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ALLE URNE 6 Maggio Mag 2016 0947 06 maggio 2016

Elezioni Inghilterra, Sadiq Khan nuovo sindaco di Londra

Il laburista è a un passo dalla vittoria. Sarebbe il primo musulmano a governare la City. Ma Corbyn crolla in Scozia.

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Scrutatori all'Emirates Arena di Glasgow.

Nella Londra che rifiuta i migranti, il sindaco potrebbe pregare Allah. Sadiq Khan è a un passo dal diventare il successore di Boris Johnson, facendo cambiare colore politico alla capitale d'Inghilterra.
Deputato laburista ed ex avvocato dei diritti umani, figlio di immigrati, Khan ha 45 anni ed è cresciuto nei quartieri popolari a Sud del Tamigi, e ora, secondo tutti i sondaggi, è in netto vantaggio sul candidato conservatore Zac Goldsmith.
KHAN IN TESTA DI 9 PUNTI. Khan è in testa con 9 punti di scarto (44% a 35) su Goldsmith alla fine dello scrutinio delle cosiddette 'prime preferenze' del voto per l'elezione del sindaco di Londra. Secondo il sistema britannico in vigore nella capitale, si spassa ora allo spoglio delle seconde preferenze (ogni elettore esprime un primo e un secondo candidato preferito) per ufficializzare il vincitore.
In tutto il Regno Unito sono stati 16 milioni gli elettori chiamati alle urne, con nuovi sindaci da scegliere per Liverpool e Bristol e due elezioni suppletive della Camera dei Comuni, mentre in Scozia, Galles e Irlanda del Nord si è votato per il rinnovo delle assemblee nazionali.
TEST PER CAMERON E CORBYN. I risultati possono essere un metro per testare quanto abbia pesato sul premier conservatore David Cameron la spaccatura interna al suo partito sul referendum del 23 giugno sulla Brexit; e quanto possa aver pagato dazio il nuovo leader della sinistra anti-austerity, Jeremy Corbyn, alle polemiche sull'antisemitismo nel Labour.
LA SCOZIA ANCORA ALL'SNP. Dalla Scozia sono arrivate cattive notizie per gli stessi laburisti, secondo nel parlamento d'Edimburgo, dietro gli indipendentisti dell'Snp, che si riconfermano per il terzo mandato.
Il premier scozzese Nicola Sturgeon ha dichiarato che formerà un governo di minoranza dopo la vittoria del suo Scottish National Party (Snp) nelle elezioni per il Parlamento di Edimburgo. La leader ha definito «storico» il risultato ottenuto dal suo partito, che si è aggiudicato 63 seggi. Successo che però non ha permesso la conquista della maggioranza assoluta nell'assemblea di Holyrood. Il mandato per la Sturgeon è comunque «chiaro e inequivocabile» e l'Snp non intende fare accordi con altri partiti.
I LABURISTI TENGONO 40 CONSIGLI. A metà spoglio, i laburisti di Jeremy Corbyn mantengono 40 consigli locali perdendo solo uno, mentre i Tory di David Cameron ne tengono 19 perdendone due e il Libdem di Tim Farron ne guadagnano 2. Dati tendenziali sulla percentuale di voti su base nazionale indicano che il Labour perde rispetto alla vittoria delle amministrative 2012, mentre recupera qualcosa rispetto alle politiche 2015. I Conservatori fanno il contrario e con questi numeri perderebbero teoricamente la maggioranza assoluta attuale alla Camera dei Comuni. Libdem in lieve ripresa e consolidamento degli euroscettici dell'Ukip, che non sfonda in Scozia ma per la prima volta conquista sei seggi nell'Assemblea nazionale gallese e in Inghilterra, a metà dei seggi scrutinati, può già contare su 28 posti di consigliere locale, con uno straordinario incremento di 23 rispetto a quelli controllati con le precedenti elezioni.
LIVERPOOL SI CONFERMA LABURISTA. Liverpool non ha tradito i laburisti. A vincere nella città dei Beatles è stato Joe Anderson, primo sindaco eletto direttamente dal popolo in città nel 2012, confermato ora con una maggioranza assoluta del 52,6% dei voti. Alle sue spalle il Libdem Richard Kemp, con oltre 30 punti di scarto, poi i Verdi con un buon 10,9%. Addirittura sesti i Tory di David Cameron: tradizionalmente deboli da quelle parti, ma il cui candidato, Tony Caldeira, è stato ridicolizzato con appena il 3,6% dei consensi.
Ma il premio in palio che conta, per quanto relativamente indicativo sugli equilibri elettorali nazionali, resta Londra: la metropoli cosmopolita che traina l'intero Paese e che di anno anno diventa sempre più multicolore.

