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CAMBIO GUARDIA 9 Maggio Mag 2016 1800 09 maggio 2016

Calenda, ritratto del successore di Federica Guidi

Calenda ha ricucito i rapporti tra Roma e Ue. E negoziato il Migration compact. Uomo di fiducia di Renzi, che ora lo nomina al Mise. Lascia il posto a Zappia?

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da Bruxelles

Roma-Bruxelles, andata e ritorno. Da neo rappresentante dell’Italia a neo ministro dello Sviluppo economico.
Carlo Calenda cambia di nuovo veste e, dopo appena 40 giorni di servizio nella capitale europea, ritorna a Roma per prendere il posto lasciato dalla dimissionaria Federica Guidi.
Mandato a Bruxelles per ricucire i rapporti con le istituzioni europee dopo una settimana di dichiarazioni infuocate e accuse reciproche tra Roma e Bruxelles, ora è in Italia che Calenda è chiamato a ricostruire la fiducia nel governo minata dallo scandalo dell’inchiesta sugli impianti petroliferi Eni in Basilicata che ha coinvolto Guidi.
L'IRONIA DI BRUXELLES. Matteo Renzi aveva nominato Calenda il 19 gennaio al posto dell'ambasciatore Stefano Sannino, che non godeva delle simpatie del premier, ma la sua attività ufficiale è durata meno di una stagione.
Il mandato è iniziato il 21 marzo e si è concluso l'8 maggio con l'annuncio del premier durante la trasmissione di Rai3, Che tempo che fa.
Una notizia che a Bruxelles ha destato sorpresa e qualche ironico commento sull'incapacità del governo italiano di instaurare relazioni durature con i rappresentanti degli altri Stati membri e avere una visione a lungo termine.
Già la nomina di un manager/politico nel ruolo diplomatico di ambasciatore aveva causato qualche malumore e diffidenza, «che però Calenda è riuscito subito a dissipare con il suo iperattivismo», commenta con Lettera43.it chi ha lavorato con lui in queste settimane.

Il fautore del Migration compact

Carlo Calenda.

Per quanto il tempo a sua disposizione sia stato poco, Calenda è riuscito a stabilire contatti a tutti i livelli delle istituzioni, ha incontrato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, del Consiglio Donald Tusk e del parlamento Martin Schulz.
Più che un lavoro diplomatico, «ha fatto un lavoro pragmatico, da pontiere», dice una fonte (che scherza sul fatto che si è rimboccato le maniche nel vero senso della parola, «le porta spesso arrotolate») e s'è impegnato per declinare il messaggio renziano sulla necessità di cambiare l'Europa.
«QUEL DOCUMENTO È FRUTTO DEL SUO LAVORO». Infatti, Calenda è stato non solo l'ambasciatore del Migration compact, la proposta presentata dal governo italiano all’Ue per ridisegnare le politiche europee sulla migrazione, a partire dai rapporti con i Paesi terzi e in particolare con quelli africani, ma proprio il fautore del 'no paper' portato sul tavolo del Consiglio Esteri Ue lunedì 17 aprile.
«Quel documento è frutto del suo lavoro, l'ha preparato e presentato lui alla Commissione Ue, al Consiglio e al Servizio europeo per l'azione esterna (Seae)», prosegue la fonte.
Durante il suo breve mandato, Calenda si è poi occupato dei dossier più spinosi sulle infrazioni contro l'Italia e dei vari negoziati in corso con la Commissione europea, il più importante quello sulle banche. Con lui, l'Italia ha ottenuto la proproga per la vendita delle quattro nuove Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti, che doveva avvenire entro la fine di aprile.
UN LAVORO DI NETWORKING. Calenda ha partecipato ai vari appuntamenti europei: ha preparato e seguito i Consigli Ue informali e formali previsti in agenda, le riunioni tecniche, gli incontri bilaterali con vari ministri e la maggior parte dei rappresentanti permanenti.
Un lavoro di networking iniziato quando era viceministro allo Sviluppo economico e che ha intensificato durante il suo breve soggiorno a Bruxelles.
Al suo arrivo molti avevano previsto una permanenza molto più duratura: c'era chi era convinto che Calenda fosse stato mandato a Bruxelles per iniziare un cammino europeo che alla fine lo avrebbe portato a diventare il prossimo commissario italiano dell'Ue: «Era una voce che circolava fin dall'inizio, ma visto il cambiamento non so se corrispondesse alla realtà», dicono a Bruxelles.
UOMO DI FIDUCIA DI RENZI. «La possibilità c'era, ma nel momento in cui si libera una casella così importante al ministero, tutto cambia».
A Bruxelles Calenda era stato mandato proprio perché uomo di fiducia di Renzi, che ora ha deciso di richiamarlo a Roma per lo stesso motivo.
Sulle sue capacità di negoziatore nessuno però si pronuncia: «Non so, troppo presto per dirlo, ma sicuramente era uno operativo, intorno a cui le cose si muovevano, complice anche il fatto che è uno diretto, semplice, aperto».

