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MAMBO 6 Maggio Mag 2016 1100 06 maggio 2016

Rondolino difende il Pd come un militare di Mao

L'editorialista de l'Unità sembra Lin Piao: non vede che il problema è (anche) Renzi.

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Matteo Orfini e Matteo Renzi.

È difficile, oggettivamente, vedere Fabrizio Rondolino, un bravo giornalista col difetto di innamorarsi dei capi del momento, nei panni di Lin Piao, ma la lettura del suo editoriale su l'Unità fa venire alla mente i fasti e soprattutto i nefasti, forse milioni di vittime, della Grande rivoluzione culturale proletaria lanciata dal generale maoista per difendere lo Stato maggiore attaccato dai nemici interni.
Rondolino, a parte i toni di esagerata ammirazione per i successi di Matteo Renzi, è preoccupato per le inchieste e per i pm che assediano il Partito democratico, ma non tira addosso alla magistratura, secondo le nuove regole di Palazzo Chigi.
UNA CAMPAGNA INTERNA? L'editorialista chiama invece a una campagna interna al Pd per ripulire gli angolini, tutti in periferia perché il Centro è, per definizione, immacolato, e battere così la corruzione.
La novità dell'articolo de l'Unità sta in tre punti.
La rinuncia alla polemica con i magistrati, l'ammissione che il partito è largamente corrotto, l'indicazione di una parte sana, (Renzi e la sua banda dei quattro), che chiamando alla mobilitazione giovani e popolo potranno scacciare i mercanti dal tempio.
CACCIA ALLE STREGHE, NO GRAZIE. Se i primi due temi programmatici sono in parte condivisibili (io però non penso che il Pd sia così corrotto!), il rischio del terzo tema programmatico è che stia iniziando nel partito di maggioranza una caccia alle streghe per cui, dopo la rottamazione, avremo la moralizzazione dall'alto che investirà l'area non renziana.
Le prime avvisaglie si sono avute già sui social dove molti renziani 'di base' si sono esercitati a dimostrare che gli inquisiti sono tutti nativi dalemiani e bersaniani (anche il papà della Boschi?).
In ogni caso ben venga la presa di coscienza che il Pd si sia rivelato permeabile al malaffare.
Il candido Matteo Orfini crede che sia un inesorabile prezzo che si paga quando si diventa potenti.
Cioè il Pd paga la sovraesposizione.
I DIRITTI PERSONALI VANNO TUTELATI. Invece si potrebbe cogliere l'occasione proposta da Rondolino-Lin Piao per vedere più dentro il malaffare politico.
Con due precisazioni. La prima è che l'informazione deve essere Quarto potere anche verso i magistrati.
La seconda è che i diritti personali vanno tutelati dopo anni che, essendo coinvolti quelli di destra, ce ne siamo infischiati.
Il tema strutturale però non è né antropologico né sociologico. Il tema è che il partito personale, ovvero la somma dei partiti personali (fate un monumento al professor Mauro Calise che anni fa ne scoprì l'esistenza) sono all'origine dei mancati controlli e della corruzione.
Quando la filiera di comando è organizzata sulla base della fedeltà, quando il merito è valutato dal portafoglio di voti comunque raccolti, lì state sicuri che nascerà il malaffare e si nasconderà il malandrino.
CON RENZI NUOVO FAMILISMO AMORALE. Un partito non strutturato e radicato, un partito privo di ideali (oggi si passa da destra a sinistra diventandone dirigenti, come niente) sono predisposti ad allentare la tenuta morale.
Il Pd nacque debole culturalmente, qui è la colpa di tutti i predecessori di Renzi, e non si è irrobustito con l'avvento del premier che, anzi, ha esaltato un nuovo familismo amorale.
Rondolino-Lin Piao non può chiamare le masse a fare argine contro la corruzione interna (si rassegni, non lo seguirà nessuno), ma può dire ai suoi amici che forse stanno costruendo un partito 'monstre'.
Oggi si tratta di lanciare, controcorrente, una campagna 'per' la politica, Rondolino lo dice bene, per difenderla dagli attacchi qualunquistici e dalla voglia di protagonismo di personaggi alla Tito Boeri, ma questa campagna non è affidata all'afflato delle masse guidate da uno Stato maggiore in difficoltà, ma è nelle mani di 'ricostruttori' di partiti, nuovi ma veri.

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