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MAMBO 13 Maggio Mag 2016 1006 13 maggio 2016

Al prossimo referendum serve un 'Sì' condizionato

Una brutta legge è meglio di nessuna legge. La si voti in cambio di modifiche sostanziali.

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Matteo Renzi a 'Porta a Porta'.

Fra i convinti del “Sì” al prossimo referendum e quelli del “No”, vi è una vasta area di indecisi. Indecisi nel merito e indecisi politicamente.
Renzi sembra voler togliere l’idea di plebiscito alla consultazione, ma l’ha già fatto e poi lui sembra lo scorpione della famosa favola che promette alla rana di non trafiggerla durante l’attraversamento di un fiume e poi alla fine la punge sostenendo: «È la mia natura».
Fuori di metafora, il mondo degli indecisi sceglierà poco alla volta o all’ultimo istante come votare. Ci sarà una quota di votanti che deciderà sulla base di suggestioni interamente politiche sia fra chi vorrà tenere in piedi il governo Renzi sia fra chi vorrà colpire il “nuovo cinghialone”. Renzi può fare molto per orientare a suo favore questi indecisi.
RENZI LANCI UN PONTE AI SUOI OPPOSITORI. Può fare meno lo spaccone, può occuparsi delle condizioni di vita della gente normale (la sua ministra Lorenzin perché non dice che tuttora, e da più di un mese, manca un farmaco salvavita, un anticoagulante di poco prezzo, forse per errore o speculazione della casa farmaceutica?), può lanciare un ponte verso l’altra parte.
Lanciare un ponte vuol dire proprio lanciare un ponte. Renzi chieda al suo papà come si faceva nella Dc: si erigevano ponti per consentire l’attraversamento e non per sbatterli in faccia.
La minoranza Pd, per esempio, sul referendum ha finora avuto un atteggiamento esemplare. Due esponenti solidi come Enrico Rossi e Enrico Letta hanno detto che, pur criticando la legge, voteranno per il suo mantenimento. Bersani, se non sarà messo di fronte a un “Sì cosmico”, farà altrettanto e altri esponenti chiedono che sia legittimo che dirigenti e militanti dem formino i comitati del “No” (li facciano, come direbbe il Renzi delle Unioni civili, li tutela la Costituzione!).
Il tema del “ponte” riguarda, quindi, sia l’atteggiamento politico generale sia il merito. Per quanto Renzi stia sui cabasisi a molti a sinistra, l’idea di favorire la sua caduta non dovrebbe essere nei progetti di chi vota a sinistra. Dopo quella caduta, nel Pd si aprirà una voragine incolmabile, con rancori profondi, pensate che tuttora stiamo litigando sulla “cazzata” di D’Alema, che per molti avrebbe fatto cadere Prodi e che invece è capitolato da sé medesimo perché Parisi non sapeva contare i deputati e il premier rifiutò di chiedere i voti di Cossiga.
SERVE UN FRONTE AUTONOMO DAL PREMIER. Resta il merito del referendum. Un “No” non apre la strada a una nuova legge, ma a nessuna legge. Può essere una scelta, in fondo tanti dicono che la nostra è la Costituzione più bella del mondo. Dopo tante Bicamerali, due riforme, la Berlusconi-Calderoli e questa di Renzi, un altro che si mettesse all’opera per una ennesima legge istituzionale bisognerebbe chiuderlo dentro un faro della Bretagna e buttare la chiave.
La legge, tuttavia, è oggettivamente brutta. Solleva molti problemi alle Regioni, creerà, dicono gli esperti, molti contenziosi, in connessione con l’Italicum ,offre via libera ai prepotenti (e qui il riferimento a Renzi non è casuale).
Servirebbe quindi un “Sì” condizionato. Cioè un fronte autonomo da Renzi che dica che se la legge sarà conformata occorrerà che il parlamento ne modifichi alcuni punti salienti. Di fronte a “No” cosmici e a “Sì” plebiscitari, se questa nuova fazione si facesse avanti - penso a Rossi e Letta, penso a tanti costituzionalisti, protagonisti di una posizione di persone ragionevole - saremmo di fronte a una bella svolta.

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