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EUROPA 5 Maggio Mag 2016 2203 05 maggio 2016

Brennero e migranti, asse Renzi-Merkel contro l'Austria

La cancelliera dopo il pranzo a Palazzo Chigi: «Difendiamo le frontiere esterne per evitare il ritorno dei nazionalismi». Il premier: «Vienna fuori dalla storia». Ma Roma e Berlino divise su Eurobond.

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La conferenza stampa di Angela Merkel e Matteo Renzi.

I nazionalismi, la chiusura dei confini (leggi Brennero), i muri e la spinta populista della destra europea preoccupano Angela Merkel e Matteo Renzi. Che si schierano uniti e, almeno a parole, pronti a saldare un asse 'anti-Austria' e a sostegno di Schengen.
Provando anche a superare scogli come gli eurobond, il meccanismo di finanziamento del Migration Compact proposto da Roma ma che a Berlino non piace. I due leader, dopo un pranzo a Palazzo Chigi, cercano così di minimizzare le distanze.
RENZI: «SU EUROBOND OPINIONI DIVERSE». «Abbiamo opinioni diverse su questo punto, ma a me interessa il risultato: trovare fondi per l'Africa», sottolinea il premier lasciando aperta qualsiasi opzione alternativa. Purché le risorse si mettano sul tavolo: «Non sono innamorato di una forma di finanziamento o un'altra», ripete anche più tardi ai Musei Capitolini. La cancelliera lo ascolta. Non si muove dalla sua posizione, quella di una Germania che non vuol sentire parlare di condivisione del debito, ma rilancia proponendo la sua idea: quella di usare la flessibilità all'interno del bilancio Ue. Un po' come accaduto per finanziare l'accordo con la Turchia, spiega.
FORTE CONVERGENZA SUL BRENNERO. Insomma i distinguo ci sono e restano, ma la parola d'ordine è rimanere compatti perché «è un dovere di tutti che la scommessa europea sull'immigrazione funzioni. Siamo impegnati affinché l'accordo con la Turchia possa essere ulteriormente incoraggiato», dice Renzi parlando di «forte convergenza» con Berlino sui migranti. Frau Angela rilancia: «Dobbiamo difendere il trattato di Schengen, altrimenti si rischia di ricadere nei nazionalismi. È in gioco il futuro dell'Europa», dice mentre rimbalza dalla sala l'attesa domanda sul Brennero e su quella definizione - 'scafisti di Stato' - con cui il leader dell'ultradestra austriaca, Heinz-Christian Strache, ha bollato oggi il duo Renzi-Merkel.
«VIENNA FUORI DALLA STORIA». Il premier italiano la liquida come «una frase vergognosa», ribadendo che l'ipotesi della chiusura del valico 'simbolo' e la posizione di Vienna sono «fuori dalla storia, anacronistiche e non giustificate da nessuna emergenza». Anche perché i numeri degli arrivi dalla Libia non parlano di emergenza, aggiunge. «Serve una risposta politica, non tecnica», rimarca Angela, spiegando che «i problemi non si risolvono con la chiusura dei confini. Sono stata molto critica anche nel caso del muro della Macedonia. Dobbiamo essere leali gli uni con gli altri», aggiunge senza sbilanciarsi di più ma chiarendo, almeno in parte, la sua posizione sul Brennero apparsa finora un po' ambigua.
E lancia un assist a Roma, che «non va lasciata sola nell'emergenza migranti», usando la stessa frase ribadita anche dal presidente della commissione Ue, Jean Claude Juncker.
UNITI DA ANCELOTTI. Angela e Matteo scherzano, si scambiano battute sul calcio e sul quel 'destino comune' che ora unisce i due Paesi anche con Carlo Ancelotti allenatore del Bayern, parlano di rapporti eccellenti e si 'corteggiano' scambiandosi complimenti. A cominciare dal plauso, l'ennesimo, arrivato dalla cancelliera alle riforme del governo Renzi, prima tra tutte il Jobs act. La Merkel si sfila però - è un organo 'indipendente', taglia corto - alla richiesta di commento sulle recenti dichiarazioni del presidente della Bundesbank sulle violazioni italiane al Patto.
Domanda che, invece, accende Renzi: quelle frasi «non hanno creato certo concitazione in Italia, quella stagione è finita». «Quello che c'è da fare lo sappiamo da soli, lo decidiamo con i partner Ue e non ce lo facciamo dire da governatori di banche straniere», aggiunge parlando dei 'suoi' progressi e di quella curva del debito che ha invertito tendenza e si è «stabilizzata».
«ANCHE IN GERMANIA COMPITI DA FARE...». Certo «deve scendere», ma «noi vogliamo farlo gradualmente per inserire incentivi nell'economia, anche se altri ci richiamano ad una curva più veloce». E rilancia la sua ricetta: «Se non c'è una forte scommessa sugli investimenti l'Europa perderà la sua leadership» nel mondo.
«Se l'Europa investe solo sul patto di stabilità dimentica che si chiama patto di stabilità e crescita», ribadisce ancora una volta mentre la Merkel accanto ascolta. E chiude commentando che le riforme italiane «sono un contributo alla competitività: è la direzione in cui dobbiamo andare. Non solo l'Italia, anche in Germania abbiamo compiti da fare...».

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