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POLITICA 3 Maggio Mag 2016 1753 03 maggio 2016

Prescrizione, il M5s tende la mano al Pd

Di Battista e Bonafede aprono ai dem. E non è la prima volta.

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Alessandro Di Battista del M5s.

Se l'arresto del sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti ha risvegliato le truppe pentastellate, soprattutto lombarde, aizzate anche dal clima di campagna elettorale, a Roma si respira un'altra aria con il Movimento che tende la mano al «Pdmenoelle» sulla prescrizione.
L'APERTURA AL PD. Vero, i pentastellati premono perché la prescrizione vada interrotta con il rinvio a giudizio dell'imputato. «Ma se il Pd volesse proporre di interrompere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado potremmo anche votarla», dicono i deputati Alessandro Di Battista e Alfonso Bonafede. Che ovviamente precisano: «Tutte le altre proposte del Pd, elaborate probabilmente alla luce dell'accordo con Verdini non hanno senso: allungare la prescrizione non ha senso, è un modo che può sempre essere utilizzato per aggirare la giustizia».
Ulteriore segno della normalizzazione incarnata da Luigi Di Maio?
IN CERCA DI CREDIBILITÀ. Di sicuro, ora il Movimento ha tutto l'interesse ad apparire come formazione politica credibile, e non solo barricadera; forza in grado di portare a casa un risultato e non una banda di contestatori d'Aula.
L'atteggiamento da ortodossi, finora e soprattutto a livello locale, non è che abbia illuminato il percorso stellato. E con Roma e Torino in ballo, non si possono commettere errori grossolani.
Se però si guarda indietro, al netto della guerra 2.0 tra i due primi partiti politici, ci si accorge che altre volte Pd e M5s hanno votato insieme. Non senza conseguenze, soprattutto da parte grillina.
I VOTI COMUNI. Il 16 dicembre il M5s ha contribuito in modo decisivo alla elezione della terna di magistrati della Consulta targata Pd (Augusto Barbera, proposto dai dem, Franco Modugno votato dai 5 stelle e Giulio Prosperetti scelto da Area popolare).
Come dimenticare poi le Unioni civili, anch'esse costellate di insulti, provocazioni e accuse incrociate. Ma il risultato è stato portato a casa.
In aprile 2015 è stata invece la volta della legge sugli ecoreati.
E la lista potrebbe pure continuare.
Insomma, il M5s pare maturato. La voglia di governo, forse, è più forte degli slogan e degli apriscatole che hanno fatto il loro tempo.

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