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CONFLITTO 5 Maggio Mag 2016 1901 05 maggio 2016

Scontri a Gaza, l'escalation tra Hamas e Israele in cinque punti

L'inasprimento delle violenze, le ragioni dei due fronti, l'ambiguità della milizia palestinese e le differenze con il conflitto del 2014.

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Il fumo si alza da Rafah dopo il raid aereo israeliano.

Lo spettro della guerra sta tornando sulla Striscia di Gaza, dove da giorni si assiste a un'escalation di violenze che sta mettendo a rischio il cessate il fuoco in vigore dal conflitto dell'estate 2014.
Sia Hamas che le autorità israeliane sostengono di non volere che la situazioni degeneri, e l'Egitto si è già posto come mediatore per abbassare i toni dello scontro.
RAPPORTI TESI CON L'INTIFADA DEI COLTELLI. I rapporti tra lo Stato ebraico e le autorità palestinesi non sono certo in una buona fase dopo la cosiddetta “intifada dei coltelli” iniziata nell'ottobre 2015. La serie di attacchi con coltelli da parte di palestinesi in Cisgiordania e in territorio israeliano non ha come responsabile politico ufficiale né l'Autorità palestinese né Hamas, ma l'approvazione spinta fino all'incitamento di quest'ultima alle aggressioni non ha fatto che peggiorare la situazione.
Ecco lo stato del conflitto in cinque punti:

1. L'escalation di violenze: mortai palestinesi e raid israeliani

Il 6 maggio si è ripetuta la modalità di scontri che ormai va avanti da tre giorni: dopo nuovi colpi di mortaio dalla Striscia, l'aviazione israeliana ha attaccato una 'postazione terroristica di Hamas' nel sud di Gaza.
Il giorno precedente colpi di mortaio da erano stati sparati contro pattuglie di soldati israeliani all'opera nella parte sud della Striscia. L'esercito ha risposto a sua volta al fuoco, e nel pomeriggio l'aviazione israeliana aveva attaccato postazioni ad Est della città di Rafah. Secondo fonti giornalistiche locali, una donna palestinese è rimasta uccisa.
SCOPERTO UN TUNNEL DI HAMAS. È il terzo giorno di fila che avviene uno scambio di colpi. La zona degli incidenti del secondo giorno sarebbe quella dove l'esercito ha scoperto un nuovo tunnel di Hamas diretto verso Israele.
Secondo l'esercito erano stati tre inizialmente i colpi di mortaio sparati da Gaza verso le pattuglie in attività lungo la barriera difensiva, ma col passare della giornata il numero degli attacchi è continuato ad aumentare. Nel frattempo, secondo molte fonti, le autorità israeliane hanno dichiarato zona militare chiusa l'intera area nella quale è stato trovato il nuovo passaggio sotterraneo.
COLPI DI MORTAIO DI HAMAS. La notte tra il 4 e il 5, dopo un altro lancio di colpi di mortaio da Gaza, Israele aveva colpito postazioni di Hamas nel Nord della Striscia. La tensione non è dunque diminuita nonostante il rappresentante di Hamas Abou Marzouk, citato dai media, abbia sostenuto dal Cairo che era stata raggiunta una mediazione tra le parti grazie all'intervento dell'Egitto.

2. Il punto di vista palestinese: l'espansione di Israele

Il rappresentante di Hamas, Abou Marzouk, citato dai media, aveva sostenuto dal Cairo che era stata raggiunta una mediazione tra le parti grazie all'intervento dell'Egitto, ma le violenze sono proseguite.
Hamas sostiene che Israele stia tentando di espandersi oltre la linea di confine della Striscia, continuando la stessa strategia di allargamento applicata in Cisgiordania.
«ESPANSIONE DI ISRAELE». Marzouk ha dichiarato, prima di dare notizia della mediazione egiziana, che quanto accaduto ai confini Est della Striscia «è un tentativo di Israele di mettere in atto operazioni sul terreno per 150 metri oltre il confine. Questo è ciò che ha spinto i nostri uomini a ingaggiare questo scontro. Per impedire ai loro bulldozer di continuare nel loro operato».
«BULLDOZER OPERATIVI DAL 14 APRILE». Secondo l'agenzia stampa palestinese Ma'an, alcuni di questi mezzi sarebbero entrati nel Sud della Striscia, accompagnati da droni e altri mezzi militari, già dal 14 aprile.
Mushir al-Marsi, un portavoce di Hamas, ha denunciato che «l'escalation israeliana è un fattore nuovo» e ha precisato che «la resistenza palestinese sta tenendo consultazioni per decidere come reagire».

