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POLITICA 10 Maggio Mag 2016 1558 10 maggio 2016

Parisi l'antifascista ha le liste piene di «fascisti»

Il candidato del centrodestra stoppa Pavesi (Lealtà e Azione). Ma ha in lista ex An e Ordine nuovo: da Tusa a Montrone. Jonghi Lavarini: «Tra loro anche nostalgici di Mussolini».

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Stefano Parisi.

Stefano Parisi fa l'antifascista.
Il candidato del centrodestra a Milano prova a difendersi su Stefano Pavesi, portavoce del gruppo di estrema destra Lealtà e Azione, tra le fila della Lega Nord di Matteo Salvini.
«L'hanno messo prepotentemente», ha spiegato a Radio Popolare. «Se è vero come credo, perché la sua smentita è stata all'acqua di rose, che questa persona è antisemita o fascista nelle mie liste e nel mio lavoro non può trovare spazio».
Ma l'ex manager di Chili Tv dimentica che nelle liste a suo sostegno, persino la civica che porta il suo nome, ci sono diversi ex esponenti di destra, nostalgici della Fiamma Tricolore di Giorgio Almirante e persino del fascismo di Benito Mussolini.
«PARISI FACCIA UN TEST DI ANTIFASCISMO». Roberto Jonghi Lavarini, esponente della Destra Sociale, movimento nazionalpopolare federato a Fratelli d'Italia, lo dice chiaro e tondo: «Non solo il 70% dei candidati di Fratelli d'Italia, ma anche tanti altri esponenti della Lega, di Forza Italia e persino della sua lista civica non sono affatto antifascisti e, anzi, hanno un giudizio storico positivo su Mussolini e il fascismo».
E ancora: «Lo chieda, ad esempio a Paola Frassinetti, a Vincenzo Sofo, a Fausto Montrone... In questo senso, di libera opinione storica, le liste di Parisi sono piene di 'fascisti' con i quali dichiara di non volere lavorare. Parisi faccia un bel test di antifascismo ai suoi candidati, mi sa che rimarrà molto deluso dalle loro risposte».
Certo, su Fratelli D'Italia forse sarà la legge a salvarlo da possibili nostalgici del ventennio.

Fratelli D'Italia appesa al Tar

Marco Osnato.

Potremmo sintetizzare così: «Non ci resta che piangere. O meglio, non ci resta che il Tar».
Perché dopo la ricusazione della lista di Fratelli d’Italia-An da parte della Commissione elettorale circondariale di Milano, a causa della mancanza del documento attestante la dichiarazione d’incandidabilità prevista dalla legge Severino (presente, invece, nelle nove liste per i municipi), la stessa Commissione ha ribadito l’esclusione respingendo l’istanza di riammissione presentata dalla lista in appoggio a Parisi.
Una doccia fredda per i La Russa boys, cui ora non resta che aggrapparsi al giudizio del Tar.
OSNATO CONDANNATO E CANDIDATO. Il ricorso sarà presentato, probabilmente, entro la sera del 10 maggio. Il Tribunale amministrativo avrà tempo 48 ore per la risposta. Poi, eventualmente, il passaggio al Consiglio di Stato in caso di ulteriore parere negativo.
Già la candidatura, blindata, di Marco Osnato, ultimo esponente della dinastia La Russa in città, aveva creato più di qualche malumore.
Il disappunto, per alcuni, nasce dalla condanna in primo grado (sei mesi) legata agli appalti pilotati all’Aler quando Osnato ricopriva il ruolo di direttore gestionale dell’azienda.
Il partito, nonostante le indicazioni dello statuto, ha deciso di non intervenire poiché la fattispecie della sanzione non riguarda reati infamanti né riconducibili alle restrizioni imposte dalla Severino.
I GUAI DI FORZA NUOVA. Ma al di là del pasticcio cui sono incorsi i funzionari di Fdi-An, come si è organizzata e divisa la destra milanese in vista delle amministrative?
La compagine di Forza Nuova rischia l’emarginazione elettorale. Prima un tentativo di abboccamento proprio con Fdi-An: l’opzione era quella di inserire, da “indipendenti”, alcuni ragazzi nelle liste dei municipi cittadini.
L'accordo, però, è saltato per fare spazio alla lista “Prima gli italiani”, idea abortita per l’insufficienza numerica delle firme necessarie alla presentazione della lista stessa.
I voti saranno dirottati, dunque, verso “Fuxia People”, al momento, però, nella stessa situazione di Fratelli d’Italia-An con la lista ricusata dalla Commissione.

