Sharing Economy 160503153457
ANALISI 4 Maggio Mag 2016 1521 04 maggio 2016

Sharing economy: il fenomeno in infografiche

Il 17% ne ha fatto uso nel 2015. Il 55% degli utenti è uomo. Il 54% ha più di 35 anni. L'economia della condivisione in Italia fotografata dal rapporto di Tns.

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Oltre il 70% degli italiani conosce la sharing economy e di questi il 25% (circa il 17% sul totale) ne ha utilizzato i servizi nel 2015.
I numeri arrivano in esclusiva dallo studio realizzato dalla società di rilevazione Tns, alla vigilia del Festival sulle sharing economy, che si tiene a Ferrara tra il 20 e 22 maggio.
UN FENOMENO IN CRESCITA. Negli anni il fenomeno dei servizi condivisi è cresciuto passando rapidamente dal 13 al 25% e in futuro i numeri potrebbero aumentare ancora.
Il 22% di chi non ha ancora provato uno di questi servizi ha dichiarato che è pronto ad utilizzarli in futuro mentre solo il 5% ha dichiarato di non essere interessato.


L'IDENTIKIT DELL'UTENTE. Per diverso tempo si è pensato che l'economia della condivisione fosse in mano ai giovanissimi, ai millenial, sempre connessi e a loro agio con le tecnologie, ma i dati smentiscono in parte questa visione.
Oltre il 28% degli utilizzatori ha tra i 35 e i 44 anni, il 22% tra i 18 e 24 anni e il 24% tra i 25 e 34.
I servizi di condivisione vengono sfruttati maggiormente dagli uomini anche se la distanza con le donne non è abissale, 55,5% contro il 44,5%.


ECONOMICA E INNOVATIVA. I servizi di condivisione piacciono soprattutto per una questione economica.
Più del 40% degli interpellati ha detto che la principale ragione che li spinge a usare questi servizi è il risparmio, anche se nel 2015 è salita la percentuale di quelli che li provano perché si tratta di piattaforme innovative e intelligenti.
Cala invece la percezione che la sharing economy possa essere uno strumento per dare nuove possibilità imprenditoriali, passando dal 35 al 32%.
IL 16% TEME LE TRUFFE. C'è anche chi ancora non si fida delle piattaforme perché ha paura di truffe (16%) e chi vorrebbe un quadro normativo più sicuro.
Ma tra il 2014 e 2015 è cresciuta anche la quota di persone contrarie al principio che accompagna queste economie. Non solo.
Nel 2015 è aumentato il numero delle persone che non amano l'idea di non poter possedere qualcosa di proprio.

Nelle due linee le percentuali relative al (in basso) 2014 e al 2015


IN ARRIVO LO SHARING ECONOMY ACT. Intanto anche la politica si muove.
L'Intergruppo “innovazione”, composto da 10 parlamentari di tutti gli schieramenti, ha presentato alla Camera una proposta di legge per disciplinare la sharing economy.
Alla base del progetto legislativo l'idea che il settore dell'economia collaborativa deve essere regolato soprattutto sul piano fiscale riportando tutte queste forme sotto il cappello dell'Agcm.
Secondo il disegno di legge l'autorità per la concorrenza e il mercato valuterà le singole piattaforme dando loro il via libera per iniziare a operare, valutando eventuali violazioni e forme di concorrenza sleale.
Fino al 31 maggio 2016 la proposta rimarrà “aperta” online per raccogliere spunti e suggerimenti dagli utenti.
LE PERPLESSITÀ RESTANO. Un'iniziativa accompagnata da critiche e perplessità, come spiega a Lettera43 Davide Pellegrini, direttore del Festival sulle sharing economy: «Sicuramente è positivo che l'Italia tenti di normare questo settore, è il segno che il Paese sta prendendo atto di un cambiamento».
Ma questo non basta, soprattutto per perché il vero obiettivo è regolare i colossi del capitalismo digitale: «La legge punta tutto al piano fiscale», ha aggiunto Pellegrini. «Si occupa di servizi con un'idea di mercato e vuole regolare il sommerso creato dalle grandi piattaforme di capitalismo digitale, ma la vera la sharing economy è quella che raccoglie l'eredità delle imprese di servizi».
IL NODO FISCALE. «Nella realtà la sharing economy non è un modo di monetizzare un servizio grazie all'aspetto digitale, è un comportamento sociale in cui collaborazione e cooperazione si intrecciano», ha spiegato ancora il direttore del festival.
«Quando parliamo di sharing dovremmo ricordare che si tratta un comportamento sociale che cerca di migliorare la qualità della vita prendendo atto che il sistema produttivo di oggi è diventato insostenibile».
Serve una rivoluzione comunicativa e culturale e un serio supporto da parte della politica, ha concluso Pellegrini: «Molte imprese di economia collaborativa muoiono dopo sei mesi, un anno, e faticano ad accedere al credito. In questo senso la nostra richiesta è quella di sgravare le imprese da pesi fiscali e facilitare i processi di fundrasing».

Twitter @AlbertoBellotto

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