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CAOS 9 Maggio Mag 2016 1800 09 maggio 2016

Livorno, Nogarin: quello che non torna

I libri Aamps in tribunale, ma quando? E il piano industriale? I costi del concordato ignorati? Sul caso della municipalizzata dei rifiuti troppi errori commessi. Per l'opposizione quello del sindaco è un «alibi».

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Beppe Grillo con Filippo Nogarin.

Ha detto di essere «sereno».
Filippo Nogarin, sindaco del Movimento 5 stelle di Livorno, raggiunto da un avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta nella vicenda Aamps, pare non abbia nulla da temere.
«Ho portato io i libri in tribunale», va ripetendo in ogni occasione.
«È evidente», aveva ribadito Nogarin su Facebook, «che ci siano ancora indagini in corso, tra l’altro promosse da noi stessi, visto che abbiamo chiesto ai magistrati» di usare «i raggi X».
I PRINCÌPI M5S PRIMA DI TUTTO. Nonostante questo, ha assicurato, se «dalle indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai princìpi del M5s sono pronto a dimettermi».
Disponibilità, quella di Nogarin, rinviata al mittente da Beppe Grillo che in un messaggio lo avrebbe incoraggiato a proseguire per la sua strada.
«Ti sosteniamo, siamo con te. Tieni duro, non ti lasciamo solo», sarebbe il succo del contenuto.
Lo stesso atteggiamento - meglio ricordarlo - che i vertici pentastellati avevano tenuto, in un primo momento, con il sindaco di Quarto Rosa Capuozzo che non era nemmeno indagata, salvo poi scaricarla.
RISCHIO BOOMERANG. È però innegabile che la grana Livorno preoccupi e non poco lo stato maggiore pentastellato: in ballo ci sono Roma, dove Virginia Raggi è data per favorita, e Torino, con Chiara Appendino in corsa per scippare la poltrona a Piero Fassino.
L'accusa di «garantismo a intermittenza» lanciata dal Pd è pesante e difficile da gestire per Luigi Di Maio e staff.

Il dubbio: quando sarebbero stati portati i libri in tribunale?

Per molti a Livorno, compreso Alessandro Mazzacca, ex consigliere pentastellato espulso dal Movimento con altri due eletti perché critico nei confronti della Giunta, la difesa di Nogarin farebbe acqua da tutte le parti.
E suona come un «alibi» per cercare salvare il salvabile.
Premesso che quella di cui è oggetto il sindaco è un'indagine penale che non ha nulla a che vedere con il lavoro della sezione fallimentare di un tribunale civile, quando sarebbero stati portati i libri in tribunale?
«Collegare l'avviso di garanzia», sostiene qualcuno, «con la presentazione dei libri in un tribunale civile fa parte della sua difesa, e francamente è ridicolo».
INIZIÒ TUTTO IL MEF. A indagare sul verminaio Aamps - l'Azienda autonoma municipale dei pubblici servizi -, infatti, aveva cominciato il ministero dell'Economia ancora durante l'amministrazione del Partito democratico.
Quando il M5s vinse al ballottaggio, nel giugno 2014, ci si rese conto che il debito era monstre.
A giugno 2015 l'allora presidente del consiglio di amministrazione Aldo Iacomelli lo quantificò in circa 21 milioni.
Per questo in Consiglio comunale si decise per la ricapitalizzazione, in modo da approvare un bilancio con un rosso di 11 milioni.
QUEL ''NO'' AI REVISORI AAMPS. «Al momento dell'insediamento della nuova Giunta», ricorda Mazzacca a Lettera43.it, «i revisori uscenti dell'Aamps presentarono la documentazione relativa ai conti della municipalizzata. Tra l'altro si erano già espressi contro l'approvazione del bilancio 2013 da parte della precedente amministrazione», presentando diversi esposti.
Cosa fece Nogarin? «Da quanto mi risulta», continua l'ex grillino, «non li volle nemmeno incontrare».
Per il sindaco, insomma, «tutto era sotto controllo».
COMMISSIONE D'INCHIESTA AD HOC. Eppure nella primavera 2015 venne istituita, su proposta dell'opposizione e alcuni consiglieri di maggioranza, una commissione ad hoc su Aamps per fare luce su eventuali irregolarità.
E Nogarin? Si astenne dal voto.
A dire il vero, secondo quanto risulta a Lettera43.it, già nell'autunno 2014 in Consiglio erano state raccolte le firme necessarie per creare una commissione di indagine sullo stato delle partecipate, tra cui pure Aamps. Ma il sindaco e la Giunta avrebbero «sconsigliato di andare avanti».
La situazione disastrosa della società di rifiuti era comunque nota.
Eppure Nogarin in quel periodo continuava a rassicurare i lavoratori che tutto si sarebbe sistemato.
GLI STANZIAMENTI MAI TRASFERITI. A luglio 2015 il Consiglio comunale stanziò 2 milioni e 100 mila euro per riportare il capitale Aamps entro i limiti di legge. Denaro, ricorda Mazzacca, «che non venne mai trasferito all'azienda».
Si trovarono altri 7 milioni e mezzo per il 2016. Ma ancora nulla.
CHE FINE HA FATTO IL PIANO INDUSTRIALE? «Non è mai stato presentato il piano industriale», è l'accusa dell'ex pentastellato, «che avrebbe di fatto reso necessaria la ricapitalizzazione».
Mazzacca insieme con Giuseppe Grillotti, espulso pure lui, aveva preparato un piano alternativo di ristrutturazione del debito. Che «non venne preso in considerazione».
Salvo rispuntare ora come exit strategy.

