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RITRATTO 12 Maggio Mag 2016 0800 12 maggio 2016

Firenze, città cristallizzata che vive sulle rendite

Chi era ricco nel 400 lo è anche oggi. Si campa di turismo, ma la cultura è sopita. Tra immobilità urbanistica e istituzioni sorde. Viaggio nella culla del renzismo.

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Marco Carrai e Matteo Renzi.

Il venerdì sera la giostra con i cavalli di Firenze è sempre lì, insieme con la piazza più brutta del centro storico, i dehor più ingombranti e invasivi della città, praticamente protuberanze dei caffè che si fronteggiano come soldati in battaglia.
E ci sono le Giubbe rosse, già culla dell’avanguardia futurista e pure di una celebre scazzottata fra marinettiani milanesi e i fiorentini de La Voce, con i suoi buttadentro che attirano i turisti anglobeceri, mentre i ragazzi delle scuole salutano il fine settimana scaricando mojito giù per la gola.
Non è più tempo per irregolari come Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini in piazza della Repubblica, con il suo Hard Rock al posto del cinema Gambrinus con sala da biliardo sotterranea.
RICCHEZZA SECOLARE. Mentre vengono triturati cinema e librerie, e quindi sostituiti come si fa con ciò che è consumato, la città per il resto resta immobile, cristallizzata dalla rendita, secolare come quella raccontata in un recente studio della Banca d’Italia, che mette in correlazione le famiglie del Quattrocento con i loro pro-pro-pronipoti di oggi: «I risultati sono davvero sorprendenti; la correlazione nei redditi tra pseudo-antenati e pseudo-discendenti non decade dopo un lasso di tempo così ampio».
Chi era ricco un tempo, lo è anche oggi.
IL PARADOSSO RENZIANO. Quale paradosso per la città del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che da sindaco dichiarò guerra alle rendite, con le bancarelle del mercato di San Lorenzo senza più un fiorentino a gestirle e piene di cianfrusaglie, dalle maglie taroccate della Juventus ai grembiuli col pisello del David.
Quale paradosso per la città di Renzi, che sbarcò a Palazzo Chigi con lo storytelling dell’Italia dei migliori che vanno avanti non per fedeltà ma per meriti e invece lui, il premier, piazza i suoi amici nelle partecipate di Stato e in giro per il governo, come Marco Carrai, amico, finanziatore e in procinto di diventare consulente per la cyber security.
Le rendite dunque sono tutte lì.
CHE AFFARI CON AIRBNB. Sono rendite economiche, come quelle degli affitti tramite Airbnb.
Marzio Fatucchi sul Corriere Fiorentino ha fatto un confronto tra gli affitti “online” e quelli ordinari.
«Con un appartamento tre stanze da letto, a Firenze, è possibile arrivare a quasi 68 mila euro l’anno (con quattro fino a 120 mila). Facendo un confronto con un affitto “normale”, per un appartamento da 90 metri quadri, con le medie di Immobiliare.it, si arriva al massimo a 2 mila al mese, 24 mila euro. Certo, 68 mila euro l’anno sono raggiunti solo da una percentuale bassa (il 6%): ma la “mediana” di occupazione è del 65%, e praticamente tutti riescono a strappare cifre equivalenti a un affitto “normale” a una famiglia, circa 24 mila euro».
SI CAMPA SUI ''FORESTIERI''. Le rendite sono quelle che rendono Firenze uguale a quella descritta da Papini già un secolo fa, nel 1913: «Firenze ha la vergogna d’essere una di quelle città che non vivono col lavoro indipendente dei loro cittadini vivi, ma collo sfruttamento pitocco del genio dei padri e della curiosità dei forestieri. Ormai non sappiamo fare altro. Metà dei fiorentini campa direttamente alle spalle degli stranieri e l’altra metà vive alle spalle di quelli che campano alle spalle dei forestieri. Se domani cambiassero i gusti e le simpatie di questi idioti francesi, inglesi, americani, tedeschi, russi e scandinavi che vengono a vedere Michelangelo, Giotto e Botticelli, la nostra città sarebbe rovinata. A Firenze, appena si sente un po’ più la miseria, si dice: “Quest’anno non c’è forestieri”».

Qualche nuovo progetto urbanistico? Meglio fermarlo

Un aereo sorvola il centro di Firenze.

