Simone Uggetti 160503220713
GIUSTIZIA 4 Maggio Mag 2016 1226 04 maggio 2016

Lodi, l'arresto del sindaco Uggetti arriva al Csm

Il membro laico Fanfani (Pd) rinuncia a chiedere al Csm l'apertura di una pratica sul provvedimento. Il suo annuncio aveva provocato la reazione di Area. Intanto l'ex primo cittadino si sospende dal Pd. Renzi: «Non si gridi al complotto».

  • ...

Simone Uggetti, sindaco di Lodi arrestato per turbativa d'asta il 3 maggio 2016.

Marcia indietro del membro laico del Pd Giuseppe Fanfani: alla plenaria del Csm ha spiegato che, contrariamente a quanto annunciato in mattinata, non chiederà l'apertura di una pratica sui magistrati di Lodi che hanno disposto l'arresto del sindaco Simone Uggetti «a meno che non emergano altri fatti». Prima della precisazione, la presa di posizione di Fanfani aveva scatenato una forte reazione da parte dell'intero gruppo dei consiglieri di Area che lo ha accusato di «indebita interferenza sull'autonomia e sulla serenità dei magistrati».

Fanfani: «Provvedimento figlio del clima di tensione»

In mattinata Fanfani aveva definito il provvedimento «ingiustificato e comunque eccessivo». Fanfani ha precisato di non essere «mai intervenuto nel merito di provvedimenti giurisdizionali» e ha dichiarato la sua «grande stima di tutti i magistrati che hanno combattuto la corruzione e il malaffare». Tuttavia ritiene il provvedimento adottato nei confronti del sindaco di Lodi fuori misura e «forse figlio di un clima di tensione che non fa bene nè alla giurisdizione nè ai rapporti interistituzionali».
«IL CARCERE FUORILUOGO». Fanfani ricorda di non aver mai visto «in 40 e più anni di attività di penalista incarcerare alcuno per un reato come la turbativa d'asta, soprattutto quando l'interesse dedotto è quello di una migliore gestione di una piscina comunale. Non mi pare fossero necessari provvedimenti di cautela, ma se proprio lo si riteneva bastavano provvedimenti interdittivi e non certo coercitivi. Il carcere, poi, mi pare del tutto fuor di luogo, frutto di una non equilibrata valutazione del caso».
«MAI PENSATO DI CHIEDERE NEL MERITO DEI PROVVEDIMENTI». In serata il chiarimento: «Non ho mai immaginato di chiedere che il Csm entrasse sul merito dei provvedimenti giurisdizionali», ha detto Fanfani, che ha comunque rivendicato la legittimità della sua esternazione. «Sostenere pubblicamente che un magistrato fa bene è un dovere; ma è un dovere anche dire che possa sbagliare. Io riconfermo tutto quello che ho scritto».
Fanfani ha anche evidenziato di aver sempre «rispettato le opinioni degli altri anche quando non condivise» e gli stessi giudici, tant'è che da parlamentare «ho sempre sostenuto battaglie contro le leggi che all'epoca offendevano la magistratura».

Area: «Indebita interferenza»

«Riteniamo incomprensibili e istituzionalmente inaccettabili le dichiarazioni di un Consigliere superiore a commento dell' iniziativa della autorità giudiziaria di Lodi, che ha portato alla applicazione di misure cautelari a carico di una serie di indagati, tra cui il sindaco della città di Lodi, a seguito di accertamenti relativi a ipotesi di turbativa d' asta», aveva scritto in una nota il gruppo prima della precisazione di Fanfani. «La definizione di 'arresto ingiustificato e comunque eccessivo' da parte del consigliere Fanfani, senza peraltro conoscere i contenuti della indagine e sulla base delle notizie di stampa, per di più adombrando possibili interventi dello stesso Consiglio Superiore della magistratura, appare una indebita interferenza sulla autonomia e sulla serenità dei magistrati e rischia di delegittimare - avvertono i consiglieri di Area - il loro impegno nella trattazione di un delicato procedimento per la natura delle incolpazioni e la qualità dei soggetti coinvolti».
«PROVVEDIMENTI NON DI COMPETENZA DEL CSM». «La natura delle censure formulate dal Consigliere Fanfani verso i citati provvedimenti non possono in alcun modo essere materia di competenza del Csm, riguardando valutazioni strettamente giurisdizionali di merito come tali eventualmente assoggettabili ad impugnazione nelle sedi competenti. Il rispetto delle prerogative strettamente giurisdizionali da parte di ogni attore qualificato costituisce (questo sì) il vero antidoto all'insorgere di tensioni dannose alla credibilità delle istituzioni», concludevano i togati di Area.

