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SCONTRO 5 Maggio Mag 2016 2100 05 maggio 2016

Renzi-magistrati, ora il governo teme nuove inchieste

Nel mirino potrebbero finire Delrio e Boschi. Per i casi 'ndrangheta ed Etruria. Renzi teme per il referendum. L'Anm: «Se vere, parole di Morosini inopportune».

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Andrea Orlando e Matteo Renzi.

La tensione tra il governo di Matteo Renzi e l’Associazione nazionale magistrati (Anm) di Piercamillo Davigo è alle stelle, con il ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando a ricucire.
Tanto che il 10 maggio 2016 proprio il Guardasigilli ha in programma un incontro con i vertici del sindacato delle toghe che lo vedono come «l’unico punto di riferimento all’interno dell’esecutivo».
O almeno è quello che ha detto Davigo durante la giunta che doveva “processarlo” dopo le dichiarazioni contro «i politici che continuano a rubare e non si vergognano».
ORLANDO COME BUONGIORNO. In sostanza, Orlando si sta sempre più ritagliando la figura di mediatore tra giudici e Palazzo Chigi, nella veste di quello che fu l’avvocato Giulia Buongiorno ai tempi delle tensioni tra le procure e i governi di Silvio Berlusconi.
Nel mezzo ci sono le riforme del governo sul fronte giustizia, come pure le nomine nelle procure, tra cui in particolare quella di Milano e soprattutto le inchieste in corso che da Nord a Sud stanno decimando il Partito democratico (tra cui Lodi, petrolio con De Filippo, caso Graziano, De Luca, Soru).
MOROSINI SCALDA GLI ANIMI. Se le bordate di Giuseppe Fanfani, consigliere di palazzo dei Marescialli in quota Pd - contro la procura di Lodi e l’arresto eccessivo del sindaco Simone Uggetti - sembravano rientrate dopo il passo indietro del politico aretino, è stata l’intervista di Annalisa Chirico a Piergiorgio Morosini su Il Foglio a riaccendere ancora di più gli animi.
La leader di ''Fino a Prova contraria'', associazione che funge da pungolo al governo sulla riforma della giustizia, ha raccolto un colloquio dove uno dei leader di Magistratura democratica dipinge Renzi come un nuovo Berlusconi, con il rischio per di più di una deriva autoritaria dopo il referendum costituzionale.
LAVORI DEL CSM BLOCCATI. La bomba Morosini, che si è affrettato a smentire le dichiarazioni confermando di fatto la chiacchierata, ha tenuto bloccato il Consiglio superiore della magistratura per quasi tutta la mattina di giovedì 4 maggio.
E ha portato proprio Orlando a intervenire sul caso chiedendo al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini un incontro formale per «un chiarimento».
A quanto pare sarebbe stato lo stesso Renzi a pretendere una presa di posizione da parte del ministro di Grazia e Giustizia.

La raffica di inchieste può continuare: Delrio e Boschi i prossimi?

Il sottosegretario Graziano Delrio e Maria Elena Boschi nell'Aula di Palazzo Madama.

Ma c’è un problema di fondo nello scontro tra politica e procura nella nuova era renziana.
La raffica di inchieste continua.
E ormai nelle segrete stanze della politica si dà per scontato che da qui a ottobre 2016, quando è previsto il voto per il referendum, potrebbero emergere nuove indagini pronte a colpire l’esecutivo.
Prima Stefano Graziano a Napoli, poi Uggetti, uomo vicinissimo a Lorenzo Guerini, portavoce e vicepresidente del Pd, esponente che negli ultimi mesi non faceva più parte del ristretto circolo renziano ma che comunque conta e pesa in via del Nazareno, soprattutto nei rapporti con il leader di Ala Denis Verdini, la colonna portante del governo.
A quanto pare, però, non sarebbero solo queste le inchieste della magistratura che spaventano i renziani.
Sono due i ministri su cui si concentrano la maggior parte della paure di palazzo Chigi.
DUE CASI: BRESCELLO ED ETRURIA. A preoccupare sarebbero Graziano Delrio, ministro per le Infrastrutture, e in particolare Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme.
Il primo è stato tirato in ballo a Brescello, Comune commissariato per mafia, per i suoi presunti rapporti, ancora da dimostrare, con la ‘ndrangheta calabrese guidata da Francesco Grande Aracri, boss originario di Cutro, un Comune gemellato con Reggio Emilia, città nativa di Delrio.
La seconda è invece coinvolta indirettamente sul caso Banca Etruria, dopo che il padre Pier Luigi Boschi è stato indagato nel dissesto finanziario dell’istituto di credito aretino per bancarotta fraudolenta.
ANSIA PER LE AMMINISTRATIVE. La Guardia di finanza e i magistrati continuano a scavare, non è detto quindi che non possano emergere novità a breve, magari proprio a ridosso delle elezioni amministrative 2016 o per tutta l’estate, come ha già vaticinato il giornalista Paolo Mieli.
Tocca a Orlando dialogare, ma non è detto che basti. In teoria il 10 maggio sarebbe potuto essere il giorno della tregua.
Ma c’è chi tra Palazzo dei Marescialli e il parlamento ricorda che Renzi non ha l’immunità parlamentare.

Twitter @ARoldering

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