I costi ignorati del concordato

Alessandro Mazzacca, consigliere comunale di Livorno.

Tutto questo fino al 30 novembre 2015 e all'annuncio choc del concordato preventivo. Prova, secondo alcuni consiglieri, che il piano era stato «portato avanti parallelamente».
Questo, sottolinea Mazzacca, «senza aver minimamente calcolato i costi dell'operazione o averne discusso con l'azienda e i consiglieri».
Finora, continua, «solo di consulenze il concordato è costato 500 mila euro ai cittadini».
PIANO TENUTO SEGRETO. Ma non è finita. Il Consiglio, poi, è stato «totalmente bypassato». Mazzacca, dopo l'espulsione, aveva poi espresso tutti i suoi dubbi al prefetto.
I libri in tribunale Nogarin li avrebbe portatim secondo la sua versione, solo per il concordato. E quindi «fuori tempo massimo».
«Se precedentemente ha fatto denunce o esposti», attacca Mazzacca, «li renda pubblici». Altrimenti, è il ragionamento, si tratta solo di un alibi.
Lettera43.it ha chiesto spiegazioni allo staff di Nogarin senza al momento aver avuto alcuna risposta.
«HA PEGGIORATO LA SITUAZIONE». Vero è che ora nel mirino della magistratura c'è il suo di operato.
Sempre secondo i critici, infatti, Nogarin e i suoi avrebbero aggravato la già compromessa situazione Aamps: non hanno avviato alcun piano industriale, non hanno trasferito i fondi per ripianare le perdite 2014, hanno optato per il concordato senza la minima analisi dei costi, ignorando ogni principio di trasparenza e condivisione con l'azienda, il cda e il Consiglio comunale che a rigor di logica rappresenta la città.
«La cosa più grave», aveva sottolineato a Lettera43.it Andrea Raspanti, presidente della commissione Aamps di Buongiorno Livorno, «è che il M5s ha volutamente scavalcato ogni organo di controllo: la corte dei revisori, gli uffici preposti del Comune e il Consiglio. Tutti hanno denunciato informazioni parziali e intermittenti da parte dell'ente e dell'amministrazione. Basta pensare che anche ai consiglieri le notizie arrivavano dai giornali».
Nogarin in altre parole ha intrapreso «la via più rischiosa, non agendo per tutelare né l'ente né la collettività».
REALIZZATO IL PIANO DEL PD. Una cosa è certa: per Mazzacca, che si considera ancora grillino, ce n'è abbastanza per dimettersi.
A preoccupare, ora, è il destino dell'Aamps: «Sarà privatizzata, il Comune di soldi non ne ha», ipotizza.
«Ma questo era il programma del Pd, non certo dei cinque stelle, da sempre contrari alla svendita dei servizi pubblici».
E l'accusa è di quelle che bruciano.

Twitter @franzic76

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