3. Il punto di vista israeliano: i nuovi tunnel di Hamas

I colpi di mortaio sparati da Hamas sono stati diretti verso i soldati israeliani impiegati nelle ricerche attualmente in corso sul terreno da parte dell'esercito israeliano nel tentativo di localizzare nuovi tunnel militari.
Il 18 aprile, le forze di sicurezza dello Stato ebraico hanno individuato un tunnel costruito per accedere da Gaza al territorio israeliano. Si è trattato del primo caso dalla guerra dell'estate 2014, nel corso della quale l'esercito aveva distrutto tutti i passaggi sotterranei costruiti da Hamas. Dalla fine della guerra, Gerusalemme ha investito oltre 250 milioni di dollari in tecnologie atte all'individuazione dei tunnel.
INDIVIDUATO UN SECONDO TUNNEL. Il 5 maggio, l'esercito ha individuato un altro passaggio sotterraneo destinato al passaggio di miliziani di Hamas in territorio israeliano. La scoperta è arrivata grazie all'arresto di un membro del gruppo da parte dei servizi di sicurezza. L'uomo avrebbe rivelato non solo la presenza di questo passaggio, ma di tutta la rete.
I soldati attaccati dai colpi di mortaio di Hamas erano di pattuglia lungo i confini della Striscia proprio con il compito di individuare nuovi passaggi, un tentativo che i miliziani palestinesi hanno cercato di mandare a monte.
NETANYAHU IN VISITA AL CONFINE. A testimoniare l'importanza che Israele riserva all'individuazione e alla distruzione dei tunnel scavati da Hamas, il 3 maggio il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu a sorpresa si era recato al confine con la Striscia insieme al ministro della difesa Moshè Yaalon e al capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot.

4. L'ambiguità di Hamas: l'attentato all'autobus del 18 aprile

Nel pomeriggio di lunedì 18 aprile, una bomba esplosa su un autobus in transito nella parte meridionale di Gerusalemme ha causato 20 feriti. L'attentato non è stato rivendicato, ma Hamas ha lodato su Twitter l'operazione: «Una naturale reazione ai crimini sionisti, nello specifico per le uccisioni extragiudiziali e la profanazione della Mosche di Al-Aqsa».
NESSUNA RIVENDICAZIONE. Il 21 aprile, l'organizzazione ha commemorato la morte dell'attentatore, ma non ha ancora rivendicato la responsabilità degli attacchi. Secondo alcuni analisti, con questo atteggiamento Hamas vorrebbe suggerire alle forze di sicurezza israeliane che non vuole dare inizio a un nuovo conflitto, come successo nel 2014 in seguito al rapimento di tre coloni israeliani a Hebron. Quell'azione portò rapidamente alla guerra, che ora l'organizzazione sembra voler evitare. Tuttavia, Hamas sta incitando ad operazioni contro lo Stato ebraico per far ripartire i disordini. Nashat al Aqtash, un analista della Birzeit University in Cisgiordania, ha dichiarato al sito Al Monitor che «è difficile determinare se l'operazione di Gerusalemme fosse organizzata o un atto individuale, ma è chiaro che Hamas stia stimolando azioni simili per far ripartire l'intifada».
«HAMAS VUOLE EVITARE RIPERCUSSIONI». «Allo stesso tempo», ha dichiarato, «l'organizzazione sta cercando di evitare ripercussioni rifiutando la responsabilità dell'attentato». Sembra che la milizia, al comando nella Striscia, stia facendo precisi calcoli in una fase critica con Israele, ma la storia dei Territori insegna che le reazioni a catena non sono facili da controllare, e le recenti violenze potrebbero velocemente trasformarsi in un conflitto esteso.

5. Le differenze con la guerra del 2014: nessun casus belli

Quando nell'estate del 2014 iniziò la guerra che causò la morte di circa 2.250 palestinesi e di 72 tra soldati e civili israeliani, l'intento dichiarato dell'operazione israeliana era quello di fermare il lancio di missili dalla Striscia verso il proprio territorio, intensificatosi dopo il giro di vite operato dagli israeliani in seguito al rapimento e l'uccisione di tre adolescenti israeliani operati da due membri di Hamas.
LA RIVENDICAZIONE DEI RAID DI HAMAS. Il 7 giugno, dopo un bombardamento che uccise sette guerriglieri di Hamas, l'organizzazione si assunse la responsabilità per i razzi lanciati e sparò una quarantina di missili verso Israele.
Il 17 luglio iniziò l'invasione di terra, con l'obiettivo ufficiale di distruggere la rete di tunnel di Hamas. La stessa rete che ora i miliziani estremisti palestinesi stanno cercando di ricostruire.

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