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MOBILITAZIONE 9 Maggio Mag 2016 1353 09 maggio 2016

Polonia, cosa c'è dietro la protesta anti-governo

Opposizioni unite. Una piazza da 100 mila persone. Contro le riforme di destra. Tra cui bavaglio ai media e aborto vietato. Al via una nuova stagione di dissenso.

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da Varsavia

La manifestazione di sabato 7 maggio 2016 contro il governo in Polonia.


Decine di migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Varsavia sabato 7 maggio 2016 in quella che la stampa polacca considera una delle maggiori manifestazioni politiche degli ultimi 25 anni nel Paese.
Una dimostrazione di coesione da parte delle opposizioni all'attuale governo di Diritto e giustizia (Pis), riunite in piazza anche se con alcune defezioni e in presenza di divergenze di vedute non ancora del tutto risolte.
ASSIEME PARTITI E NON. Per la prima volta dal dicembre 2015 alla protesta organizzata dal movimento apartitico Comitato per la difesa della democrazia (Kod) si sono aggiunti i principali partiti di minoranza della Polonia.
Dal centrodestra liberale dell'ex partito di governo Piattaforma Civica (Po) e dell'emergente Moderna (Nowoczesna) passando per i conservatori del Partito popolare polacco (Psl) al centrosinistra, assente dal parlamento e rappresentato da Verdi e Partito democratico (Pd).
Assenti invece - almeno ufficialmente - sia gli indeboliti socialisti dell'Alleanza della sinistra democratica (Sld) sia Insieme (Razem), movimento in crescita di consenso tra i giovani e critico nei confronti dell'attuale esecutivo della destra conservatrice.
L'INIZIO DI UNA STAGIONE? La mobilitazione potrebbe segnare l'inizio di una nuova stagione di protesta nel Paese.
Finora il dissenso contro l'attuale governo è stato sì diffuso e percepibile, ma sempre frammentato.
Da un lato c'è l'improvvisa nascita online di Kod e la sua impetuosa affermazione come principale rappresentante di una Polonia europeista, inclusiva e contraria alle ingerenze dalla Chiesa cattolica sulla politica del Paese.
Dall'altro lo smarrimento di Po, incapace di risollevarsi dopo l'addio dell'ex premier e attuale presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e l'inesperienza di Moderna, partito dalle posizioni simili a Piattaforma civica.

Oltre 100 mila persone in piazza: numeri senza eguali nell'era post comunista

Jesteśmy i będziemy w Europie, “Siamo e saremo in Europa”: questo il nome della manifestazione, cominciata davanti alla Cancelleria del premier Beata Szydło e conclusasi in piazza Piłsudski, luogo simbolo di Varsavia.
Una linea filo-europeista confermata dalle migliaia di bandiere europee e polacche sventolate dai manifestanti oltre che dagli slogan anti-nazionalisti e critici nei confronti di Diritto e giustizia.
CORTEO PRO-EUROPA. Soprattutto un messaggio di disapprovazione rivolto a un esecutivo che intende anteporre le istanze di un'identità nazionale «da difendere e rilanciare» ai valori fondanti dell'Ue.
Lo dimostrano, per esempio, il rifiuto del governo polacco delle quote migranti richieste dall'Europa, l'ostilità di Pis nei confronti delle critiche della stampa estera al proprio operato e i contrasti con Bruxelles in materia costituzionale.
All'indomani del corteo i media polacchi si sono interrogarsi più sul numero dei manifestanti presenti che sulle ragioni alla base della loro protesta.
GUERRA SULLE CIFRE. E le cifre si rincorrono. Gli organizzatori parlano di 240 mila persone, il sindaco di Varsavia corregge il tiro a 200 mila, le forze dell'ordine ridimensionano le stime a 45 mila, mentre fonti di Pis stimano appena 30 mila manifestanti.
Una forbice di vedute che si ripete dal 12 dicembre 2015, quando è scesa in piazza la prima protesta anti-governativa a marchio Kod.
COME LE ADUNATE PAPALI. Questa volta, però, pur mancando dati ufficiali, non è esagerato affermare che il numero dei partecipanti abbia superato le 100 mila unità: un numero che, adunate papali escluse, non avrebbe eguali nella Polonia post comunista.
Come mostrano le immagini televisive, infatti, il corteo ha raggiunto una lunghezza di tre chilometri con circa 100 minuti di tempo a separare la sua testa dalla coda lungo una delle principali arterie varsaviane.