La Lega Nord non si allea con CasaPound, ma flirta con Lealtà e Azione

Vincenzo Sofo.

Molto attiva l’associazione “Lealtà e Azione”, sigla dietro la quale operano gli Hammerskin.
Come di consueto, per Palazzo Marino, sosterrà il candidato della Lega, Max Bastoni.
In zona 8, invece, sostegno appunto del giovane Pavesi, inserito come indipendente nelle liste del Carroccio.
IL 'TALEBANO' SOFO. Non solo. Per la Lega corre pure Vincenzo Sofo, del think tank Il Talebano, ex militante di Alleanza studentesca, Giovane Europa ed ex responsabile milanese dei giovani de La Destra di Storace nel 2007: la sua campagna elettorale punta soprattutto sulla famiglia tradizionale.
A tal proposito, risulta contraddittorio l’atteggiamento manifestato da Parisi, duro e intransigente nei confronti di CasaPound e del suo braccio politico Sovranità, costretta ad aderire dopo il niet dell’ex presidente di Chili alla lista “Noi x Milano” di Nicolò Mardegan (facendo di fatto saltare la precedente intesa con il Carroccio), ma distratto per quanto riguarda questi intrecci, forse, maggiormente meritevoli di attenzione. Nonostante la dichiarazione (tardiva) con cui accusa Salvini di “prepotenza”.

Da Tusa a Montrone: i nomi nella lista civica

Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia.

Anche la lista civica di Parisi potrebbe risultare un ostacolo per l’area che guarda a destra con interesse.
Basta scorrere alcuni nomi tra uomini dello staff e candidati. Tra i promotori, infatti, emerge il nome di Benedetto Tusa, ex membro de “La Fenice”, associazione di estrema destra vicina a Ordine nuovo: suo figlio Tommaso è candidato in zona 3.
Non solo. In lista c'è pure Fausto Montrone, già consigliere comunale di Alleanza Nazionale. Per l’ex amministratore delegato di Fastweb corre Bryan Ferrentino, avvocato, riferimento di Azione Nazionale, il movimento che ha tra i fondatori l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Organizzatore della lista è poi Roberto Predolin, ex assessore nella Giunta Moratti sempre in quota An.
TILGHER: «NESSUNA CANDIDATURA DI PARTITO». È chiaro che l’eventuale esclusione della lista di Fratelli d’Italia lascerebbe in libertà e senza orientamento un nutrito gruppo di elettori.
Roberto Maroni, governatore lombardo, lo ha detto subito: «Bisognerà convincere gli elettori di Fratelli d'Italia a votare comunque il nostro candidato e, in particolare, la lista della Lega».
La distanza insanabile con la politica, in senso più ampio, è stata invece illustrata dal leader del Fronte Nazionale, Adriano Tilgher, attraverso un duro comunicato teso a spiegare il senso della posizione assunta dal partito: «Ho dato indicazione ai dirigenti del Fn di ritirare qualsivoglia candidatura di partito, per dedicarci alla costruzione di una struttura organica, ma aperta, che possa diventare la casa politica di tutti gli italiani. [...] è l’unico modo per riportare i giovani all’impegno e per salvare l’Italia dalla morsa mortale in cui la stanno costringendo una classe dirigente imbelle e venduta ed un criminale liberismo ideologico».

Twitter @ARoldering e @_MagliaNera_

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