Renzi Sfiducia 160419184423
MAMBO 10 Maggio Mag 2016 1035 10 maggio 2016

Sul referendum i renziani sono sadomasochisti

La strategia del governo è autolesionista. Il premier ora rischia davvero di andare a casa.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la discussione delle due mozioni di sfiducia contro il suo governo al Senato, 19 aprile 2016.

Si vis pacem, para bellum, si deve essere detta nei giorni scorsi, ed anche ieri, Maria Elena Boschi quando ha deciso di accusare la sinistra interna e l’Associazione dei partigiani, nonchè oltre 40 fra i maggiori costituzionalisti italiani e, stando ai sondaggi, la parte maggioritaria dei votanti al prossimo referendum, di appoggiare Casa Pound.
Maria Elena, candidamente, come fossimo in un gioco dispettoso da prima elementare, ha detto all’uomo più mite del mondo, Gianni Cuperlo, che era la sua una reazione all’insulto di votare con Verdini scagliatole addosso dai seguaci di uno dei pochi dirigenti del Pd che non ha perso l’abitudine di leggere i libri. È sfuggita alla ministra la banalissima differenza che corre fra l’essere accomunati a un alleato di governo e l’essere affiliati a una organizzazione neo-nazista. Ma lasciamo stare.
DEMONIZZARE I COMINATI DEL 'NO', CHE ERRORE. Sono fra quelli che si augura che vi sia la famosa moratoria così che il popolo del Pd possa andare al referendum in pace. Tuttavia, il motto latino sembra proprio ispirare la classe dirigente renziana, a cui potremmo associare quello di Tacito pubblicato in uno splendido manifesto contro la guerra nel Vietnam: «Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace».
Che errore questa demonizzazione dei comitati del “No”! Da tempo penso che i parlamentari che hanno votato la riforma non possano, per ragioni di decenza, votarle contro nel referendum.
Con Enrico Rossi ed Enrico Letta e, se capisco bene, con Pierluigi Bersani, penso anche che la attuale brutta riforma, tuttavia, è meglio di una non riforma in quanto affronta temi come la fine del bicameralismo perfetto che rappresentano il coronamento di una antica battaglia della sinistra.
Tuttavia avere dubbi è legittimo. Soprattutto quando chi ha propugnato questa legge, e l’ha scritta, sfugge al tema non banale che la legge è fatta proprio male e ch , quindi, nel “No” c’è un fondamento di verità che potrebbe essere riconosciuto dicendo che la legge è migliorabile.
RENZI HA SBAGLIATO STRATEGIA COMUNICATIVA. Renzi avrebbe buone possibilità di far passare il suo referendum se dicesse al Paese: ho fatto una riforma che tutte le forze politiche volevano da decenni, ho favorito la nascita di un sistema istituzionale più razionale, ho anche ridotto i costi della politica. Nel fare questo sono andato un po’ velocemente e quindi posso aver trascinato con me anche terra non buona, ma il mio obiettivo era di fare presto visto che tutti i tentativi del passato, anche più radicali del mio, si erano arenati.
Poi, cari cittadini, liberi di scegliere e se volete tenervi lo status quo ante, fatelo pure ma allora smettetela di urlare contro la politica e di votare con i demagoghi che promettono rivoluzioni finte.
Semplice no? Invece Renzi è, lo ricordavo tempo fa, quel personaggio del fumetto pubblicato dal Monello, giornale per ragazzi dell’epoca mia, che si chiamava Superbone che, come dice chiaramente il nome, faceva il gradasso e poi alla fine le buscava. Perché tira oggi, tira domani, Renzi sta creando una maggioranza di persone che non vede l’ora che si levi di torno.
E quando avremo Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, oltre che la Virginia Raggi in Campidoglio, non basteranno i dalemiani attempati a difenderlo. Anche perché saranno già scappati.
Lo difenderò io, come ho fatto con Massimo D’Alema, criticato quando era potente, tutelato nella sconfitta.

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