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INCHIESTA 12 Maggio Mag 2016 1800 12 maggio 2016

Basilicata, viaggio tra i danni del petrolio e di Eni

Non solo tumori, sequestri e cassa integrazione. In Val D'Agri i pozzi minacciano pure gli allevamenti. Il reportage di L43 nella terra dei giacimenti Eni.

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da Potenza

Il Centro Oli di Viggiano, in Basilicata.


«Così gira il mondo. Devi scegliere: vuoi un pascolo di caprette o vuoi il petrolio? Vuoi la salute o vuoi il lavoro? E poi diciamolo: trovarne uno pulito tra le compagnie petrolifere è come cercare una vergine in un bordello».
Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia, dirigente sin dai tempi del fondatore Enrico Mattei, al telefono con Lettera43.it non è più di tanto sconvolto dall'inchiesta della procura di Potenza sul petrolio in Basilicata che ha travolto anche il Cane a sei zampe.
''Totale sudditanza a Eni'', titolano i giornali locali dopo che il tribunale del riesame ha confermato la fondatezza delle accuse degli inquirenti.
«MA QUI SI VIENE IN VACANZA». Di mezzo ci sarebbero stati i trucchi per aggirare la classificazione dello smaltimento dei rifiuti in Val D'Agri, le creste per 80 milioni di euro, i politici che piazzavano parenti e amici nell'azienda e persino l'ombra del reato di disastro ambientale.
«Ma in Basilicata si può fare ancora villeggiatura. Provi ad andare in Siberia, nei laghi o alle foci dei fiumi, oppure in Africa a vedere cosa succede», conclude Reali, sostenendo che Eni, tra tutte, è forse quella che cerca di essere più ligia alle regole, al contrario delle altre sorelle come Total o Shell.
PETROLIO MANNA DAL CIELO. A stabilire la condotta dell'azienda di San Donato Milanese, che ha ribadito a più riprese di aver operato correttamente, deve essere la magistratura.
Sul resto, invece, e cioè su come le compagnie si sono prese una regione in Italia nella totale indifferenza della classe dirigente, più di una volta complice, dalla politica alla pubblica amministrazone fino alla magistratura - come si legge anche nelle carte dell'inchiesta potentina - un ragionamento va fatto.
Perché in questo triangolo d'Italia che è la Basilicata, tra gli ecomostri di Potenza e le bellezze di Matera, dove nel 1902 il primo ministro Giuseppe Zanardelli arrivava su un carro trainato da buoi, su strade che aspettano ancora oggi una sistema ferroviario adeguato e dove Eboli, nella vicina Campania, è lì a ricordare il romanzo di Carlo Levi degli Anni 40 su una popolazione contadina ancora fuori dalla storia e dal progresso, il petrolio è stato visto come la manna per tanti anni. Forse troppi. E dove Eni e lo Stato sono risultati spesso la stessa cosa.

Pochi hanno chiesto spiegazioni su quei 27 pozzi sparsi qua e là

Il centro Oli immette sul mercato 75 mila barili.

