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RESOCONTO 12 Maggio Mag 2016 1130 12 maggio 2016

Corea del Nord e Kim, bilancio del congresso

Sviluppo a picco. Così il dittatore parla di piano di rilancio. Come mai aveva fatto suo padre, il “caro leader”. Però lo spettro nucleare e le frizioni con Seul restano.

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Un sudcoreano guarda alla tivù la parata per il congresso del Partito dei lavoratori in Corea del Nord.

Accompagnato da un'enorme parata, il 10 maggio 2016 si è concluso il congresso del Partito dei lavoratori (Plc) in Corea del Nord.
Per l'occasione migliaia di comparse si sono riversate in Piazza Kim Il-sung, a Pyongyang, portando mazzi di fiori rosa sul capo, mentre carri raffiguranti temi militari sfilavano fra le masse.
Il tutto sotto gli occhi di Kim Jong-un, attuale presidente in carica.
L’evento è stato senza dubbio storico - si è trattato del primo congresso negli ultimi 36 anni - e ha fornito alcuni spunti interessanti.
UN GIORNALISTA ESPULSO. Primo fra tutti la presenza di oltre 100 giornalisti stranieri chiamati ad assistere all’evento.
Uno di loro, il britannico Rupert Wingfield-Hayes, corrispondente della Bbc da Tokyo, è stato poi espulso dal Paese per avere “offeso” il capo supremo.
Nel complesso l’evento ha però aggiunto poco a ciò che già si sapeva sulla Corea del Nord.
Il congresso è servito innanzitutto a rafforzare la posizione di Kim.
NUOVI TITOLI SIMBOLICI. L’attuale dittatore è stato insignito della carica di presidente del partito, ma si tratta di un titolo del tutto simbolico, dato che Kim era già comandante supremo dell’Esercito popolare coreano e primo segretario del Partito dei lavoratori.
Cosa ancora più importante, Kim Jong-un è figlio di Kim Jong-il e nipote di Kim Il-sung, ovvero fa parte della monarchia stalinista che guida la Corea dalla sua fondazione negli Anni 40.
LA MINACCIA NUCLEARE RIMANE. Il Congresso è servito anche per ripetere al mondo la politica nucleare del regime, che da 10 anni a questa parte testa armi atomiche e missili, fomentando sconcerto fra i vicini.
Dal 2006 la Corea del Nord ha eseguito almeno quattro test nucleari e diverse esercitazioni con missili balistici, da intendersi come vettori di una eventuale bomba atomica.
Queste prove le sono valse non solo critiche da altri Paesi, ma anche l'ira delle Nazioni unite, che a marzo 2016 hanno approvato un nuovo piano di sanzioni.

La promessa: «Useremo l'atomica solo se minacciati»

Kim Jong-un ha lodato i «magnifici» - parole sue - test nucleari, ma ha anche precisato che la Corea userà le armi di distruzione di massa solo se attaccata.
«Come una responsabile nazione con armi nucleari, non useremo un’arma nucleare a meno che la sua sovranità non venga compromessa da forze aggressive e ostili con testate atomiche», avrebbe detto il leader.
Si tratta di un messaggio positivo, ma bisogna tenere presente che Pyongyang lancia spesso segnali di pace ai quali fa poi seguire quelli di guerra.
A marzo 2016 il governo ha pubblicato un video di propaganda nel quale si vedeva Washington sotto attacco missilistico.
CON SEUL PACE LONTANA. Ancora più controverso è stato l’affondamento della Cheonan, un’imbarcazione sudcoreana colata a picco a marzo del 2010: secondo un’investigazione internazionale, l’incidente costato la vita a 46 persone sarebbe stato causato proprio da un torpedo nordcoreano.
È quindi difficile che gli animi si distendano nel Pacifico Nord Orientale e soprattutto nella Corea del Sud, avversario irriducibile del regime del regime di Pyongyang.
La separazione fra le due nazioni avvenne al termine della Seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti e l’Unione sovietica occuparono le due metà della penisola coreana, dividendola lungo il 38esimo parallelo.
Da allora la frattura non si è più risanata, e i due Paesi continuano a vivere in uno stato di guerra latente.

Economia, annunciato un piano quinquennale

Il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un.

Un capitolo a parte nell’ambito del Congresso è quello dell’economia, settore nel quale Kim ha annunciato un piano quinquennale per rafforzare agricoltura e industria.
«Dobbiamo risolvere il problema energetico e porre l’industria di base sul piede giusto, e incrementare la produzione manifatturiera leggera e quella agricola per migliorare in modo definitivo la vita del popolo», avrebbe detto il leader nordcoreano.
SVILUPPO NOTA DOLENTE. L’economia è un tasto particolarmente dolente per il regime: la Corea del Nord rimane uno dei Paesi meno sviluppati dell’Asia e fatica a provvedere perfino alle esigenze più elementari dei suoi cittadini, inclusa la sussistenza alimentare.
Uno studio delle Nazioni unite sottolinea come nei decenni passati il Paese sia stato più volte afflitto dalla fame, fino ad arrivare alla grande carestia avvenuta fra il 1996 e il 1999 in cui persero la vita fra le 450 mila e i due milioni di persone.
«DISCRIMINAZIONE SULLE RISORSE». Il rapporto sottolinea come alla base di questi disastri ci sia stata l’inefficienza del sistema economico.
«Invece di intraprendere appieno le riforme necessarie per realizzare un diritto al cibo, la Repubblica democratica della Corea mantiene un inefficiente sistema di produzione e una divisione discriminatoria delle risorse che inevitabilmente produce una ulteriore, non necessaria fame», sostiene il documento.
La carestia appartiene al passato, ma la povertà resta saldamente ancorata al presente, dato che il Pil pro capite del Paese sarebbe di appena 1.800 dollari all’anno.
BENESSERE? SPERANZA FIEVOLE. La speranza che la Corea del Nord possa seguire Cina a Vietnam, le due nazioni asiatiche che pur sotto il controllo dei rispettivi partiti comunisti si sono avviate verso il benessere, resta fievole.
Ma qualche segnale di un cambiamento c'è: pare che lo Stato stia lentamente tentando di liberalizzare il settore manifatturiero e quello agricolo, mentre il mercato nero continua a crescere.
Come sottolineano gli analisti, il fatto stesso che Kim Jong-un abbia parlato di sviluppo ed economia rappresenta un passo avanti.
Suo padre, il “caro leader”, non aveva fatto neppure quello.


Twitter @Mick887

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