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CARROCCIO 10 Maggio Mag 2016 1500 10 maggio 2016

Salvini riscopre la Padania e archivia CasaPound

Nel suo libro Salvini riapre a secessione e federalismo. Non cita mai le ruspe. Ridimensiona la lista per il Sud. E stoppa CasaPound: «Niente intese elettorali».

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Il leader della Lega, Matteo Salvini, durante la presentazione del suo libro Secondo Matteo alla Stampa estera.

Ci sono almeno quattro notizie nel nuovo libro Secondo Matteo scritto dal leader della Lega Nord Matteo Salvini (Rizzoli) insieme con i due giornalisti Matteo Pandini e Rodolfo Sala.
E sono di notevole importanza per capire quali potrebbero essere le future mosse politiche del segretario del Carroccio, nell'ultimo anno impegnato a conquistare il Sud con la lista ''Noi con Salvini'', alleato delle destre europee e sempre pronto a usare slogan che la sinistra antagonista definisce «beceri», come l'ormai famosa ruspa contro i campi rom.
Ebbene la prima notizia è che la ruspa nelle 237 pagine non è citata neppure una volta: Secondo Matteo sembra il libro di un leader moderato, figlio della borghesia milanese che manda i figli al Berchet, al Manzoni e al Parini, molto diverso da quello che oggi appare sui media nazionali e pronto a sfidare Matteo Renzi alle elezioni politiche del 2018 per la conquista di Palazzo Chigi.
RIECCO LA SECESSIONE. Altra notizia. La lista ''Noi con Salvini'', che doveva creare la Lega italiana capace di occupare lo spazio lasciato dal declino di Forza Italia, compare appena due volte, di cui una per raccontare la protesta sui social network di Gattini con Salvini: un po' poco per un partito che doveva rivoluzionare la politica di questo Paese.
La terza è che l'altro Matteo archivia al momento l'esperienza con la destra di CasaPound («Questo feeling non si è mai concretizzato in un accordo elettorale»).
E infine la quarta, forse la più importante, è che c'è un intero capitolo dedicato al federalismo e alla secessione della Padania.

L'indipendenza della Padania resta al primo punto dello Statuto leghista

Umberto Bossi, fondatore del movimento politico Lega Nord per l'indipendenza della Padania.

Quest'ultimo passaggio non è di poco conto perché da mesi si discute in via Bellerio della modifica dell'articolo 1 dello statuto della Lega Nord, quello che appunto definisce il Carroccio «un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana».
Ma non è mai stato toccato.
VENT'ANNI DALLA PROCLAMAZIONE. Nel 2016 poi si celebrano i 20 anni della famosa dichiarazione di Indipendenza della Padania, proclamata da Umberto Bossi il 15 settembre del 1996 a Venezia, sulla Riva degli Schiavoni.
Non è un caso che quest anno il famoso raduno di Pontida sia stato rinviato a settembre, dovrebbe cadere il 16, proprio per celebrare l'avvenimento storico.
La sensazione è che dopo le elezioni amministrative la Lega possa tornare alle origini, in vista magari della rinascita di un nuovo centrodestra per le elezioni politiche.
FEDERALISMO UNICA RISPOSTA. D'altra parte Salvini lo scrive chiaro e tondo nel libro, dove parte dagli anni dell'infanzia a Milano fino al liceo Manzoni dove già la «maggioranza sinistroide» si faceva sentire.
«La mia vita cambiò radicalmente durante il quarto anno di liceo, quando decisi di iscrivermi alla Lega. Era il 1990. Rimasi colpito da un manifesto sul quale troneggiava lo slogan 'Sono lombardo, voto lombardo'», è uno dei passaggi.
E le radici sono una parte predominante nel libro.
«L’identità è un impasto di territorio in senso fisico, di tradizioni, di lingue locali dure a morire. Si tratta di un termine fondamentale, di un baluardo a cui aggrapparsi soprattutto oggi, un periodo storico in cui si corre il grave rischio di finire trasformati in ''risorse anonime''».
RISCOPERTE LE MACRO REGIONI. Salvini riscopre il professor Gianfranco Miglio e le macro regioni care al governatore della Lombardia Roberto Maroni.
E insiste: «Il federalismo è l’unica medicina per risolvere i grandi mali di questo Paese, è l’unica via per unire nel rispetto del pluralismo e delle differenze i due lembi di questo lunghissimo Paese».

L'unità del 1861? «Una forzatura economica e sociale»

Alcune copie del libro 'Secondo Matteo' di Salvini distrutte durante un'azione rivendicata dagli attivisti del collettivo Hobo.

Perché la differenza tra Nord e Sud Italia continua e «conferma quanto l’unità del 1861 sia stata una forzatura economica e sociale, portata a termine da una classe politica miope e inconsapevole della realtà delle cose: all’unificazione giuridica e amministrativa di matrice centralista, deliberatamente ispirata al modello napoleonico, non corrispondeva affatto la fisionomia di un Paese che era l’espressione di antiche identità territoriali autonome e indipendenti e di una pluralità di consolidate tradizioni locali».
In definitiva, «il futuro non può che essere federale, facendo leva sulla tutela e sulla valorizzazione delle differenze, che rappresentano una ricchezza. Il federalismo si può e si deve fare».
NIENTE ACCORDI CON CASAPOUND. E rispetto alla vicinanza degli ultimi tempi alla destra e ai movimenti xenofobi - aspetto sottolineato dallo scrittore di Gomorra Roberto Saviano che ha accostato Secondo Matteo al Mein Kampf di Adolf Hitler - va sottolineato che proprio Salvini mette una pietra sopra alla sua alleanza con CasaPound.
«Molti media, infatti, mi accusavano di essere diventato mussoliniano perché i ragazzi di CasaPound avevano espresso giudizi positivi sulla Lega, soprattutto per la battaglia a difesa del made in Italy, contro i poteri forti di Bruxelles e contro l’immigrazione selvaggia. Però questo feeling non si è mai concretizzato in un accordo elettorale, tanto che alle Regionali, a Perugia, noi sostenemmo Claudio Ricci che perse per pochi punti percentuali, mentre il leader di CasaPound Simone Di Stefano aveva corso da solo strappando lo 0,6%».


Twitter @ARoldering

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