Regio, Pizzarotti indagato in inchiesta
CRONACA 12 Maggio Mag 2016 1313 12 maggio 2016

Pizzarotti indagato, la reazione del M5s

Il sindaco di Parma ignorato da mesi dal direttorio. Ma ora che è indagato...

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Federico Pizzarotti.

Federico Pizzarotti stecca al Reggio.
Il sindaco di Parma e l'assessore alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro e di Barbara Minghetti consulente per sviluppo e progetti speciali.
L'accusa è abuso d'ufficio. Stando alla Gazzetta di Parma altri tre membri del cda della Fondazione all'epoca delle nomine risulterebbero iscritti nel registro degli indagati: Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti.
«ATTO DOVUTO». «Atto dovuto della magistratura a seguito degli esposti del Pd», ha commentato il primo cittadino.
Eppure l'eco dell'indagine si è fatta sentire. Dopo Livorno, Parma rappresenta un'altra grana per il Movimento 5 stelle.
Anche se va detto che il Pizza, come viene soprannominato dagli attivisti stellati, diversamente da Filippo Nogarin da tempo è inviso allo staff e ai big del Movimento, tanto che in città ora esistono due M5s: uno alla maggioranza e uno all'opposizione. Una situazione paradossale che nei fortini pentastellati di Milano e Roma si è preferito ignorare nonostante gli appelli del sindaco.
Eppure questa volta pare che le pentastar si siano fatte sentire: a meno di un mese dal voto alle Comunali, occorre prudenza.
Insomma, l'occasione di liberarsi del troppo ingombrante Pizza alla fine è stata bruciata dal caso Livorno.
LA DIFESA DI FICO. Così dal direttorio, Roberto Fico ha preso le difese d'ufficio del grillino 'eretico'.
«In Italia c’è un’emergenza corruzione che si chiama Partito democratico», ha scritto su Fb, «fra rapporti con la camorra in Campania, un sindaco in carcere perché avrebbe truccato un appalto per poi cancellare le prove e gente seduta al Parlamento europeo per evasione (da 3 mln) che si tiene stretta la poltrona e fa sfigurare l’Italia. Dall’altra parte, il sindaco di Parma è indagato per aver nominato il direttore del teatro Regio, cosa che è nelle sue prerogative. La magistratura sta verificando se ha seguito correttamente la procedura».
E poi la frase di rito: «Come sempre, se dovesse emergere una condotta contraria alla legge e ai principi del Movimento 5 Stelle chiederemo un passo indietro. Come in tutti gli altri casi».
Lo stesso identico post appare sulla bacheca del deputato emiliano Michele Dell'Orco, a sua firma.
Quasi che sia questa la posizione ufficiale dalla quale non discostarsi, nemmeno di una virgola.
RAGGI: «DIMISSIONI? VALUTERÀ LUI». La prima a (non) dire la sua era stata Virginia Raggi. Dimissioni? «Questo lo valuterà lui. Non ho avuto modo di approfondire la questione. Immagino la domanda debba essere rivolta a lui e credo non abbia problemi a rispondere», ha risposto la candidata al Campidoglio.

Nessun bando o concorso, ma ricognizione esplorativa

La facciata del Teatro Regio di Parma.

Sempre su Facebook, Pizzarotti ha ricordato che le indagini erano già in corso da mesi.
Il 15 dicembre 2015 la procura, dopo polemiche e veleni, aveva aperto un'inchiesta sequestrando atti e copie dei carteggi informatici riguardanti l'iter che aveva portato alla scelta dei nuovi dirigenti della Fondazione.
E anche allora il sindaco aveva spiegato che le nomine non erano avvenute tramite bando vincolante.
Vero è che Meo e Minghetti non si erano presentate alla selezione e i sette candidati scelti da una commissione ad hoc erano stati scartati.
Ma è altrettanto vero che l'avviso pubblicato dalla Fondazione il 10 settembre 2014 firmato dal sindaco, e ancora reperibile in Rete, era di «ricognizione esplorativa».
«La ricognizione esplorativa», si legge alla fine del documento, «non vincola in alcun modo la Fondazione a procedere o meno all'affidamento dell'incarico».

«Sono tranquillo», ha ribadito il sindaco su Facebook, «perché è un atto dovuto a seguito degli esposti del Partito democratico. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura avremo il consueto atteggiamento collaborativo».
Chi lo conosce, conferma. «La procura fa indagini e fa bene a farle», dice a Lettera43.it una senatrice. «Vale sempre il detto: male non fare, paura non avere».
Di più, secondo alcuni l'inchiesta potrebbe finalmente mettere un punto alle polemiche e alle accuse sulla gestione del Regio lanciate dal Pd e dal senatore dem Giorgio Pagliari.
Una «ingerenza», la sua, criticata dal primo cittadino. Anche su Twitter.



«La giustizia farà il suo corso. Sono un garantista e, quindi, sulla vicenda giudiziaria non mi pronuncio», ha detto il piddino. Che accusa il sindaco di «procedura selettiva pilotata e piegata a scelte predefinite».
«Attendo gli sviluppi. Posso solo ribadire le ragioni che mi hanno guidato nella contestazione di quella operazione: la ‘svendita’ del ruolo, del prestigio e soprattutto della storia del Teatro Regio di Parma e la sottovalutazione della necessità di rilanciare e qualificare la stessa struttura in funzione del festival Verdi, che ha una potenzialità per Parma, la provincia e per il Paese. Ciò premesso la vicenda è emblematica del modo in cui l’amministrazione 5 stelle applica i principi della trasparenza, della buona amministrazione e dell’imparzialità. Della serie: predico bene e razzolo male».
Va però detto che il Regio aveva un rosso quantificabile tra i 10 e i 14 milioni di euro.
MUSSINI: «AL REGIO RIDOTTO IL DEBITO». «Spiace che proprio l'autore dell’esposto commenti il fatto attribuendo all’amministrazione di Pizzarotti e Ferraris incapacità di gestione del Regio», ha risposto Maria Mussini, senatrice del Misto. «La procura accerterà le responsabilità di tutti, quello che possono già certificare i cittadini di Parma è che il cda del teatro, siglato Fi e Pd, regalò alla città un debito milionario, strutture e programmazione in crisi; la nuova direzione ha drasticamente ridotto il debito e, a fronte di una significativa riduzione di contributi pubblici, a oggi ha raddoppiato le aperture di sipario, si è presa cura delle strutture e degli arredi con iniziative di partecipazione diffusa, è prima in Italia per l’efficacia dell’Art Bonus; ha garantito una programmazione ricca e articolata e infine è riuscita nell’impresa di far sopravvivere il Festival Verdi, nonostante il finanziamento fisso annuale sia fino a ora sempre stato rifiutato dal governo del Pd».


Twitter: @franzic76

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