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ELEZIONI 4 Maggio Mag 2016 0914 04 maggio 2016

Primarie Usa, Cruz si ritira e lascia a Trump la nomination

Dopo Bush e Rubio, anche il conservatore si ritira dopo la sconfitta in Indiana. Il tycoon conquista la nomination prima di Hillary: ha letto al meglio il suo partito.

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Donald Trump festeggia la vittoria.

Anche l'ultimo ostacolo nella marcia di Donald Trump alla candidatura alla Casa Bianca è stato spazzato via. Ted Cruz ha annunciato il ritiro dalla corsa nel partito Repubblicano dopo la sconfitta in Indiana, lasciando di fatto la vittoria al magnate newyorchese.
A nulla è servito l'ultimo goffo tentativo di allearsi con John Kasich, il terzo candidato (di ultra minoranza) per cercare di rallentare il tycoon e arrivare alla cosiddetta brokered convention: Trump ha superato il 53% dei voti nello Stato che rappresentava l'ultima speranza per i rivali.
IL MIGLIOR INTERPRETE DELLA CORSA. Quando il 16 giugno 2015 Trump aveva annunciato la sua candidatura, gli alti papaveri del partito, i media e persino il buon senso non gli davano molte possibilità di vittoria. Ma nessuno aveva capito veramente il senso di queste elezioni, che hanno mostrato la stanchezza degli americani verso la politica tradizionale.

  • Trump: «Cruz è stato un rivale tosto».


SANDERS TIENE DURO E VINCE IN INDIANA. Persino Hillary Clinton, super favorita del campo Democratico, ha avuto difficoltà a conquistare il suo elettorato, e nonostante il largo margine di vantaggio su Bernie Sanders non è ancora riuscita a mettere la parola fine sulla corsa. Il senatore del Vermont ha dalla sua gli stessi mal di pancia degli americani verso la politica che hanno portato alla vittoria di Trump, ma si è trovato davanti a un avversario comunque troppo forte.
Il senatore del Vermont tiene duro, tanto da aver vinto le primarie in Indiana, e si è dimostrato di essere un vero rivale per l'ex segretario di Stato.
The Donald, invece, il clima politico l'ha capito subito, e uno a uno ha mandato a casa tutti i suoi avversari.
BUSH E RUBIO, LE PRIME VITTIME DI TRUMP. Prima “Jeb” Bush, il fratello del presidente che aveva speso più di tutti (155 milioni di dollari) per questa elezione, buttato fuori dalla corsa a febbraio con grande rammarico del Gop. Governatore della Florida e membro dell'establishment per definizione, il fratello di George W. si è trovato in mezzo alla partita sbagliata e non ha retto il populismo degli avversari.
Poi è arrivato il turno di Marco Rubio, sconfitto addirittura nel suo Stato di casa, la Florida, dopo aver ricevuto il sostegno del partito: più una maledizione che un aiuto. Inizialmente vicino ai Tea Party, Rubio se ne è poi distaccato assumendo posizioni più vicine alla destra tradizionale.
Tuttavia, in elezioni che incanalano soprattutto la rabbia degli elettori, non è riuscito a trovare una sua collocazione.
CRUZ, L'ULTIMA RESISTENZA. E infine Cruz, l'ultimo baluardo del fronte anti-Trump. Odiato dal partito forse ancor più di Trump, Cruz rappresentava comunque l'ultima speranza per rallentare la corsa del magnate e arrivare a una convention aperta. «Sembra che la strada si sia chiusa», ha ammesso a Indianapolis, «abbiamo dato tutto quello che avevamo, ma gli elettori hanno scelto un'altra strada e quindi con il cuore pesante ma con sconfinato ottimismo per il futuro a lungo termine della nostra nazione, sospendiamo la nostra campagna».

L'establishment costretto a scegliere Trump

Dopo mesi di insulti, colpi bassi, polemiche e attacchi, alla fine anche il partito Repubblicano ha dovuto cedere. Al presidente della Commissione nazionale repubblicana, Reince Priebus, non è rimasto altro da fare che chiamare il partito a raccolta intorno a Trump. «Dobbiamo unirci e concentrarci sull'obiettivo di sconfiggere la Clinton», ha twittato.
IL PARTITO VICINO AL SUICIDIO. Ed effettivamente adesso sembra l'ultima cosa da fare per un partito che in Indiana, come scrive il New York Times aprendo il suo editoriale, «ha fatto il suo passo fatidico in un lungo viaggio nell'oscurità». Un partito arrivato molto vicino al suicidio con i suoi tentativi di appoggiare candidati fondamentalmente mediocri contro un animale da palcoscenico come Trump, e che adesso deve fare i suoi calcoli per sopravvivere.
Calcoli che, nel migliore degli scenari per il partito, potrebbero portare anche risultati inaspettati.
TRUMP PER LA PRIMA VOLTA AVANTI IN UN SONDAGGIO. Secondo un sondaggio nazionale pubblicato il 3 maggio, per la prima volta da ottobre Trump è passato in testa in una ipotetica sfida finale per la Casa Bianca con il 41% contro il 39% dell'ex first lady. Nel mese di marzo la Clinton era a +5%.
Numeri da prendere con le pinze, sia perché la maggior parte delle rilevazioni dà ancora in testa l'ex first lady, sia perché siamo ancora molto lontani da novembre. Ma dimostra, ancora una volta, che Trump è riuscito a fare breccia definitivamente nella nuova politica americana. Una politica soggetta alla stessa ondata populista che ha travolto l'Europa, e in cui il magnate si è trovato perfettamente a suo agio.


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