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GIUSTIZIA 5 Maggio Mag 2016 1654 05 maggio 2016

Lodi, viaggio nell'ex procura delle nebbie

Dopo 25 anni «disgraziati», il tribunale di Lodi torna alla ribalta col caso Uggetti. Grazie a Russo, ex procuratore capo. Che ricorre al Tar contro il pensionamento.

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Simone Uggetti.

Ieri un porto delle nebbie, sconosciuto, mai citato sulla grande stampa se non per casi di cronaca nera; oggi un tribunale che è arrivato persino al Consiglio superiore della magistratura dopo l’arresto del sindaco di Lodi Simone Uggetti.
Vale la pena di raccontare la storia della procura lodigiana che sta spaccando il governo e il Csm dopo le dichiarazioni di Giuseppe Fanfani, consigliere e politico in quota del Partito democratico, vicino al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.
TANGENTOPOLI, POI IL NULLA. Dopo il ciclone Tangentopoli all’inizio degli Anni 90, quando la classe politica della vecchia Democrazia cristiana e del Partito socialista fu spazzata via, lasciando solo gli eredi del Partito comunista in vita, questo tribunale in mezzo alla ''Padania'' cara alla Lega Nord non ha mai fatto notizia.
Qualcuno in città l’aveva ormai ribattezzata una procura “disgraziata”, con fascicoli e faldoni che rimanevano fermi per anni: colpa, soprattutto, dei problemi di organico.
È servito un nuovo procuratore capo nel 2012 per togliere la polvere dagli scaffali e dalle carte ormai ingiallite.
E cioè Vincenzo Russo, rimasto alla guida fino al 31 dicembre 2015.
PENSIONAMENTO FORZATO. Lui stesso spiega a Lettera43.it: «Diciamo pure che prima che arrivassi io c'è stato un lungo periodo di vacanza».
Il suo, tra l'altro, è stato un pensionamento forzato e su cui pende un ricorso al Tar: Russo è tra i magistrati che avevano chiesto e ottenuto dal Csm di poter rimanere in servizio fino a 75 anni, ma per effetto della legge del 2014 varata dal governo Renzi che ha abbassato l’età di messa a riposo delle toghe da 75 a 70 anni è stato pensionato.
Non è dunque escluso che l’ex procuratore capo, che nutre di grande stima al Palazzo di Giustizia, possa tornare in sella.
UN ARRETRATO NOTEVOLE. Al momento al suo posto c'è il sostituto procuratore Sara Mantovani, che ha coordinato le indagini che hanno portato all’arresto di Uggetti, un politico nato nel Pci ma storicamente legato a Lorenzo Guerini, l’erede della Dc poi diventato vicesegretario e portavoce del Pd renziano.
Russo ora racconta: «Al mio arrivo c’era un arretrato notevole e solo due magistrati in organico che successivamente sono riuscito a portare a sette».

C'erano 8.300 fascicoli impolverati: lavoro dimezzato con Russo

L'ex procuratore capo della procura di Lodi Vincenzo Russo.

Russo venne chiamato a Lodi da Armando Spataro, che ha retto la locale procura nel 2012 come facente funzioni distaccato dalla procura di Milano, storico membro di Magistratura democratica e ora procuratore capo a Torino.
«Mancava una guida da due anni», ricorda Russo, «e abbiamo iniziato a togliere polvere da parecchi fascicoli».
Circa 8.300 per la precisione, una mole di lavoro dimezzata sotto la gestione Russo.
PALENZONA PRESCRITTO. Nell'arretrato c’era pure quello a carico di Fabrizio Palenzona (vicepresidente di Unicredit).
Un'indagine figlia della stagione dei “furbetti del quartierino” che pergrinò per le procure di Milano e Alessandria fino all’approdo a Lodi.
Tutto inutile però: quando il caso “riemerse” la prescrizione incombeva e arrivò come una mannaia poco dopo.
«A LODI COLLEGHI VALIDI». Insomma, la procura di Lodi ha iniziato a funzionare solo da gennaio 2013.
E proprio le pm che si stanno occupando del caso Uggetti sono maturate sotto l’ala di Russo, arrivato in Lombardia dopo sette anni alla procura di Foggia, sempre da capo.
«Ho lasciato a Lodi colleghi giovani, validi e competenti e che ringrazierò sempre per la collaborazione», dice.
Adesso la decisione del Tar impatta con la pratica al Csm per la nomina del successore di Russo.
Se il tribunale amministrativo non dovesse decidere in tempo per il reintegro, è destinata ad arrivare la nomina del nuovo capo dal Consiglio superiore della magistratura.

Pugliese, Chiaro e Dolci in lizza per la successione

La procura di Lodi.

I nomi in lizza sono tre e stanno spaccando il Csm: Carmen Pugliese, pubblico ministero a Bergamo e già candidata alla guida della procura bergamasca, Domenico Chiaro, sostituto procuratore generale alla Corte d’Appello di Brescia, e Alessandra Dolci in forza alla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano.
Sono i profili usciti dalla quinta commissione.
SCONTRO TRA CORRENTI. Ora deve votare il plenum del Csm. Ma è evidente che pesa lo scontro in seno a Palazzo dei Marescialli: Magistratura indipendente è più spostata su Pugliese, mentre Area sostiene Dolci, magistrato cresciuto alla procura di Milano con Ilda Boccassini alla Dda.
DECISIONE ENTRO MAGGIO. La nomina dovrebbe arrivare entro fine maggio 2016, sempre che prima il Tar non si pronunci sul ricorso presentato da Russo: dovesse arrivare una sentenza favorevole, l’ex procuratore capo tornerebbe al suo posto «per finire un lavoro iniziato tre anni fa».
Non a caso sulla vicenda Uggetti Russo non si espone, e nemmeno sui fascicoli più impolverati che ha trovato al suo arrivo.
Di quelli si potrà parlare dopo la sentenza del Tar.


Twitter @ARoldering e @lucarinaldi

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