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IL CASO 7 Maggio Mag 2016 1800 07 maggio 2016

Bolzano, le Comunali all'ombra del Brennero

Bolzano al voto per una giunta ora commissariata. Monta lo scontro sul valico. Mentre avanzano CasaPound e Lega Nord. Svp e Pd macchiati dagli scandali.

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da Bolzano

L'8 maggio si vota per le Comunali a Bolzano, all'indomani della manifestazione al Brennero degli anarchici Destroy the borders, che ha trasformato il confine in un campo di battaglia.
L'anticipo delle Amministrative del 5 giugno sarebbe passato inosservato ai più nel resto d'Italia, come diversi fatti degli ultimi anni in quel di Bolzano, inclusa la giunta locale commissariata, se il tema sulla chiusura dell'Austria del valico non avesse fatto irruzione nella campagna elettorale.
L'unica previsione certa è il ballottaggio di una competizione estremizzata e frammentata da molte variabili.
13 CANDIDATI SINDACO. Il numero degli aspiranti sindaci, a un anno dal voto del 2015 dell'ultima giunta Pd-Südtiroler Volkspartei (Svp) caduta per una labile maggioranza, è lievitato a 13 nonostante la soglia della nuova legge elettorale puntasse alla semplificazione.
La Svp è in imbarazzo con i votanti sudtirolesi per l'altolà di Vienna al Brennero e alle Comunali non è più in alleanza con il Pd. CasaPound, che a Bolzano ha avuto il primo consigliere d'Italia eletto con liste proprie, si contende i voti delle periferie con la Lega Nord e non a caso Matteo Salvini è venuto a serrare le fila in giorni di alta tensione.
5 STELLE IN AGGUATO. Comunisti ed ecologisti sono divisi tra chi sta con il Pd e chi no. Sel ha per esempio scelto di restare nel recinto di centrosinistra per Renzo Caramaschi, mentre Rifondazione e Verdi-ProjektBozen corrono separati.
Nella diaspora, alla fine, potrebbe spuntarla la promettente candidata dei 5 Stelle Caterina Pifano, al contrario della (ex?) forzista Michaela Biancofiore.
A Bolzano si voterà al secondo turno il 22 maggio. Come alle Presidenziali austriache dov'è in testa la destra radicale di Norbert Hofer, che incita a staccarsi dall'Italia gli irredentisti di SüdTiroler Freiheit. Per la prima volta anche alle Comunali.

A Bolzano i primi eletti di CasaPound, ma anche la Lega avanza

Nella tedesca piazza Walther, Andrea Bonazza di CasaPound ci dice che a Bolzano gli italiani stanno di là dal ponte, «in piazza della Vittoria».
«Con noi ora ci sono anche due Schützen e altri ragazzi madrelingua tedesca, la contrapposizione non è più ai livelli degli Anni 70, ma questa città è ancora strana», commenta.
Un anno fa il giovane consigliere comunale ora uscente, ex Fronte della Gioventù, ex skinhead, coordinatore regionale di CasaPound, incassò più di 300 preferenze, un record. Adesso ci riprova capeggiato dal candidato sindaco Maurizio Puglisi Ghizzi, «500 euro di campagna autofinanziata, tutto volontariato e gli iscritti sono in aumento» raccontano i due esponenti a Lettera43.it.
«UN APARTHEID PER I BAMBINI». A Bolzano CasaPound ha fatto anche 150 tesserati in un giorno, una sindacalista della Uil è loro consigliera di quartiere, il movimento ha appena aperto una seconda sede in città ed è attivo soprattutto nelle periferie.
La destra sociale tende la mano ai ceti bassi e popolari. Difende innanzitutto l'italianità, in un luogo dove la storia (e lo statuto speciale della Provincia autonoma) hanno alimentato identità etniche sfumate ormai in gran parte del resto d'Europa.
«Ci sono scuole italiane divise dalle tedesche, anziché essere bilingui, un apartheid per i bambini. Tre quarti degli abitanti di Bolzano sono di madrelingua italiana ma gli incarichi di maggior potere vanno ai tirolesi», accusa Bonazza. Epperò il no agli immigrati è lo stesso della destra austriaca: «Condividiamo il principio della chiusura del Brennero, Vienna fa bene a fare sul serio. Ma poi deve anche rimpatriare a sue spese chi non ha diritto d'asilo. Non, come accade, mandarli in Italia dal valico».
CENTRODESTRA SPACCATO. Stessa linea della Lega Nord, che a Bolzano guadagna consensi in competizione con CasaPound. I due movimenti non si alleano per «divergenze sull'unità nazionale e in politica estera». E, come a Roma, tutto il centrodestra altoatesino è spaccato sul candidato sindaco.
Proprio la scelta di Silvio Berlusconi su Mario Tagnin, contestata da Biancofiore, ha spinto la pasionaria di Forza Italia a preannunciare niente di meno che la fine dei 20 anni di militanza nel partito «dopo le Comunali dell'8 maggio».
Il risultato è che l'elettorato bolzanino, nato nel Msi ed entrato in Forza Italia attraverso Alleanza nazionale, torna ora a radicalizzarsi.

