Santanché,non esiste diktat Salvini a FI
POLITICA 11 Maggio Mag 2016 1929 11 maggio 2016

Unioni civili, i sindaci disobbedienti sono fuorilegge

Salvini ai suoi: «Ribellatevi». Bitonci lo segue. Dopo Marchini. Ma col rifiuto si viola l'art. 328 del codice penale.

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Salvini chiama, Bitonci risponde.
Nel giorno in cui il ddl Cirinnà diventa legge, cresce la fonda dei 'disobbedienti' intenzionati a non celebrare le unioni civili. Mentre parte dall'opposizione è già al lavoro per mettere a punto un referendum abrogativo che riscriva i conteuti approvati dalla Camera.
Il leader leghista l'ha sparata grossa, invitando i suoi primi cittadini a infischiarsene della legge introdotta dal voto di Montecitorio dell'11 maggio.
«SINDACI DISOBBEDITE». «Sindaci della Lega disobbedite», ha detto il segretario. «È una legge sbagliata, anticamera delle adozioni gay». Ventiquattrore prima era stato Alfio Marchini, candidato alla poltrona del Campidoglio, a esprimere il suo niet. «Non celebrerò i matrimoni gay», aveva detto. «Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose». L'appello di Salvini ha già raccolto l'adesione del sindaco di Padova, il leghista Massimo Bitonci. «Da sindaco mi riserverò il diritto di obiettare e non celebrerò mai matrimoni fra persone dello stesso sesso. Ho il dovere di servire i cittadini e di promuovere la crescita della comunità padovana, non mi sento obbligato ad assecondare le scelte di Renzi che, differentemente da me, non è stato eletto». Lucia Baracchini, sindaco di Pontremoli, ha chiesto che sia prevista nella legge l’obiezione di coscienza per i primi cittadini che non vogliono celebrare le unioni gay. E prima di lei Mario Agnelli, sindaco di Castiglion Fiorentino, si è schierato a favore del diritto dei sindaci di rifiutarsi di celebrare le unioni civili tra omosessuali.
LA LEGGE NON PREVEDE OBIEZIONE. Peccato che la legge non lasci margine all'interpretazione e l'ipotetico rifiuto di un sindaco corra il rischio di dover fare i conti con l'articolo 328 del codice penale. Invocato nel caso in cui un ufficiale di Stato si opponga ai propri doveri ponendo le basi per un’accusa di omissione e rifiuto di atto d’ufficio.
Non è ammessa, dunque, alcuna obiezione di coscienza, specialmente dopo lo stralcio di un emendamento che puntava a inserirla nel ddl Cirinnà. Il sindaco, dunque, è obbligato a celebrarle o, in subordine, a delegare qualcuno per suo conto, come succede anche per i matrimoni in comuni grandi come Roma o Milano.

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