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MAMBO 5 Maggio Mag 2016 1113 05 maggio 2016

Arrivano i Davigo boys, ed è subito galera

Tra i magistrati si delinea un contro-potere distruttivo. Renzi sarà il prossimo inquisito?

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Piercamillo Davigo.

Si sono un po' tutti spaventati, magistrati e Pd, dopo l'incauta dichiarazione dell'ex sindaco di Arezzo, città di Maria Elena Boschi, l'onorevole Giuseppe Fanfani, che chiedeva un'inchiesta del Csm sui magistrati che hanno mandato in galera il sindaco di Lodi. La successiva retromarcia ha evitato la guerra mondiale ma gli eserciti sono ormai fuori dagli accampamenti.
Il generale Piercamillo Davigo ha dato l'ordine di attacco con la sua teoria che i politici sono tutti sospettabili e in maggioranza senza vergogna.
DOPO DAVIGO, UNA SEQUENZA DI ARRESTI. Abbiamo così avuto in sequenza il segretario del Pd campano intercettato al telefono con un imprenditore omonimo di un capo-camorra, e forse camorrista anche lui, per la storia dei lavori in un edificio storico di valore risorgimentale.
Poi c'è' stato il sindaco di Lodi, Simone Uggetti, un comunista passato con Matteo Renzi, anzi, a essere più precisi con Lorenzo Guerini, vice-segretario di quella cosa chiamata Partito democratico, che si è fatto beccare perché avrebbe voluto far assegnare a una ditta la gestione delle piscine comunali con un bando 'miliardario ' di ben 5.000 (dicasi cinquemila) euro, realizzando così una ignobile turbativa d'asta.
Era ovvio che un simile delinquente dovesse essere platealmente ammanettato e portato in carcere perché ormai questi politici, da cui ci proteggono i Davigo boy's o girl's , sanno usare telefonini e computer e quindi da casa possono comunicare.
ARRIVEREMO AL 41 BIS PER I POLITICI? Forse Davigo potrebbe proporre il 41 bis per ogni politico incastrato o incastrabile. Per fortuna che c'è pure qualcuno fra i magistrati, come Vittorio Borraccetti, ex pivot del Csm e dell'Anm, che osserva quanto sia sproporzionato l'arresto del sindaco di Lodi.
Per sfortuna, però, che c'è invece Piergiorgio Morosini che, come racconta Annalisa Chirico sul Foglio, intercetta l'amica cronista nei corridoi del Csm e, deplorando che persino in magistratura dilaga la politica, le annuncia che tornando da magistrato nella sua Sicilia troverà il tempo per fare la campagna del 'No' contro il referendum di Renzi per fermare un premier che non gli piace.
Si adotteranno giuristi, costituzionalisti, giustizialisti, manettari di ogni parte di Italia e professione, ma il dato politico che emerge è che per fare il sindaco o avere un altro incarico amministrativo devi, per ogni atto, chiedere il permesso al magistrato, non a un qualunque magistrato, ma a quelli che sono scesi in terra per liberarci dal peccato.
Pensate alla turbativa d'asta: questa figura di reato potrebbe mandare in galera migliaia di amministratori. Pensate al concorso esterno: chiunque in terra del Sud, ma anche a Milano, si imbatte in un imprenditore dal cognome calabrese e/o siciliano deve fare indagini a proprie spese perché potrebbe essere accusato di mafiosità.
Il vecchio brocardo latino onus probandi incumbit ei qui dicit (alla lettera 'l'onere della prova è a carico di chi fa valere in giudizio un diritto', ndr), non vale più. Prima ti arresto, così ti spaventi e parli.
UN ESERCITO DI EREDI DI DI PIETRO. Poi dite che Di Pietro non ha lasciato eredi. L'Italia di oggi ha più o meno gli stessi ladroni di altri Paesi (le statistiche in merito fanno ridere come quelle che ci indicherebbero come lo Stato con meno libertà di stampa di regimi orientali o del Sud Est asiatico), ma ha una magistratura che segue passo passo chiunque faccia politica, chiunque abbia successo in politica per frenarne la corsa. Forse non c'è complotto. Ma volta a volta si delinea un contro-potere distruttivo.
Renzi è, con tutta evidenza, il primo della lista. Fossi in lui starei in campana. Fossi un magistrato starei attento all'assommarsi di provvedimenti esagerati. La politica, l'economia e la giustizia sono piene di gente corruttibile. Ma in nessuno di questi luoghi c'è l'Unto dal signore.
L'opinione pubblica lo sa sulla propria pelle talché non mette i magistrati nei primi posti delle classifiche sulla fiducia e sul gradimento.
Siamo ormai a questo: se pensi alla politica ti viene in mente la corruzione, se pensi alla magistratura ti vengono in mente le inchieste di De Magistris e la sua carriera. Nella detestata politica, of course.

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