Una strana maledizione s’abbatte su Firenze.
Appena s’affaccia qualcosa di nuovo, esso viene criticato o, peggio, fermato.
Nella storia politico-urbanistica degli ultimi 30 anni è accaduto almeno due volte.
La prima quando un’operazione di sviluppo a Nord-Ovest di Firenze - era il 1989 - fu bloccato da una telefonata del capo del Partito comunista, Achille Occhetto.
Il giurista Paolo Barile, eletto nelle file del Pci prima di dimettersi dopo essere diventato consulente della Fondiaria per il Piano di Castello (il piano di sviluppo appunto) si scagliò con forza contro quella decisione.
VINCONO I PARASSITI. «Non amministratori della città», si legge in una lettera citata da Zeffiro Ciuffoletti nella sua biografia dedicata a “Massimo Bogianckino sindaco di Firenze” (FrancoAngeli)”, «sono apparsi gli uomini del Pci, ma esecutori degli ordini di partito. Così facendo hanno sicuramente fatto vincere la conservazione, perché infatti chi trae vantaggio dall’affossamento della variante sono i titolari delle rendite parassitarie cittadine: in sostanza tutti coloro che trovano il loro humus in una Firenze provinciale, asfittica, adagiata sulle opere dei padri, incapace di ogni decisione».
La seconda volta è avvenuta per via giudiziaria, quando nel 2008 la magistratura bloccò il piano di espansione della città sempre in quell’area, sequestrando i terreni.
ALTOLÀ DAI COMUNI. La Firenze “città metropolitana” non mai è piaciuta troppo ai Comuni limitrofi, quelli dove la sinistra era forte - a Sesto Fiorentino detta Sestograd, Ernesto Ragioneri, dedicò un volume: Storia di un Comune socialista - e dove non c’era voglia di rinunciare alle proprie identità.
Firenze, invece, è stata governata a lungo dalla Democrazia cristiana e dai socialisti (Bogianckino stesso, sindaco dal 1985 al 1989, era socialista).
Per questo, ama ripetere spesso l’ex sindaco Leonardo Domenici, filiera corta Pci-Pds-Ds, «Firenze non è una città di sinistra».
Ed è sempre dai Comuni limitrofi della Piana fiorentina, Sestograd, Campi Bisenzio, e altri, che sono arrivati gli altolà all’espansionismo fiorentino.
L'AEROPORTO SEMPRE UGUALE. Da 30 anni si discute dell’ampliamento dell’aeroporto di Firenze (tutto si gioca su 400 metri di pista in più) e niente è stato fatto, fra battaglie a colpi di perizie sul rumore, l’inquinamento e gli uccelli dell’Oasi di Focognano che rischierebbero il crepacuore se passassero più aerei sopra le loro teste.

Anche la cultura soffre: via giornali e case editrici

Una vista della città di Firenze.

Ma non è tutta questione di trasporti e viabilità, anche se mai si era vista una Firenze così caotica, sventrata dai lavori delle tramvia (per fare la prima linea ci sono voluti 10 anni e per le linee due e tre ancora servirà parecchio tempo).
C’è anche una dimensione culturale da osservare.
RAI NON PIÙ APPETIBILE. Ciuffoletti, storico all’Università di Firenze, dice che «sono andati via i giornali, le case editrici. C’erano, al massimo dello splendore, la Vallecchi, Le Monnier, la Sansoni, tutto il settore scolastico. Nel giro di 30-40 anni ha perso tutto. Ora c’è la Giunti e tantissime piccole case editrici che non hanno subito alcun processo di innovazione. La sede della Rai, che nel Dopoguerra aveva conservato una sua allure, perché aveva un centro di produzione radiofonica e una scuola di dizione, oggi non è più appetibile, perché quando la Terza rete toccò al Pci, il partito scelse di non puntare su Firenze».
MANCA PURE L'ASSESSORATO. Secondo lo scrittore Vanni Santoni «l'immobilità fiorentina è tale che è stata 'messa a progetto' con l'assenza stessa - incredibile in una città che dovrebbe avere nella cultura il proprio asset principale - di un assessore alla medesima. Tuttavia, guardando più da vicino, forse non è esatto parlare di immobilità: il fermento esiste».
Qual è il problema? «La sordità delle istituzioni, ormai incapaci di vedere cosa c'è di buono che si muove e quindi di supportarlo. Un esempio clamoroso riguarda la scena letteraria: dopo addirittura un secolo, Firenze si è trovata con una scena di valore e peso nazionale, ma niente è stato fatto e detto in merito dall'amministrazione».
QUELLA SENSIBILITÀ PERDUTA. E ancora: «Inoltre questa scena, prima di giungere alla ribalta nazionale si è fatta le ossa in un ''underground'' culturale molto forte eppure mai riconosciuto o men che meno supportato dalla città. Se guardiamo indietro, l'ultima vera 'factory' culturale funzionante in città è stata l'Elettro+, e sono ormai 12 anni fa. Nacque da un comodato d'uso gratuito offerto dal Comune. Oggi servirebbe di nuovo quella sensibilità: capire cosa c'è di buono e spontaneo in città - mi sembra per esempio che la Polveriera in Sant'Apollonia stia diventando un luogo di grande vitalità culturale - e aiutarlo a crescere liberamente». Contro le rendite.

Twitter @davidallegranti

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