobbiamo insistere molto sulla qualità della spesa pubblica, sugli investimenti, la formazione professionale, tutto quello che è necessario per avere una economia intelligente e competitiva».
CRESCITA DA SOSTENERE. A dargli ragione è il fatto che «la politica di bilancio, che in passato era molto recessiva, ora è diventata neutra e dovrebbe diventare leggermente espansionista per sostenere la crescita della zona euro, e questo», ha sottolineato, «è dovuto in ampia misura alle spese supplementari legate ai richiedenti asilo in alcuni Paesi membri».
Ossia a quella concessione di una maggiore flessibilità che la comunicazione della Commissione del 13 gennaio 2015 mette al centro delle nuove politiche economiche europee.
Politiche, che secondo Moscovici, in uno slancio tutto a sinistra, dovrebbero essere più attente non solo alla crescita ma alla distribuzione della ricchezza che questa crescita porta nei vari stati membri

Ricetta? Più inclusione sociale e più solidarietà europea

Il premier greco Alexis Tsipras.

Nell'Unione europea «la diseguaglianza è cresciuta. Dal 2010 in poi i lavoratori a basso reddito hanno beneficiato meno della ripresa economica» rispetto ai redditi alti, quindi «i governi dovrebbero lavorare per rendere le loro politiche fiscali non solo più favorevoli alla crescita economica, ma anche più inclusive».
ANCHE PER LA GRECIA. Una visione più solidale che secondo Moscovici si dovrebbe avere anche nei confronti della Grecia.
Davanti infatti alla possibilità di riaprire il caso Grexit e la crisi dell'Eurozona, il commissario invita tutti ad «adoperarsi per arrivare a un accordo che è possibile» e soprattutto «necessario».
La speranza è che «la Grecia possa rimettersi in carreggiata dal punto di vista della crescita per creare lavoro», è l'auspicio di Moscovici, «ma non possiamo ignorare che la Grecia è in prima linea nella crisi migratoria, per questo motivo quindi», ha ricordato, «faremo ogni sforzo per arrivare a questo accordo, che è nell'interesse generale per l'Europa, la zona euro e per la Grecia naturalmente».
«SITUAZIONE DIVERSA DAL 2015». Un Moscovici keynesiano e ottimista è quello che parla della Grecia: «Non vedo motivi perché si ripeta uno scenario di crisi sul programma greco, la situazione è molto diversa da quella del 2015».
Anche perché questa volta a difendere le ragioni di Atene c'è un commissario in più a Bruxelles.


Twitter @antodem

Correlati

Potresti esserti perso