L'oro nero doveva essere la soluzione dei problemi in una regione dove i giovani appena possono scappano perché non trovano lavoro.
In pochi hanno alzato la voce, tra le strade della Val D'Agri, tra quei 27 pozzi che spuntano qua e là nella valle, come Montemurro, Molina 2 o quello di Corleto Perticara, 136 chilometri di tubi che arrivano fino a Taranto, in Puglia.
Pochi hanno chiesto spiegazioni, hanno alzato la mano per chiedere se era tutto in regola.
Come nella commissione bicamerale Ambiente della precedente legislatura, dove le domande sono rimaste inevase, un ricordo sbiadito sullo stenografico della Camera dei deputati, dove persino i magistrati non lanciavano allarmi e la politica abbozzava.
Nessuno è andato a leggersi i documenti ufficiali, spesso falsati e solo per gli addetti ai lavori.
BOLOGNETTI FUORI DAL CORO. Tra questi, voce unica fuori dal coro, è stato Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani, uno che da queste parti è sempre stato visto come un gran rompicoglioni, a cui la politica di destra e di sinistra solo adesso mostra un minimo di risconoscenza.
Anzi, ora molti si sono allineati a lui, ma solo dopo l'inchiesta della magistratura, dimenticandosi che per quasi 20 anni hanno fatto il tifo per l'oro nero.
NESSUNA DOMANDA A SCARONI. «In quella commissione bicamerale», spiega Bolognetti, «non c'è neppure una domanda a Paolo Scaroni (ex amministratore delegato dell'Eni, ndr) sulle estrazioni petrolifere. Certo, avrebbe potuto dirci che era tutto regolare, ma almeno sarebbe rimasta agli atti».
Bolognetti conosce fin troppo bene come funziona il sistema di questo territorio. «Con gli accordi del 1998 la Regione e il Comune di Viggiano si sono sdraiati ai desiderata delle compagnie petrolifere: hanno fatto ciò che hanno voluto».
Parla dei rischi alla salute confermati dalle ricerche di Università e istituti di medicina. «Ma non bisogna soffermarsi solo sui tumori, qui è un problema che riguarda da vicino la salute dei cittadini in generale».

Si diceva: arrivano gli «ammericani», portano soldi e lavoro

Il cane a sei zampe, simbolo dell'Eni.

D'altra parte, quando arrivarono tra gli Anni 80 e i 90 i petrolieri del Nord venivano visti come gli «ammericani», sorta di neocolonialisti giunti per ricoprire il territorio di oro, incenso e mirra.
Portavano lavoro e soldi in una regione dove i piccoli Comuni cercano nel 2016, in tempi di Airbnb e sharing economy, di sviluppare una qualche forma di turismo, spesso con scarso successo.
All'epoca non ha fiatato nessuno.
O meglio, come spiega il sindaco di Viggiano Amedeo Cicala - amministratore di questo paesino di 3.170 abitanti che fornisce il 70% della produzione italiana di greggio - «c'è chi non sapeva nemmeno leggere le carte di quello che stava succedendo».
SI CAMPA SULLE ROYALTY. La parolina magica, per ottenere questo silenzio compiacente nei confronti dello ''Stato parallelo'' (citazione di Andrea Greco e Giuseppe Oddo), è royalty, ossia le tasse pagate dalle società per poter sfruttare il sottosuolo, quella manciata di soldi che arrivano dalla produzione petrolifera e che finiscono nelle casse della pubblica amministrazione.
Si tratta di un fiume di denaro, anche modesto rispetto agli altri Paesi nel mondo, che ha permesso di sopravvivere, di cambiare le strade, di creare un minimo indotto sul territorio, di costruire intorno al solo centro di produzione di Viggiano un giro d'affari su cui hanno vissuto e campano ancora migliaia di famiglie.

  • Intervista al sindaco di Viggiano Amedeo Cicala e a Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani.


Il centro Oli immette sul mercato 75 mila barili, su 104 autorizzati. «Un po' poco», ricorda Bolognetti, «se si calcola che la produzione di un anno in Basilicata corrisponde a quella di un giorno del Texas».
Ma quel poco si vede che è bastato.
TUTTI IN CASSA INTEGRAZIONE. Per capirlo basta farsi un giro fuori dal centro Oli, fermo dopo il sequestro del 31 marzo 2016, e parlare con i lavoratori che rischiano la Cassa integrazione.
Sono 430 addetti e potrebbero restare a casa.
Poi ci sono le aziende appaltatrici e subappaltatrici, autotrasportatori e lavori di servizio; queste ultime non hanno nemmeno la disponibilità di ammortizzatori sociali.
C'è chi guadagnava fino a 3 mila euro al mese: stipendi inimaginabili da queste parti, dove un insegnante fatica ad arrivare a mille euro.
Qualcuno si è fatto il mutuo e ora non può più pagare, così si va a colpire il mercato immobiliare.
Ci sono i ristoranti vuoti. Gli alberghi perdono clienti. È il disastro nel disastro.
PAURA PER LA SALUTE. E infine serpeggia la paura che, alla fine, quelle esplosioni a notte fonda o quella puzza acre che solo il vento di tramontana riesce a spazzare via a volte in Val D'Agri qualche danno alla salute pubblica lo abbiano causato.
Non solo alle persone, ma pure agli animali.