Tutte le riforme alla base del dissenso: anti-aborto, bavaglio, controlli online

La bozza di legge contro l'aborto ha il sostegno di premier e vescovi.

Riassumere le ragioni alla base della protesta significa fare un sunto delle riforme approvate o presentate dal governo polacco nel giro di appena sei mesi.
Dalle controverse modifiche al Tribunale costituzionale alla riforma dei media pubblici che hanno suscitato la preoccupazione delle istituzioni europee, sino al sostegno del premier Szydło a una proposta di legge che renderebbe illegale l'aborto.
CARBONE SÌ, RINNOVABILI NO. Senza dimenticare i maggiori controlli su internet e cittadini stranieri ritenuti necessari per arginare la minaccia terroristica e il sostegno fornito all'agonizzante settore carbonifero a scapito di quello delle rinnovabili.
Un quadro a cui si aggiungono misure nel complesso apprezzate ma populistiche e che rischiano di svuotare le casse dello Stato, come il bonus da 500 zloty (120 euro) mensili alle famiglie per ogni figlio dal secondogenito in poi o l'abbassamento dell'età pensionistica.
MUTUI NON CONVERTITI. Il tutto mentre mezzo milione di polacchi titolari di mutui in franchi svizzeri ne invocano la conversione nella valuta nazionale, lo zloty appunto.
Una misura promessa da Pis a fine 2015, ma oggi non ancora adottata per paura di danneggiare il settore bancario.
Lo zloty intanto è in caduta libera e ha costretto così i titolari dei mutui in divisa elvetica a pagare rate sempre più salate e per alcuni insostenibili.

Il governo però non rischia: il consenso resta al 50%

Beata Szydło, premier della Polonia.

Diversi, dunque, i temi potenzialmente delicati per l'esecutivo del centrodestra nazionalista.
Tuttavia recenti sondaggi evidenziano che il sostegno dei polacchi nei confronti del loro governo non sembra essere in calo.
Diritto e giustizia, in particolare, oggi si attesterebbe fra il 37 e il 38% dei consensi, una percentuale ancora superiore alla somma di Moderna e Piattaforma civica e simile a quello conseguito nelle ultime parlamentari.
Grazie al sostegno dei populisti di Kukiz '15 e dell'estrema destra di KorWin, l'attuale esecutivo sforerebbe di poco il 50% proprio come accaduto nell'ottobre 2015.
MALUMORE CRESCENTE. È innegabile però che il malumore di chi non ha votato per l'attuale partito di maggioranza alle urne sia in crescita esponenziale come dimostrano le decine di manifestazioni di protesta organizzate ora da Kod ora dalla sinistra di Razem.
Il governo polacco è ancora solido e gode dell'inattaccabile maggioranza parlamentare conquistata alle elezioni, ma il compattarsi delle opposizioni è un segnale da non sottovalutare.
La buona notizia per Jarosław Kaczyński, leader di Diritto e giustizia, è che Kod non ha alcuna intenzione di divenire forza politica, almeno per ora.
PERICOLO FRAMMENTAZIONI. Quella cattiva è che il successo del movimento fondato dal blogger Mateusz Kijowski ha risvegliato in molti polacchi una volontà di fare sentire la propria voce a lungo sopita.
Anche le opposizioni, dopo mesi di titubanze, paiono essersene accorte. Resta da vedere se e quanto centrodestra e centrosinistra sapranno convertire l'energia e i malumori delle piazze in effettivi consensi, evitando inoltre ulteriori frammentazioni.

Twitter @LorenzoBerardi

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