«Non è un negoziatore, ma porta a casa i risultati»

Carlo Calenda con Matteo Renzi, quando il premier era sindaco di Firenze.

Nei suoi 40 giorni europei, Calenda non si è contraddistinto per il guizzo diplomatico che apparteneva al suo predecessore Sannino, ora ambasciatore in Spagna, «erano molto diversi», dice chi l'ha visto all'opera nei tavoli negoziali, «ma Calenda è uno che produce risultati, non un fine negoziatore, ma uno pragmatico, chiaro, che mira all'obiettivo».
Risultati piccoli quelli ottenuti dal neo ministro, che però vanno letti nell'ottica europea: «Siamo a Bruxelles, qui in 40 giorni non si volta neanche la pagina di un libro», osserva una fonte.
«E Calenda ha fatto un lavoro enorme», aggiunge un funzionario che gli riconosce la capacità di avere riallacciato dei rapporti a tutti i livelli.
GLI INCONTRI CON I RAPPRESENTANTI DEI 28. Dopo lo strappo con Juncker e le frecciate infuocate volate tra Roma e Bruxelles, Calenda più che con il ramoscello di ulivo è arrivato con ago e filo e ha ricucito i rapporti basandosi «sulla schiettezza che lo caratterizza».
Maniche di camicia arrotolate, passo svelto e sguardo vispo, Calenda ha lavorato prima dietro le quinte, preparando il terreno per il suo ruolo, ha incontrato quasi tutti i rappresentanti permanenti dei 28. Che ora a breve dovranno incontrare il suo successore. E c'è già chi scomette che «questa volta sarà di nuovo un diplomatico».
LA PROTESTA DEGLI AMBASCIATORI. Una scelta che Renzi potrebbe fare per ricucire lo strappo con quella parte del mondo diplomatico italiano che male aveva accettato il cambio di guardia con un politico, ex manager.
Ben 200 ambasciatori avevano scritto al governo per protestare contro la scelta poco ortodossa.
Ma oggi anche tra i diplomatici c'è chi ammette che «con Calenda abbiamo lavorato benissimo, e chi pensava all'inizio che la mossa di Renzi fosse quella di ostacolare il nostro lavoro mettendo un politico ha sbagliato di grosso».
ZAPPIA IN POLE POSITION. Ora però più che ostacolarlo, il lavoro alle istituzioni europee è di nuovo sospeso. E in attesa della nomina del successore di Calenda si è già aperto il totonomine.
In pole position due diplomatici: l'ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente dell'Italia alla Nato, e Vincenzo Grassi, ambasciatore dell'Italia in Belgio e conosciuto per la sua grande esperienza a livello europeo (dal 2007 al 2012 è stato rappresentante permanente aggiunto d'Italia presso l'Ue).
Ma a Bruxelles c'è chi già scommette che la scelta ricadrà su Zappia, visto il rapporto di fiducia con il premier Renzi. «È una dei suoi», dicono sottovoce.

Twitter @antodem

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