Anche nel centrosinistra si sfaldano le alleanze

Anche sul fronte del centrosinistra, le alleanze sono molto meno solide che in passato, complici gli scandali che hanno infangato i 25 anni di feudo del super governatore provinciale di Luis Durnwalder, famoso per aver guadagnato più di Barack Obama.
Qui il monopolio delle cooperative rosso-scudocrociate Svp-Pd domina anche a livello comunale, per quanto a Bolzano il Comune conti poco e nulla, come la Regione.
Il vero potere si concentra nella Provincia autonoma che dispensa progetti e fondi milionari, verso la quale vige perciò un diffuso ossequio ma anche la crescente disaffezione della popolazione per la vecchia politica.
IL POTERE ALLA PROVINCIA. Un buono spaccato dei comitati d'affari e dello spadroneggiare disinvolto per la spartizione - lecita e illecita - di risorse della collettività come l'energia a fini di grande lucro personale lo dà il libro d'inchiesta SELfservice (Edition Raetia 2015) del giornalista Christoph Franceschini: «Alcuni amministratori pubblici», scrive, «erano così sicuri nel portare a compimento i propri inganni e reati da mostrare un'arroganza e una sovrastima di sé riscontrabili solo nella criminalità organizzata».
Lo Stato e le sue società controllate come un bancomat. Oggi Durnwalder è stato condannato a restituire allo Stato quasi 400 mila euro per uso improprio di fondi, ha altri procedimenti in corso e la Svp ha dovuto ripulire i suoi vertici.
L'EX FEUDO DI DURNWALDER. Ma il suo giovane successore a capo della Provincia, Arno Kompatcher, ha tuttora un reddito di oltre 200 mila euro l'anno (dati del 2015), quasi il doppio di Matteo Renzi.
Dalle dimissioni di Luigi Spagnolli, sindaco dal 2005, Südtiroler Volkspartei si è smarcata dal Pd. E ai suoi elettori autonomisti il partito della Edelweiß, da sempre solidale con i fratelli austriaci, deve ora giustificare il ritorno di uno steccato indigesto e dannoso. «Sette miliardi, contro il miliardo di perdite dell'Austria. Adesso la Svp si trova in un momento delicato», spiega a Lettera43.it Roberto Schiavo del circolo territoriale di Sel di Bolzano, «ma resta un partito stabile, al ballottaggio ci sarà di sicuro un riassetto».
IL DIBATTITO SUL BRENNERO. I possibili controlli al Brennero suscitano sfiducia e inquietudine tra la gente comune.
Con i rallentamenti in vista sull'A22, tra camionisti è già partito il tam tam sulle vie alternative: i gas di scarico dei tir in val Pusteria sono altra carne al fuoco nel gran subbuglio alla vigilia del voto.
Il 24 aprile la sinistra di Sel era a manifestare con i centri sociali al Brennero e ci tornerà il 7 maggio. «Sui profughi Bolzano ha dato e sta dando una bella prova di accoglienza, ma l'Austria deve essere corretta con noi», conclude Schiavo, «altrimenti è un passo indietro. Specie qua, ora che tra le seconde e terze generazioni, sempre più miste in Alto Adige, cadevano le separazioni linguistiche e le antiche divisioni».

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Twitter @BarbaraCiolli

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