Cantanti Contro Trump 160506113255
POLEMICHE 5 Maggio Mag 2016 1541 05 maggio 2016

Usa, la guerra dei musicisti a Donald Trump

Stones, Adele, John e R.E.M. contro il magnate: «Non usi i nostri pezzi». E anche i Pearl Jam lo attaccano: «Ce l'ha piccolo».

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Ha strappato la nomination repubblicana, facendo fuori anche Ted Cruz. Ma se davvero dovesse riuscire a varcare le soglie della Casa Bianca Donald Trump faticherebbe a trovare una colonna sonora per celebrare quel trionfo che terrorizza molti per le possibili ripercussioni geopolitiche.
Già, perché dal mondo della musica non si contano più le prese di distanza dal magnate a stelle e striscie. Artisti che gli fanno campagna contro, come i Pearl Jam, o che non ne vogliono proprio sapere di sentire associati i propri brani agli slogan elettorali di Trump.
«LA SMETTA IMMEDIATAMENTE». Ora è a volta dei Rolling Stones, che hanno divulgato un comunicato ufficiale per diffidare l'aspirante presidente dall'utilizzare le loro canzoni sui palcoscenici repubblicani. «Non gli è stata mai concessa l’autorizzazione per farne uso, quindi smetta di utilizzarle immediatamente», ha intimato la band di Mick Jagger e Keith Richards.
Tra i pezzi preferiti dal miliardiario ci sarebbe You can’t always get what you want, mentre secondo quanto riportato dal New Yorker i suoi convegni elettorali sono stati accompagnati da diversi brani della band, da Sympathy for the devil a Brown sugar.

  • You can’t always get what you want, Rolling Stones.

Gli Stones, tuttavia, sono in buona compagnia. A febbraio era stata la volta di Adele, infuriata a tal punto da sbottare contro il tycoon, accusato di non aver ricevuto alcun permesso per servirsi di Skyfall e Rolling in the deep.
E pensare che Trump pare essere un fan della cantante, tanto da essere stato avvistato a un suo concerto a New York.

  • Rolling in the deep, Adele.

Cinque mesi prima era toccato invece ai democratici R.E.M, obamiani di ferro, riprendere Trump con un post su Facebook riassunto da un inequivocabile «smettila di usare le nostre canzoni per le tue stupide campagne elettorali». Il candidato repubblicano aveva fatto partire It's the end of the world as we know it per criticare l'accordo siglato tra Stati Uniti e Iran. «Non autorizziamo né tolleriamo che la nostra musica venga usata per eventi politici», era stata la risposta. «Pertanto chiediamo ai candidati di smettere di farlo. Vogliamo ricordare che ci sono cose più importanti in ballo».

  • It's the end of the world as we know it, R.E.M.

Di lì a pochi mesi Elton John avrebbe intimato a Trump di non utilizzare la sempiterna Rocket man.

  • Rocket man, Elton John.

Mentre all'inizio di aprile gli House of Pain (Jump around in questo caso il brano conteso) senza troppi giri di parole avevano twittato «Hey @realDonaldTrump stop using my song jump around at your rallies you piece of shit».

  • Jump around, House of Pain.

Neil Young aveva posto il veto sulla sua Rockin' in the free world.

  • Rockin' in the free world, Neil Young.

Steven Tyler, infine, frontman degli Aerosmith, aveva inviato, tramite i suoi avvocati, una lettera in cui si diffidava Trump dal continuare a usare una Dream on durante la campagna elettorale per non dare «la falsa impressione che sia collegato e abbia dato il suo sostegno alla candidatura».

  • Dream on, Aerosmith.

È noto anche come Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam, non nutra particolari simpatie per Donald Trump. Dopo averlo preso in giro indossando una sua maschera, il primo maggio, durante un concerto al Madison Squadre Garden di New York, ha cambiato le ultime parole di Wishlist cantando «Anche io sarei migliore di alcune di queste persone» e «Si fotta donald Trump. È come se ogni volta che dice 'grande' il suo c***o diventasse più piccolo». Per poi lasciarsi andare a un endorsement ai dem Clinton e Sanders: «Mi piace Hillary, ma sento più vicino Bern».

  • Eddie Vedder dei Pearl Jam attacca Trump durante un concerto.

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