«Il petrolio non è pubblico, ma è di Bubbico»

Cartelli affissi in Basilicata che ritraggono Renzi.

Gaetano Sassone ha un piccolo allevamento di mucche nella zona. Produce latte.
È di fianco a uno dei pozzi dell'Eni.
I vitelli a volte muoiono o nascono malformati. La vigna è scomparsa. Ha spedito le analisi a un veterinario, perché per anni l'Arpab, l'autorità che in teoria dovrebbe sorvegliare la salute pubblica, gli ha sempre detto di non preoccuparsi.
SI FAVORISCE ENI? Ma se poi si pensa che le nomine in Arpab le fa la politica regionale e che dalle carte dell'inchiesta potentina emerge anche qui si facevano gli interessi di Eni, allora i sospetti di Gaetano aumentano.
«Sa cosa si dice da queste parti? Che il petrolio non è pubblico, ma è di Bubbico», è la battuta che gira.
Nel senso di Filippo, viceministero degli Interni, pezzo da novanta del Partito democratico della zona dove la politica controlla ogni cosa e dove la famiglia Pittella, ai posti di comando dall'europarlamento fino alla Regione, sono visti come dei Kennedy.
Non a caso nei bar di Viggiano quando si chiede un parere sull'inchiesta la risposta è immediata: «Meglio non parlarne».

  • Un allevatore lucano parla dei presunti effetti del petrolio sulla salute degli animali.

Dai film ai graffiti, c'è voglia di ricominciare

Viggiano, paesino di 3.170 abitanti, fornisce il 70% della produzione italiana di greggio.

Esiste un'omertà disarmante in Basilicata.
Del resto per anni, nuove e vecchie generazioni hanno ammirato lo sforzo delle compagnie petrolifere di rendere più gradevole il territorio.
Il recinto del Centro Oli di Viggiano ne un è esempio.
IL MIGLIO ARTISTICO. Nel 2015 è arrivato da queste parti Raymundo Sesma, artista messicano, per dipingere 1.800 metri di muro.
È il ''miglio artistico'', giallo nero e grigio, celebrato in pompa magna da politici e cittadini.
Applausi, foto di rito, taglio del nastro, il prete a benedire e il solito carrozzone italico che è stato celebrato in lungo e in largo sui giornali.
E poi ci sono stati i tornei sportivi, i corsi di inglese nelle scuole, persino i film, come Basilicata coast to coast con Rocco Papaleo e Giovanna Mezzogiono, finanziato anche con i soldi di Eni e Total, impegnate da anni in «progetti destinati alla valorizzazione del patrimonio sociale, artistico e naturale locale».
LE MANCANZE DI PAPALEO. Nella pellicola, ricordò proprio Bolognetti anni fa, «non si menziona Rotondella, un piccolo centro confinante con Scanzano. Peccato, perché a Rotondella Papaleo avrebbe trovato l’Itrec con i suoi misteri e le barre del reattore di Elk River. Purtroppo Papaleo non passa nemmeno da Corleto Perticara, dove i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) qualche mese fa hanno sequestrato una discarica di fanghi petroliferi».
Va ricordato che Papaleo, lucano, è stato pure testimonial dell'Eni.
Adesso c'è chi vuole ripartire da zero. Come lo stesso sindaco di Viggiano, Cicala, che sta cercando di sviluppare nuove forme di economia alternativa sul territorio.
Si punta sul turismo, su impianti sciistici. «Perché le royalty non bastano più, c'è una questione di salute e di benessere: non puoi costruire una villa se poi intorno hai un cimitero». Insomma, sono tornate di moda le caprette.

Twitter @ARoldering

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