Khan in tour nei quartieri popolari

Zack Goldsmith, candidato conservatore a Londra.

Khan ne è partito alla conquista di buon ora. Prima si è fermato fra le case popolari di Henry Prince estate, nel quartiere di Wandsworth, dove è cresciuto quinto di otto figli nati da una coppia di immigrati pachistani (padre per anni autista di bus, madre rammendatrice). «Si riparte dal luogo in cui sono cresciuto», ha twittato, «per mettere riparo alla crisi degli alloggi creata dai Tory».
Poi, con la consorte Saadiya, si è presentato sorridente nel seggio di Streatham, sempre a Sud del Tamigi.
GOLDSMITH, IL CANDIDATO DEI RICCHI. Nelle stesse ore, nel sobborgo esclusivo di Barnes, accompagnato dalla seconda moglie, l'ereditiera Alice Rotschild, arrivava il suo rivale conservatore Zac Goldsmith: il rampollo dorato che le ha tentate tutte per cercare di rovesciare il tavolo fino all'ultimo, dalla campagna referendaria anti-Ue al fianco dell'uscente e popolare Boris Johnson, ai richiami più o meno subliminali alla paura del sindaco islamico - magari «estremista» - anche a costo di tirarsi dietro accuse di razzismo. E che tuttavia i sondaggi hanno continuato a condannare fino alla vigilia.
PIÙ MODERATO DI CORBYN. Difficile del resto far aleggiare lo spettro di un'ipotetica 'Eurabia' (o quello dell'impenetrabile 'Londonistan' evocato dal possibile prossimo presidente americano Donald Trump) dietro il profilo di uno come Sadiq Khan: esponente moderato del Labour che con la svolta radicale di Corbyn non si trova nemmeno troppo a suo agio e sul quale un imam di Bradford ha scagliato addirittura nel 2013 una fatwa per il sì «blasfemo» alla legge sulle nozze gay.

«La storia di Londra è la mia storia»

Sadiq Khan, candidato sindaco di Londra.

Khan, in ogni modo, non ha mai avuto dubbi. «La storia di Londra», della Londra di oggi, «è la mia storia», ha scritto orgogliosamente sul suo sito. «La mia visione», ha insistito quasi a sottolineare quel fiume che lo separa da Goldsmith, «è semplice: dare le stesse opportunità a tutti i Londoners».
Opportunità che in tanti si attendono da lui nelle zone a Sud e a Est della capitale, in cui i musulmani sono il 20-30% e gli inglesi bianchi (non più del 45% di tutta la popolazione urbana attuale) una minoranza quasi residuale.
IL CANDIDATO DELLE FASCE DEBOLI. Un esempio è Hackney, con le sue 14 moschee: alcune variopinte e vistose, altre più anonime come la Madina Mosque di Clapton, di fronte alla quale qualche giovane con il caffetano bianco ha deciso di spiegare le ragioni della sua scelta elettorale.
Nabir ha annunciato il voto «per Khan, non solo perché è uno di noi, ma perché ha una mentalità aperta, quello che serve a questa città».
Dello stesso parere Framarz Ataye, un afgano che lavora come consulente per alcune ong: «Khan arriva da un retroterra povero e quindi conosce bene i bisogni dei cittadini e dei tanti che arrivano dall'estero».
ANCHE GLI AUTOCTONI DALLA SUA PARTE. Ma da queste parti anche i pochi 'autoctoni' sembrano allineati: «Poco importa se è musulmano o no», ha fatto eco un'anziana signora, working class inglese fino al midollo, «l'importante è che faccia qualcosa anche per i più poveri, a partire dalle case».
Sadiq va bene anche a lei. Un nome nuovo per una città che ha già cambiato faccia.

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