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POLITICA 9 Maggio Mag 2016 1731 09 maggio 2016

Direzione Pd, scontro sulle riforme tra Cuperlo e Boschi

Il premier: «Moratoria verso il referendum». Ma il paragone di Boschi con CasaPound fa infuriare la minoranza.

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Matteo Renzi alla direzione del Pd.

Un mese fa ad accendere gli animi era stato il referendum sulle trivelle.
Ora è quello costituzionale a inasprire i toni di una direzione Pd che doveva essere, invece, almeno nelle intenzioni del premier, votata alla compattezza.
Lo scontro tra Maria Elena Boschi e Gianni Cuperlo ha infatti animato il dibattito andato in onda al quartier generale dei dem. Il primo ad attaccare è stato l'esponente della minoranza dem. «Ho atteso come un atto dovuto» - ha dichiarato Gianni Cuperlo - «la smentita di una ministra che, parlando della Costituzione, avrebbe posto quella sinistra pronta a dire no sullo stesso piano di CasaPound». Pronta la replica di Maria Elena Boschi, per la prima volta intervenuta in direzione: «Più volte» ha replicato - «ho sentito equiparare chi vota 'sì' con Verdini. Mi sono limitata a dire che chi vota 'no' vota 'no' come CasaPound, una valutazione di fatto reale nella sua banalità».
RENZI: «MORATORIA DELL'INSULTO». E sì che Matteo Renzi aveva lanciato un appello alla pacificazione interna. «Il Pd» - aveva detto - «per un mese dovrebbe prendersi la moratoria dell'insulto interno. Dal 20 maggio al 15 luglio avremo molte polemiche e questioni aperte, ma il Pd dev'essere in modalità banchetto permanente, o 'banchino', come diciamo in Toscana».
In apertura dei lavori, Renzi aveva rivolto una stilettata all'opposizione, con particolare riferimento alle vicende del Movimento 5 stelle. «Sono rimasto sorpreso dal fatto che alcuni giornalisti mi abbiano chiesto perché facciamo la direzione visto che non abbiamo molto su cui litigare. Sarà un gran giorno quello in cui non ci si stupirà del fatto che esistono organismi che discutono e dialogano anche quando non ci sono problemi. La vera eccezione non siamo noi, i partiti concorrono in modo democratico al governo della res pubblica. Sarebbe bello se anche altri trovassero luoghi in cui si preferisce la fatica della democrazia alla dinastia».
«GENUINAMENTE GARANTISTI». E sulle vicissitudini pentastellate a Livorno: «C'è un doppiopesismo incredibile e non mi riferisco solo alla Toscana a cinque stelle o alla Lombardia in camicia verde, chi è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri è insopportabile. Noi siamo genuinamente garantisti, non chiediamo dimissioni Nogarin, lui farà le sue valutazioni con il suo consiglio comunale».
«GIUSTIZIA VADA A SENTENZA». Sul nodo giustizia, invece, il premier si è espresso in questi termini: «Non entriamo in polemiche che incomprensibilmente altri vorrebbero, auguriamo buon lavoro a chi serve lo Stato, diciamo che abbiamo interesse che ci sia la massima visibilità a tutte le indagini. I magistrati di Potenza rapidamente vadano a processo: è dovere civile sapere se ci sono persone che inquinano o no, è dovere per un Paese non vivere di valutazioni fatte a caldo o sulle indagini. Si vada a processo e contemporaneamente rispettiamo le sentenze, non troverete mai un mio commento su sentenza».
«CONGRESSO DOPO IL REFERENDUM». Non bastasse, Renzi ha pure annunciato l'anticipo sui tempi del Congresso, destinato ad avere luogo subito dopo il referendum. Un anticipo, in realtà, nell'aria da tempo: la minoranza l'aveva chiesto, i renziani avevano fatto melina.

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