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ESTERI 9 Maggio Mag 2016 1725 09 maggio 2016

Brasile, scontro sull'impeachment contro Rousseff

Con una mossa a sorpresa il presidente della Camera dà una mano alla presidente. Ma il Senato si oppone. E apre lo scontro.

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Colpo di scena in Brasile.
Il presidente ad interim della Camera, Waldir Maranhao, ha annunciato lo stop al voto sull'impeachment a carico della presidente Dilma Rousseff.
Maranhao ha dichiarato nulla la votazione del 17 aprile scorso, quando era stata decisa l'apertura della procedura, accogliendo una richiesta in tal senso dell'avvocato generale dello Stato, Josè Eduardo Cardozo.
SCONTRO COL SENATO. Il presidente del Senato brasiliano, Renan Calheiros, tuttavia, ha deciso di confermare il voto sull'impeachment previsto per l'11 maggio: la decisione apre un conflitto istituzionale senza precedenti tra i due rami del parlamento.
Un aiuto inatteso per Dilma, dato che Maranhao aveva assunto l'interim dopo la destituzione da parte della Corte Suprema del potentissimo Eduardo Cunha, nemico giurato della presidente.
In una nota della Camera, si spiega che «i partiti politici non potevano dichiarare un orientamento generale e impedire ai parlamentari di votare liberamente».
ISTITUZIONI SPIAZZATE. La decisione ha colto di sorpresa le istituzioni brasiliane, ancor più in considerazione del protagonista della decisione.
Timoroso, discreto, quasi impacciato, Maranhao non ha mai goduto di grande considerazione tra i colleghi deputati. Anche per questo nessuno si aspettava che potesse provenire da lui una simile mossa.
Veterinario di professione, è sempre stato considerato un onorevole «di secondo piano».
Eppure, a guardarla da vicino, la sua traiettoria al Congresso non è stata poi così scontata. Pur appartenendo al conservatore Partido progressista ed essendo quindi dichiaratamente contro l'aborto, su altri temi ha spesso manifestato posizioni personali non necessariamente in linea con il partito.
«UN GOLPE CONTRO LA DEMOCRAZIA». Difende per esempio lo sfruttamento del petrolio da parte dei privati ed è un entusiasta del sistema parlamentare. Inoltre, al contrario delle attese, anche sui social network aveva a sorpresa dichiarato la sua avversione per l'impeachment a carico di Rousseff, definendolo «un golpe contro la democrazia e contro la Costituzione». Tanto è bastato per essere trattato da «eroe» persino dal governatore del suo Stato, il comunista Flavio Dino. Ma la sua carriera non è esattamente immacolata: come il suo alleato Cunha, di cui è ritenuto uno dei tanti fedelissimi, anche Maranhao ha il suo nome incluso nella lista degli indagati dell'inchiesta 'Lava-Jato' sui fondi neri Petrobras. Chi poteva immaginare, dunque, che proprio da lui sarebbe arrivato un aiuto così significativo alla presidente Dilma.

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