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PRESENZIALISTI 7 Maggio Mag 2016 0900 07 maggio 2016

Rai, così il M5s ora sfrutta la tivù pubblica

L'opposizione annunciata da Fico è sparita. I 5 stelle sono ospiti fissi di talk e tg. Archiviati gli esposti all'Agcom per violazione di pluralismo. Torna pure Grillo?

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Beppe Grillo e Roberto Fico davanti alla sede Rai di viale Mazzini (30 settembre 2013).

Se vuoi cavalcare un cavallo prima devi domarlo.
È ciò che hanno fatto gli esponenti del Movimento 5 stelle con quello della Rai, che domina l’ingresso di Viale Mazzini.
Perché sarà pure un caso, ma oggi l’unica vera opposizione nei confronti dell’azienda ''renzizzata'' non è rappresentata dai grillini, o dai parlamentari di Forza Italia, e neppure dalla Lega Nord che si limita a qualche incursione in particolare sul canone: è invece una parte del Partito democratico che non sopporta «telegiornali e talk show dichiaratamente anti-governativi», come sostengono i detrattori dell’attuale amministratore delegato Antonio Campo Dall’Orto.
Guidati dal prode deputato dem Michele Anzaldi, membro della commissione di Vigilanza, i rappresentanti del partito di maggioranza relativa non perdono occasione per bacchettare l’attuale vertice aziendale.
PROTESTE GRILLINE SVANITE. I parlamentari pentastellati, invece, hanno messo la sordina alle loro proteste, facendo calare il sipario su sprechi e bilanci allegri.
Eppure il presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico, è un grillino e all’inizio del suo mandato aveva dato l’impressione di voler ribaltare tutto.
Non è successo quasi nulla e le ripetute audizioni di direttori e amministratori di Viale Mazzini si sono trasformati in one man show senza nessun valore politico.
INESPERIENZA O SECONDI FINI? Un’inversione a U che alcuni osservatori considerano figlia della scarsa esperienza dei deputati a cinque stelle, bravi a strillare, ma scarsi a creare un vero ragionamento critico.
Per altri, invece, (e sono la maggioranza a dire il vero) l’inversione di rotta sarebbe dettata dal fatto che i big del Movimento sono diventati gli ospiti più gettonati dei talk show, non solo della Rai, e nei telegiornali si sono guadagnati un posto fisso tanto nel pastone serale quanto nei servizi ad hoc.

Gli esposti all'Agcom per violazione del pluralismo? Infondati

Un momento della commissione di Vigilanza Rai. Il presidente è Roberto Fico del M5s.

Insomma Alessandro Di Battista, Luigi di Maio, la candidata romana Virginia Raggi, Paola Taverna, solo per citare le punte più avanzate, sono ormai il volto ufficiale del M5s, e non c’è sera che non entrino nelle case degli italiani grazie all’etere, indipendentemente dal canale e dal conduttore che li chiama.
La Rai, manco a dirlo, fa la parte del leone.
BALZO NEI SONDAGGI. Un’invasione catodica dal grande impatto politico, oltre che mediatico, capace di produrre un prodigioso balzo in avanti nei sondaggi, come non era mai stato registrato.
Sarà per questa ragione che i grillini hanno cambiato spartito nei confronti della Rai, suonando una musica più dolce e accattivante, riponendo nel cassetto le armi d’assalto.
In fondo pochi lo ricordano, ma il Movimento 5 stelle a settembre e a dicembre del 2015 aveva presentato due esposti all’Agcom, contestando una presunta violazione del pluralismo e disparità di trattamento tra soggetti politici e soggetti istituzionali, lamentando una penalizzazione in alcuni tg della Rai.
LA RAI NON ERA «FASCISTA»? Il Garante per le comunicazioni, però, ha archiviato gli esposti, cassando le rimostranze del partito di Beppe Grillo e motivando la bocciatura punto per punto: non c’è mai stata alcuna penalizzazione dei cinque stelle nel Tg1 e nel Tg3, a dispetto di chi parlava «ostinatamente e in maniera vergognosa di Rai fascista», come ha avuto modo di sottolineare a suo tempo proprio il deputato del Pd Anzaldi. Che non aveva tutti i torti.
Leggendo con attenzione gli ultimi dati elaborati dell’Agcom risulta che gli esponenti del Movimento 5 stelle godono di ampio spazio sia nei telegiornali della Rai sia nei programmi di approfondimento, forti della loro forza parlamentare e della loro ascesa nei sondaggi.
Dunque il cavallo è stato davvero addomesticato. E chissà che un giorno anche Beppe Grillo non torni a cavalcarlo.

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