Giudici 150423122708
SCONTRO 9 Maggio Mag 2016 0847 09 maggio 2016

Referendum, il Csm frena le toghe: «No a campagne politiche»

Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Legnini contro l'eccessivo coinvolgimento dei giudici nel dibattito sul voto. Renzi: «Facciano il loro lavoro, io faccio il mio». Grasso: «Non confondiamo i ruoli».

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I magistrati hanno il «diritto» di esprimere il loro orientamento su referendum e riforme, ma «c'è un divieto» a partecipare attivamente a campagne politiche. E, anche se è vero che il discorso può essere diverso per il referendum costituzionale, quello di ottobre «si è caricato di significato politico».
Dal vice presidente del Csm Giovanni Legnini arriva un deciso freno alla partecipazione dei magistrati alla campagna referendaria: serve quantomeno «più cautela», sostiene il numero due di Palazzo dei marescialli. Il premier Matteo Renzi, in serata ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, ai giudici lancia un messaggio chiaro: «Non ci metto il naso nelle vostre discussioni interne, alcuni vorrebbero trascinarmi nei rapporti tra giudici e politici. Io dico 'cari giudici fate il vostro lavoro, io faccio il mio'. Il resto è parapiglia politico di basso livello: facciano le interviste che vogliono, io ho da lavorare. Io faccio le leggi, loro devono applicarle».
GRASSO: «NON CONFONDIAMO I RUOLI». «Ritengo che ognuno debba poter esprimere la propria opinione, però senza creare tensioni tra politica e magistratura che danneggiano sia l'una che l'altra. Dobbiamo fare in modo di andare avanti nel rispettivo ruolo, politica e magistratura», ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, a margine di un incontro con gli studenti su della legalità e corruzione. «Non bisogna confondere le due attività», ha sottolineato, «Io ho fatto una scelta di cambiare dando le dimissioni dalla magistratura e ora sono in politica. La magistratura ha una funzione importante che poi però deve lasciare il posto alla politica».
«Credo che tutti debbano poter esprimere le proprie opinioni su un tema fondamentale quale la Costituzione, anche i magistrati», ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti, «ma tenendo sempre presenti il rispetto dei ruoli e delle istituzioni, senza esasperare i toni. Ottobre è lontano, dobbiamo arrivarci approfondendo il dibattito, non alimentando il confronto».
RENZI: «NON DIRÒ MAI CHE CI SONO COMPLOTTI». Quanto ai magistrati che sarebbero in polemica con lui, Renzi si limita a dire: «Affari loro. C'è il Csm, vedranno se è giusto quello che stanno facendo o no. Non darò mai la soddisfazione a nessuno di dire che ho criticato i magistrati. E non dirò mai che ci sono complotti, di complotti parlano al processo del lunedì...».
Il tema del referendum in questi giorni sta dividendo le toghe. Schierarsi in una consultazione che riguarda la Costituzione è un 'diritto-dovere' che vale per i magistrati come per ogni cittadino, ha scritto sulle colonne di Repubblica il procuratore di Torino Armando Spataro che ha aderito al Comitato per il no. Un impegno che «non ha nulla a che fare con la contesa partitica-politica» propria della campagna elettorale «ed alla quale, certo, i magistrati devono rimanere estranei»; nessun rischio dunque di tradire la loro «terzietà».
MD SOSTIENE IL DIRITTO A INTERVENIRE. Sulla stessa linea Magistratura democratica , la corrente di sinistra delle toghe già entrata nel Comitato per il no: «rivendichiamo il pieno diritto come magistrati associati, di intervenire nel dibattito pubblico tutte le volte in cui sono in gioco principi fondamentali, senza che ciò inquini in alcun modo la nostra indipendenza», affermano i suoi rappresentanti in risposta al consigliere del Csm Luca Palamara che li ha rimproverati di ricercare un «improprio consenso popolare».
LEGNINI: «MAGISTRATI NON CON I PARTITI». Tesi che non convincono Legnini: «Spataro dice che quella di ottobre non è una competizione partitica, io sarei molto più cauto - replica ,ospite di Maria Latella su Sky Tg24 - Un problema si pone: i partiti hanno approvato la riforma, si sono schierati per il si o per il no; quindi un magistrato o una corrente della magistratura potrebbero trovarsi schierati al fianco dei partiti». Il problema investe direttamente lo stesso Csm, visto che nella contestata intervista al Foglio, con giudizi taglienti su esponenti di governo, magistrati, riforme e sullo stesso Palazzo dei marescialli, il consigliere Piergiorgio Morosini ha annunciato anche il suo impegno nella campagna referendaria.
Un tema che, assicura Legnini, sarà affrontato mettendo mano a un «codice deontologico» per i componenti di Palazzo dei marescialli, perché «il giudice deve sapere coniugare il diritto di esprimere le sue opinioni con la necessità di assicurare la sua terzietà».
LUNEDÌ LEGNINI DA MATTARELLA. Il vice presidente ne parlerà lunedì con il capo dello Stato, con cui avrà un incontro dopo i fitti contatti di questi giorni sul caso Morosini. Tra martedì e mercoledì ci sarà invece il faccia a faccia con il ministro della Giustizia - titolare con il Pg della Cassazione dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati- che vuole un chiarimento, prima di prendere le sue decisioni su un caso di 'rilevanza istituzionale'. Dal governo intanto prende posizione il ministro per gli Affari regionali, Enrico Costa: «Non mi scandalizzo di fronte ai magistrati che esprimono apertamente le loro opinioni su questioni di rilievo costituzionale. Mi preoccupano di più quelli che fanno politica attraverso gli atti giudiziari».
E il vice presidente del Senato Roberto Calderoli rivolge «un plauso ai coraggiosi magistrati», che «hanno segnalato il rischio di una deriva autoritaria» legato alla riforma. Nel 2006 il referendum riguardò proprio la legge costituzionale dell'allora ministro leghista e anche in quella occasione «molti magistrati si schierarono contro», senza che il Csm intervenisse, fa notare il consigliere laico di Forza Italia di Palazzo dei marescialli Pierantonio Zanettin, che chiede: «tra allora ed oggi qual è la differenza? Forse il fatto che padre di quella riforma era il ministro Calderoli?».

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