«Prime ammissioni nell'interrogatorio»

Intanto durante l'interrogatorio di garanzia del 4 maggio 2016 il sindaco avrebbe «ammesso in una certa misura i fatti», hanno riferito a Lettera43.it fonti vicino all'inchiesta. Da quanto emerge inoltre durante l'incontro tra il colonnello della guardia di finanza Massimo Benassi e Uggetti, avvenuto su richiesta di quest'ultimo, il 15 aprile, il primo cittadino sembrava temere la presentazione di un esposto da parte della società Fanfulla che aveva concorso al bando per la concessione, risultando perdente. Non immaginava che le indagini fossero partite molto tempo prima, l'8 marzo.
PRESENTARLO COME INATTENDIBILE. Per questo il sindaco cercò di rappresentare il titolare come inattendibile, dicendo che aveva già avanzato richieste e già ottenuto concessioni comunali, per cui in qualche modo avanzava ancora pretese. L'incontro, registrato da Benassi, è stato in ogni caso ininfluente ai fini dell'inchiesta, perché erano già stati raccolti elementi di prova. Le indagini stanno proseguendo ed è stata avviata l'analisi dei computer, che Uggetti sarebbe stato pronto a formattare.

Uggetti si autosospende dal Pd

Simone Uggetti, come ha riferito il suo legale Pietro Gabriele Roveda, si è autosospeso dal Pd «per correttezza e massima garanzia sia per la sua persona che per l'immagine del partito che rappresenta».
DISPOSTI A CHIARIRE. L'avvocato ha spiegato che Uggetti ha ribadito al giudice di aver agito «per il bene della città» e ha spiegato di aver chiesto una misura meno afflittiva rispetto a quella del carcere. «Siamo disposti a chiarire quanto è successo anche davanti al pm» ha aggiunto il legale, che non è entrato nel merito del pericolo di inquinamento delle prove che ha comportato l'arresto dell'uomo politico del Pd, al quale è stata anche revocata la carica di sindaco in ragione dell'ordinanza di custodia cautelare.

Renzi: «Nessun complotto»

Sull'arresto del sindaco di Lodi si è espresso anche il premier Matteo Renzi a Rtl : «Ovviamente fa male perché impedisce di far vedere cose positive dell'Italia ma serve chiarezza e tranquillità e rispetto al complotto dico 'ma de che'. C'è un'indagine in corso, piena fiducia nei magistrati». Secondo il premier è giusto che chi è colpevole paghi ma «non si gridi al complotto, al 'siamo assediati', se i magistrati vedono ipotesi di reato procedano, vadano a sentenza».
Renzi ha anche ribattutto ai grillini per i quali se la riforma Boschi fosse in vigore il sindaco di Lodi avrebbe potuto essere senatore.
«M5S E LEGA NON STRUMENTALIZZINO». «M5s e Lega usano due pesi e due misure. Parlare di riforma costituzionale in questa vicenda non c'entra niente, è un tentativo di strumentalizzare una vicenda giudiziaria», ha spiegato il premier, «È molto facile fare battaglia su questo contro altri. Ieri Mantovani è tornato in aula tra la bagarre dopo essere stato indagato per vicende legate a questioni di tangenti e corruzione».
«IL GOVERNO NON COMMENTA IL CSM». Il premier si è rifiutato di l'iniziativa di Fanfani: «Il governo non commenta il Csm, ci sono regole del gioco da rispettare. La mia posizione non è mai cambiata: noi rispettiamo le iniziative dei magistrati, speriamo arrivino a processo presto e ai partiti politici che strumentalizzano invitiamo a guardare a casa propria».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso